close

Focus

AttualitàFocus

IN EUROPA DOMINA IL MOBILE SHOPPING: L’80% DEI CONSUMATORI USA LO SMARPHONE PER FARE ACQUISTI

ecommerce

In Europa gli smartphone sono ormai diventati a tutti gli effetti dispositivi per effettuare acquisti, una pratica ormai da ritenersi “normale” come per lo shopping fisico. L’80% dei cittadini europei utilizza i propri dispositivi mobili per fare shopping, con un 41% che lo fa spesso o addirittura sempre. Questo è il risultato dell’indagine pan-europea European Mobile Commerce Study a cui hanno preso parte oltre 18.000 partecipanti, studio realizzato da Mastercard in collaborazione con la società di ricerche di mercato Innofact.

Italiani in cima alla media europea per shopping via mobile
Secondo questa ricerca, l’Italia conferma la propria propensione verso gli acquisti via mobile e pagamenti smart. L’85% degli italiani ha dichiarato di utilizzare i propri dispositivi mobile per fare shopping. Il 34% lo usa sempre addirittura spesso e il 14% sempre. Insieme alla Germania e alla Polonia e subito dietro a Spagna e Irlanda, l’Italia è il Paese con la più alta attitudine dei propri cittadini al mobile shopping.
Il 43% degli Italiani infatti, ben al di sopra della media europea (39%), usa lo smartphone per acquistare una (27%) o più volte (16%) a settimana. Inoltre, 4 italiani su 5 (80%) usano le diverse app dedicate sul proprio smartphone per fare shopping, superando la media europea del 75%. La maggior parte degli italiani (il 62%) utilizza da due a cinque app.

“Gli italiani non hanno fatto solo entrare lo shopping via mobile nella loro quotidianità ma lo preferiscono perché è veloce, facile e sicuro”, afferma Michele Centemero, Country Manager Mastercard Italia. “Non c’è dubbio che il passaggio allo shopping mobile stia trasformando il commercio in tutto il continente, Italia compresa. Gli italiani hanno adottato le innovazioni di pagamento facendo proprie nella loro vita quotidiana. Per il prossimo Natale lo studio evidenza una forte propensione dei nostri connazionali a effettuare acquisti attraverso gli smartphone, utilizzando il loro tempo libero per comprare regali comodamente da casa o durante i viaggi sui mezzi pubblici”.

I consumatori prediligono velocità e immediatezza
Ad incentivare le spese via mobile per gli italiani sono sicuramente velocità (51%), facilità (43%) e la possibilità di fare l’operazione con un semplice click (42%); in misura minore gli italiani valutano la garanzia di sicurezza (15%). Lo shopping natalizio si sposta sugli smartphone, nei momenti liberi dei giorni feriali, con acquisti effettuati dal divano
L’85% degli Italiani prevede di utilizzare il proprio smartphone per lo shopping natalizio, superando ampiamente la media Europea (72%). Gran parte degli intervistati italiani preferisce comprare i regali da casa, sul divano (85%), dal letto (21%) o a lavoro (14%) e predilige la fascia di orario 17:00-21:00 infrasettimanale (49%).

Abbigliamento e accessori (51%), elettronica (50%), libri (45%) e viaggi (45%) sono in testa alle preferenze degli italiani per gli acquisti via mobile. Circa 3 italiani su 10 (27%) acquistano su mobile anche i prodotti alimentari, un trend recente ma in rapida crescita.
Seguono i prodotti di bellezza e per la salute insieme ad articoli sportivi (35%), biglietti per spettacoli, concerti e cinema (34%), biglietti per il trasporto pubblico (28%), cibo e bevande (27%). Infine, gli italiani acquistano online anche strumenti per il pc (24%) e, in misura minore, elementi d’arredo (19%), biglietti per il parcheggio (16%), strumenti e materiali per l’ufficio (14%).
L’Italia, sulla lunghezza d’onda di Germania e UK, non si pone dei veri e propri limiti di spesa quando si parla di shopping via mobile. Gli italiani, infatti, comprano attraverso questa modalità indipendentemente (20%) dal tipo o dall’importanza della spesa. In generale, la spesa “tipo” via mobile nel nostro Paese rientra nella fascia che va dai 50 ai 100 euro.

I principali trend Europei
Lo shopping via mobile rappresenta in Europa già un quarto (24%) del volume totale degli acquisti. Esiste un numero significativo di assidui acquirenti via mobile in Europa: ad esempio, nel Regno Unito e in Germania quasi la metà delle persone fa acquisti tramite smartphone una volta alla settimana o anche più spesso (per entrambe le nazioni il dato è del 47%, in Europa è pari al 39%).

Come per gli Italiani, anche per gli Europei i principali fattori sono la maggiore velocità (44%), la possibilità di effettuare acquisti one-click (33%), la navigazione più semplice (30%) e la sicurezza avanzata (14%). I polacchi (63%), i tedeschi (59%), gli svizzeri (56%) sembrano essere gli acquirenti più smart ed efficienti, in quanto premiano la velocità rispetto ad altri criteri, mentre sono gli inglesi (22%), gli irlandesi (21%), gli spagnoli e i francesi (20%) a considerare la sicurezza un importante fattore chiave per l’acquisto via mobile.

Gli europei utilizzano i loro momenti di pausa o di attesa per acquisti veloci in vista delle feste: un numero significativo di articoli natalizi viene comprato mentre si è in attesa o si usufruisce del trasporto pubblico (19%), al lavoro (18%) o durante una pausa o il pranzo (9%). Quando ai partecipanti è stato chiesto di scegliere i loro tre migliori orari di shopping natalizio tramite mobile, la maggior parte degli europei ha indicato i giorni feriali e non i fine settimana. Il momento più popolare (49%) è la sera dei giorni feriali (tra le 17.00 e le 21.00).

Più della metà degli europei (54%) ha già acquistato abbigliamento e accessori tramite dispositivi mobili; in Germania la percentuale sale al 68% mentre in Italia il dato relativo a questo settore si attesta al 51%. Elettronica ed elettrodomestici seguono come la seconda categoria merceologica più grande con il 40%.

Leggi tutto
FocusRetailer

UPIM LANCIA L’ECOMMERCE INTEGRATO PER I BRAND DELL’INSEGNA

Homepage Upim.com

Upim, il family store italiano, prosegue nella propria strategia di rinnovamento e lancia il sito eCommerce che integra l’esperienza d’acquisto dei diversi brand che fanno capo all’insegna.

Il nuovo sito upim.com permette di scoprire e acquistare l’ampia scelta di capi d’abbigliamento e accessori per la donna e l’uomo, accedere allo store online blukids.com, dedicato al mondo del bambino e a croff.it che presenta le collezioni dell’home decoration.

Come in negozio, lo shopping online su upim.com è semplice, immediato e trasversale grazie all’interazione continua tra le diverse sezioni e all’interfaccia che accomuna le differenti proposte merceologiche.

Facile da navigare e user friendly, il sito eCmmerce di Upim è ideato per una fruizione multi-device e permette di effettuare i propri acquisti comodamente da casa, senza rinunciare alla shopping experience in-store. Cambi e resi sono sempre gratuiti e possono essere effettuati nella capillare rete di negozi Upim e Blukids, dove sarà anche possibile ritirare i capi acquistati online grazie al servizio click & collect.

I possessori di Upimcard, Blukids card e New Born card, inoltre, potranno usufruire di ulteriori vantaggi esclusivi dedicati ai clienti online, tra cui la spedizione gratuita con una soglia di spesa minima e la possibilità di accumulare e utilizzare i propri punti valore anche in fase di pagamento, oltre a tutti i vantaggi previsti dal programma fedeltà.

Leggi tutto
AttualitàFocus

OMNICANALITÀ IN ITALIA: IL 95% DELLE AZIENDE HA I DATI MA SOLO IL 33% PERSONALIZZA I CONTENUTI

I principali obiettivi che guidano l’articolazione di una strategia di omnichannel customer experience per le aziende italiane sono ad oggi ancora principalmente di breve periodo e legati al miglioramento della customer acquisition e/o all’incremento delle vendite, entrambi segnalati dal 33% delle aziende analizzate, oltre che il miglioramento dell’engagement (per il 27% del campione).

Sono solo un terzo quelle che oggi personalizzano i contenuti in funzione dello specifico individuo, mentre circa il 44% dichiara di non farlo e il restante 23% del campione sta attualmente lavorando per favorire queste logiche di personalizzazione.

Le strategie di omnicanalità richiedono il coinvolgimento di più funzioni aziendali, ma solo in una realtà su cinque vi è un elevato grado di commitment e sintonia tra tutte.

Queste sono solo alcune delle evidenze emerse dalla seconda edizione dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca si è basata su oltre 100 interviste lato domanda e offerta, una survey condotta su un campione di grandi e medio-grandi aziende italiane appartenenti ai principali settori e tre momenti plenari di confronto e discussione che hanno coinvolto complessivamente oltre 150 aziende della domanda. L’edizione 2018 dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience è realizzata con il supporto di Alpenite, Arlanis Reply, Assist Digital, Commanders Act, Kettydo+, Poste Italiane, SAP, Selligent Marketing Cloud, Splio, Stay Human Group, Toshiba GCS, Adabra, GS1 Italy, Kaleyra, MailUp, Mia-Platform, rdcom.it, RTI Business Digital, SCS Consulting.

A spingere le aziende verso l’adozione di strategie di omnichannel customer experience sono i cambiamenti in atto nei comportamenti dei consumatori nel processo d’acquisto. Nel 2018, gli individui che più marcatamente hanno messo in atto tali trasformazioni hanno raggiunto quota 35,5 milioni a dimostrazione del fatto che l’utilizzo di più punti di contatto digitali nel processo di relazione con l’azienda è in continua crescita. Inoltre è in corso una progressiva convergenza del ruolo degli spazi di comunicazione e di vendita: si riduce sempre più il gap tra il fenomeno dello showrooming (ricerca di informazioni in punto vendita e acquisto online) e dell’infocommerce (ricerca di informazioni online e acquisto in punto vendita), e tra gli eShopper si diffondono percorsi di acquisto che vedono un impiego sinergico, integrato e ibrido di touchpoint online e offline, utilizzati nella ricerca di informazioni e nel momento dell’acquisto.

Anche per gli Everywhere Shopper, ossia il cluster più evoluto dal punto di vista omnicanale, il punto vendita fisico mantiene una propria centralità, diventando sempre più anche spazio esperienziale e di interazione tra marca e consumatore.

“Alla luce di tali evoluzioni nei comportamenti dei consumatori, risulta necessario per le imprese saper progettare e veicolare le proprie strategie di relazione, cogliendo non solo la parte razionale, ma anche quella istintiva ed emotiva dei propri clienti”, afferma Giuliano Noci (nella foto), Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience. “Questo si traduce nella capacità di saper disegnare journey sempre più personalizzati e progettare experience di marca che siano integrate sui diversi touchpoint, sia fisici sia digitali. Purtroppo i dati dimostrano come le realtà aziendali che hanno dedicato un significativo effort sia allo sviluppo della dimensione strategico-organizzativa, sia di quella legata a dati e tecnologie rappresentino solo il 5% del totale”.

“Le tecnologie a supporto dell’omnicanalità sono molteplici e in costante evoluzione”, aggiunge Raffaello Balocco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, “ma non bastano. Occorre investire in maniera profonda su altre 3 dimensioni: in primis la strategia, poi un’attenta progettazione dei cambiamenti a livello organizzativo, e da ultimo è opportuno valorizzare i dati sui clienti per creare una vista unica degli stessi e massimizzare così l’efficacia delle conseguenti attività di marketing, vendita e customer care”.

Strategia e Organizzazione

I principali obiettivi che guidano l’articolazione di una strategia di omnichannel customer experience sono a oggi ancora principalmente tattici e legati al miglioramento della customer acquisition e/o all’incremento delle vendite, entrambi segnalati dal 33% del campione, oltre che il miglioramento dell’engagement per il 27% delle aziende intervistate. Nonostante, quindi, all’apparenza il commitment del vertice delle aziende sia alto, le azioni concrete evidenziano un approccio orientato al breve periodo.

L’organizzazione aziendale rimane un grosso freno al pieno sviluppo di strategie omnicanale. Solo nel 20% delle realtà considerate tutte le business unit interessate hanno un elevato grado di commitment. Nella maggior parte dei casi, le aziende dichiarano un disallineamento nel commitment delle diverse funzioni coinvolte (77%), dovuto a due ragioni differenti: per il 56% sussiste una diversa percezione dei benefici e per il 21% dei casi un disallineamento negli obiettivi specifici di ciascuna funzione.

Dati e Tecnologia

La quasi totalità delle aziende raccoglie e immagazzina i dati di anagrafica cliente (95% dei casi analizzati) e le informazioni di contatto del cliente (95%). Molto diffusa è anche la raccolta dei dati relativi allo storico dei prodotti/servizi acquistati offline (81%) e dei dati di analytics su canali proprietari, come ad esempio comportamento sul sito, app, pagine sui social network ufficiali/aziendali, su DEM/newsletter, ecc. (81%).

Le tecnologie potenzialmente a disposizione delle aziende sono oggi molteplici: dal punto di vista della data collection, la maggior parte delle aziende (69%) dichiara di disporre di un CRM unico, in grado di integrare tutti i dati sull’anagrafica dei clienti; rimane però un buon numero di imprese che ancora non ha completato questo step.

Il 23% delle aziende intervistate dichiara di utilizzare una piattaforma tipo CRM dinamico, Customer Data Platform o Customer Data Hub (CDH) in grado di integrare tutti i dati sul cliente, di diversa natura e provenienti dalle diverse fonti. Il 21% delle aziende, inoltre, si è dotato di un Data Lake, ossia di un sistema che consente di archiviare un volume consistente di dati di diversa natura e fonte (tipicamente “big data”) nel loro formato nativo, senza alcuna struttura.

Le interazioni degli utenti non noti vengono tracciate attraverso cookie che possono essere eventualmente gestiti tramite la Data Management Platform (DMP), una piattaforma in grado di raccogliere e processare grandi quantità di dati  e di creare delle “audience” con finalità di comunicazione e advertising online. Il 9% delle aziende intervistate si è dotato di una DMP proprietaria; il 19% si affida invece alla DMP di terzi (ad esempio dei centri media o degli Over The Top).

Per quanto riguarda la generazione degli insight, i software di Business Intelligence consentono oggi di analizzare e visualizzare grandi quantità di dati sulla base di specifiche query, permettendo una maggiore comprensione dei fenomeni accaduti e in corso e aiutando a identificare schemi di comportamento. Il 25% delle aziende dichiara di utilizzare strumenti di Analytics evoluti che consentono anche di predire i comportamenti degli utenti, il 13% utilizza anche dati in Real Time.

A valle del processo si trovano le tecnologie che abilitano la creazione e gestione del contenuto: tra gli strumenti più evoluti si trovano i Digital Asset Management (DAM), piattaforme che consentono la gestione “intelligente” di svariate tipologie di contenuti (audio, testi, video, ecc.), garantendone la coerenza di utilizzo sui diversi touchpoint.

Dalla survey emerge come le tecnologie legate alla gestione del contenuto non siano ancora al centro dell’attenzione delle aziende: il 2% utilizza una Creative Management Platform, il 16% una Dynamic Content Management System (o User Experience Platform) per la gestione del contenuto e il 15% un DAM.

Le soluzioni di Marketing Automation, infine, intervengono a valle dell’intero processo nella fase di delivery del contenuto. Il 71% delle aziende si è dotato di piattaforme di eMail marketing, il 46% di piattaforme per l’invio di SMS e il 28% di soluzioni per la gestione di più canali.

 

Leggi tutto
FocusLogistica

IL BLACK FRIDAY DI ZALANDO: RECORD DI OLTRE DUE MILIONI DI ORDINI RICEVUTI

181126_ZAL_BlackFriday_Infografik_RZ10_IT

Zalando, la piattaforma online europea leader in ambito moda e lifestyle, ha partecipato al Black Friday per la quarta volta e ha concluso uno dei più importanti eventi commerciali con il risultato record di circa due milioni di ordini.

I preparativi per il Black Friday 2018 sono iniziati subito dopo il grande giorno dell’anno scorso. E questo ha dato dei risultati significativi. Confrontandosi con Campaign StrategyTech e Logistics, Zalando ha scoperto come i diversi team abbiano collaborato per lanciare il Black Friday in tutti e 17 i mercati in cui l’azienda è presente. Nei momenti di picco, sono stati registrati oltre 4.200 ordini al minuto, battendo il record dello scorso anno di 2.000 ordini. Solo durante il Black Friday, Zalando ha acquisito oltre 220.000 nuovi clienti, più che raddoppiando l’acquisizione di clienti rispetto al 2017. Guardando infine ai prodotti, le sneakers nere sono state l’item preferito dai clienti Zalando.

“Con ottime performance in tutti i nostri mercati, abbiamo registrato una Cyber Week di successo e un Black Friday da record. Dalla strategia, alla tecnologia, alla logistica e oltre, abbiamo lavorato insieme per offrire ai nostri clienti un’esperienza di acquisto unica. Sono orgoglioso di ciò che abbiamo raggiunto come team e non vedo l’ora di continuare ad investire su di esso in futuro”, afferma Moritz Hahn, Senior Vice President of Commercial Business per Zalando Fashion Store.

Ulteriori informazioni sul Black Friday 2018 di Zalando sono disponibili nell’infografica in questa pagina.

Leggi tutto
AttualitàFocus

TEADS CON IL REPORT “DIGITAL HOLIDAYS 2018” ALLINEA ACQUISTI, TIMING E DEVICE USATO

Digital Holidays

Teads ha diffuso “Digital Holidays 2018“, il primo report che fornisce agli advertiser dati dettagliati e guidelines sul comportamento d’acquisto dei consumatori durante il periodo delle festività. Il report, frutto di uno studio sul comportamento degli utenti online, mette in luce tre importanti aspetti utili per costruire una strategia di media branding che parta dall’unione sinergica di timing, predisposizione all’acquisto del consumatore tipo e device preferenziale.

Conoscere le proprie audience, allineare le strategie di comunicazione e stimolare il consumatore nel momento più adatto lungo ogni fase del percorso d’acquisto è fondamentale per strutturare una strategia di media planning cost-effective. Tra i numerosi risultati della ricerca, quello che riguarda il timing è il più interessante. Grazie alla definizione di una timeline degli acquisti digitali, è emerso che la potenza di un piano media spesso risulta parziale, terminando prima che il suo naturale corso si esaurisca. Sono stati individuati 10 momenti chiave che si estendono da inizio Novembre fino alla metà di Gennaio e identificato 4 personas: Early Edward, Festive Felicity, Late Lucy e Indulgent Ian. Ogni persona rappresenta un comportamento d’acquisto differente, tra coloro che si informano con largo anticipo sui propri publisher preferiti, coloro che attendono l’ultimo minuto per acquistare, fino ad arrivare ai cosiddetti “late consumer” troppo spesso ignorati nelle strategie di brand. Gli acquisti last minute rappresentano, infatti, il 30% degli acquisti effettuati nel periodo preso in esame, mentre nel mese di Gennaio la ricerca online addirittura triplica per quanto riguarda gli acquisiti in ambito Lusso, Automotive e Tech.

Il periodo delle festività è un momento di assoluta importanza, sia per i consumatori, a caccia di offerte e suggerimenti, sia per i brand, le cui scelte di business devono essere strategicamente indirizzate e correttamente targettizzate. Il mobile, come mostra la ricerca, è il device principe degli acquisti natalizi. Mai come in questo periodo la percentuale di acquisti sul canale digitale è governata dal mobile, device preferito dai consumatori prima, dopo e durante lo shopping. È al 64%, infatti, il tasso di acquisti effettuati dai dispositivi mobili prima di Natale, ma questo dato diventa ancora più significativo se si considera che l’80% dichiara non solo di utilizzare il cellulare durante il processo di acquisto in-store ma anche di venirne influenzati.

L’ultimo tra i dati più significativi del report riguarda il fatto che, soprattutto nel periodo precedente al Natale, i consumatori sono inseriti in continuazione in un flow di esposizione e input di acquisto che può generare in loro pressione e frenesia. Il 76% di loro dichiara, infatti di cambiare spesso idea su che brand/retailer scegliere dopo aver cercato informazioni online. È necessario, quindi, costruire esperienze di advertising interattive e qualitative su misura per l’utente e per il meccanismo di fruizione mobile facendo risaltare il brand nel rumore caratteristico di questo periodo dell’anno, particolarmente florido di offerte. Qualità, scalabilità e creatività sono le parole chiave per catturare l’attenzione dell’utente e vincere su ogni livello del funnel.

“Diventa sempre più importante conoscere i consumatori per allineare le proprie strategie non solo alle caratteristiche demografiche del target”, commenta Dario Caiazzo, Managing Director di Teads Italia, “ma soprattutto al comportamento e alle preferenze d’acquisto che delineano il momento in cui viene erogata una campagna. L’obiettivo di questo report è fornire precisi insights sulle audience durante le festività natalizie, periodo davvero ricco di momenti chiave per l’acquisto e aiutare i brand a distribuire il giusto annuncio al consumatore più adatto, nel momento perfetto”.

Leggi tutto
Dal MondoFocus

IL BLACK FRIDAY NEL MONDO. UN’ANALISI CRITEO CON IL “FESTIVE SEASON REPORT”

Che il Black Friday sia una “festività” di origine americana, anzi statunitense, non vi sono dubbi possibili, ma negli ultimi anni si è andata affermando anche negli altri paesi, diventando di fatto l’avvio della stagione di vendite natalizie.

Il “Festive Season Report” di Criteo ne è la conferma, con una sguardo allargato che parte dai paesi anglosassoni, ma poi ai allarga a tutti quelli che stanno ritagliandosi quote crescenti nell’eCommerce.  Nel 2017, il Black Friday e il Cyber Monday hanno infranto qualsiasi record di vendita negli USA, generando uno dei periodi festivi più redditizi di sempre. Anche in Europa i consumatori hanno evidenziato un sostanziale aumento della spesa, con grande soddisfazione dei retailer. Ma la storia più interessante dello scorso anno racconta di un settore retail costantemente trasformato da consumatori in grado di connettersi ai prodotti ovunque volessero, ovunque fossero, in un batter d’occhio. Lo stile di vita odierno è caratterizzato da un costante movimento, in cui ogni attimo è importante. I tuoi consumatori non vengono solo nel tuo punto vendita né consultano semplicemente le pagine del tuo sito. Utilizzano invece motori di ricerca, leggono recensioni e cercano prodotti. E lo fanno mentre sono in un altro punto vendita.

Per dare uno sguardo a ciç che accade nel mondo, partiamo da due paesi tra i più lontani dal nostro. In Australia, il Black Friday è in concorrenza con il “Click Frenzy” [lett. Frenesia da clic] per accaparrarsi l’attenzione del consumatore. Nato in Australia per iniziativa dei retailer che volevano dare un rapido avvio alle vendite natalizie, il Click Frenzy continua a essere più importante del Black Friday: +139% di vendite rispetto al +99% del Black Friday, se paragonato a un giorno di vendite medio dell’ottobre 2017. Tuttavia, il Black Friday ha evidenziato tassi di crescita più elevati del Click Frenzy, togliendo a questo quote di vendita. In Brasile invece il Black Friday mostra una crescita sensibile: in un momento in cui l’economia brasiliana è in crisi e la fiducia dei consumatori è scossa, Criteo ha notato che i clienti tendono piuttosto ad aspettare, in attesa di occasioni future. Erano così ansiosi di passare da un televisore a una smart TV e un 4K UHD il giorno del Black Friday che i centri commerciali erano presi d’assalto. +327% di consumatori rispetto alle vendite medie di un giorno di ottobre, mentre gli acquirenti mettono  a segno un  +882%.

Più vicini a noi Germania,  +205% rispetto alla giornata media di ottobre i consumatori, e +88%gli acquirenti, in Spagna +113%  +343% rispettivamente. In Francia, nonostante il Governo francese abbia disposto che i termini fossero tradotti nella lingua nazionale, quest’anno, i retailer hanno scelto di utilizzare il termine americano per le vendite del Black Friday. portando a casa un +201% di consumatori rispetto alla giornata media di ottobre, mentre gli acquirenti si sono fermati a +59%.

Il Regno Unito sta ancora facendo i conti con quanto è successo nel 2015, quando il Black Friday ha colto i commercianti di sorpresa e ha deluso i consumatori per la scarsezza di prodotti disponibili. I retailer hanno risolto il “problema” Black Friday, e Criteo ha registrato nella giornata picchi sostanziosi di vendite, con i consumatori a +233% rispetto alla giornata media di ottobre, e gli acquirenti arrampicatisi a +271%.

Dall’altra parte del mondo, in Giappone, snche se la Golden Week è sempre un evento annuale molto più grande, il Black Friday ha preso piede, nonostante non sia associato a nessuna festa nazionale: rispetto alla media di un giorno di ottobre, si registra un incremento di 2,8 volte di persone che “aggiungono qualcosa al carrello” il giorno prima del Black Friday, senza però necessariamente completare l’acquisto. Aspettano gli sconti…

Per concludere, l’analisi di Criteo evidenzia che, anche se nessuno può contestare l’impatto del Black Friday, del Cyber Monday e della Cyber Week, i dati hanno rivelato un’inattesa opportunità negli USA e nel Regno Unito: la settimana tra Natale e Capodanno, cioè la “Cyber Week II”. Il Regno Unito, ad esempio, ha visto un 28% di AOV (Valore medio dell’ordine) tra il 26 dicembre (Santo Stefano) e il 30 dicembre.
Il 25 dicembre segna l’inizio della Cyber Week II, il periodo in cui i consumatori tornano sul mercato per approfittare delle occasioni online. Buoni regalo alla mano, sono pronti a viziarsi nella corsa verso il Capodanno

 

 

 

 

Leggi tutto
AttualitàFocus

BLACK FRIDAY E CYBER MONDAY: GLI ACQUISTI ONLINE DEGLI ITALIANI SUPERERANNO IL MILIARDO DI EURO

black-friday

Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, commenta le stime dell’Osservatorio in occasione dei prossimi Black Friday e Cyber Monday.

Si è aperta con il Single Day in Cina la stagione degli sconti online. Lo scorso 11 novembre, Alibaba ha di nuovo stabilito il record di vendite: i consumatori cinesi hanno speso online su questo sito, in sole 24 ore, oltre 30 miliardi di dollari (5 miliardi di dollari in più dello scorso anno), ossia quanto noi italiani generiamo online in un intero anno (27,4 miliardi di euro). Impressionante il risultato realizzato all’apertura: in un minuto e mezzo le vendite eCommerce hanno superato il miliardo di dollari.

E in Italia? Sale la febbre degli sconti in vista della settimana di shopping online “selvaggio” che avrà il suo culmine tra il Black Friday (23 novembre) e il Cyber Monday (26 novembre).

Le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, in questi 4 giorni, gli acquisti online degli italiani supereranno per la prima volta il miliardo di euro con una crescita del 35% circa rispetto al 2017. Mediamente in un giorno i merchant eCommerce realizzeranno più di 3 volte tanto il fatturato di un giorno qualsiasi, mentre quegli operatori che saranno particolarmente aggressivi potranno arrivare fino a 7 volte il transato di un giorno medio. Sempre più rilevante il ruolo dello smartphone soprattutto per gli acquisti dove conta l’istante temporale di acquisto (offerte lampo): oltre il 30% delle vendite saranno infatti realizzate attraverso questo dispositivo.

Dati molto positivi e incoraggianti che testimoniano come queste iniziative, di origine americana, piacciano sempre più e siano ormai entrate nelle abitudini degli italiani poiché percepite come irrinunciabili occasioni per risparmiare sui regali di Natale e per permettersi oggetti del desiderio o di uso quotidiano.

Le ragioni della crescita

Sono tre, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, le ragione ulteriori del crescente successo di queste giornate:

  • la maggior integrazione tra eCommerce e negozi fisici – grazie alle promozioni sia sui canali fisici che digitali dei player multicanale (Ikea, MAC Cosmetics, Unieuro, Zara) e all’apertura di pop up store di alcune Dot Com (Amazon, Etsy, Facebook),
  • la maggior maturità e innovatività delle iniziative – grazie alla combinazione di politiche promozionali differenti, ben comunicate e usate anche in logica di gamification, come sconti fissi – terzo prodotto gratuito, sconto percentuale (Conforama, Eataly Net, eDreams ODIGEO, Eurospin, Intimissimi, LuisaViaRoma, MediaWorld, Skyscanner, YNAP) – promozioni variabili in determinate finestre temporali (eBay, ePrice), spese di spedizione gratuite (Eataly Today, Privalia, vente-privee.com),
  • la crescente cultura digitale dei consumatori italiani – testimoniata anche dall’incremento degli acquirenti online (+8%).

I prodotti e servizi più acquistati

Ma quali sono i prodotti e servizi che saranno acquistati dai consumatori italiani in vista del Natale? Tra i regali più richiesti online troviamo prodotti tecnologici (assistenti virtuali e poi ancora smartphone, tv, console e piccoli elettrodomestici), capi di abbigliamento, prodotti sportivi (sneakers in primis), borse e gioielli, oggetti di design, cosmetici e profumi. Andranno molto bene anche i libri (sia fisici sia ebook), i giocattoli, i prodotti enogastronomici di nicchia, le gift card, i viaggi (sia in città d’arte, europee – in primis Londra e Parigi – e oltre oceano, sia in isole) e le esperienze (cene stellate, corsi di cucina, ingressi alle terme). Online, oltre ai regali saranno comprati anche prodotti per addobbare casa, cibo e vino da gustare nei momenti conviviali e biglietti aerei e ferroviari per raggiungere i parenti o per concedersi un po’ di riposo in mete esotiche o culturali.

Leggi tutto
FocusLogistica

BLACK FRIDAY: I CINQUE CONSIGLI DI MILKMAN PER GESTIRE L’ACQUISTO FINO ALLA PORTA DI CASA

Processed with VSCO with l9 preset

In Italia siamo stati a pieno titolo contagiati dal Black Friday: sia sui siti di eCommerce che aderiscono a questa iniziativa, sia nei negozi, dove si riescono a trovare sconti anche importanti. Ma è lo shopping online che, con offerte a tempo limitato, arriva ad avere prodotti scontati fino al 70%: quanti consumatori acquistano d’impulso? Quante consegne devono ricevere? Come gestiscono questo stress in un periodo già intenso e quasi pre-natalizio?

Milkman, che conosce bene le abitudini degli online shopper e consegna con successo nel 98% dei casi, ha analizzato le problematiche in cui si incorre al momento della consegna. I milanesi, ad esempio, hanno problemi a ricevere il proprio pacco perché: nel 62% dei casi sono assenti, nell’8,25% la portineria è chiusa, nel 12,8% viene rifiutato o manca il nome sul citofono e nel 16,95% dei casi hanno indirizzi errati forniti dai merchant o dai consumatori stessi.

5 consigli da seguire per agevolare una consegna ottimale

Consiglio 1 – Pianificate la vostra consegna
Non è detto che il prodotto acquistato con lo sconto durante il Black Friday serva subito. Magari il consumatore preferisce scegliere quando ricevere il proprio acquisto piuttosto che usare per forza il servizio Prime perché tanto è gratis. A Milkman il consumatore fa capire di venire “il meno possibile”. Se, infatti, si offre l’opzione Same Day, ben il 15% degli shopper non conferma di volere subito la merce, ma programma la consegna.
E anche in questo caso i numeri dimostrano che l’ampia disponibilità di scelta – l’utente Milkman può programmare la consegna fino alla mezz’ora – fa sì che solo il 5,83% richieda la consegna serale (cioè la fascia oraria tra le 19 e le 23). Il 14,9%(1) chiede di ricevere dal tardo pomeriggio alla tarda sera (dalle 17 alle 23) e il 15,8% sceglie fasce mattutine che escludano il resto della giornata (dalle 7 alle 12).

Consiglio 2 – Affidatevi a un corriere che vi offra pluralità di scelta
Durante questi eventi di sconto vengono fatti milioni di ordini e può capitare che le spedizioni subiscano ritardi. La comodità può essere scegliere una fascia oraria e avere la possibilità di essere avvisato tempestivamente dell’arrivo del corriere che restringe il periodo di attesa, proprio come Uber.
Il 75% degli utenti che stanno aspettando un pacco da Milkman decidono di riceverlo in un momento qualsiasi della giornata (fascia di 8 o più ore) e il 25% sceglie una finestra di consegna (fascia di 7 o meno ore). Questo perché sanno di essere avvisati tramite un SMS quando la consegna è imminente e che, indifferentemente dall’opzione scelta, la previsione di attesa si restringerà comunque in tempo reale, fino a indicargli, con ampio anticipo, i 30 minuti all’interno dei quali il corriere può bussare. Nel 97% dei casi gli autisti risultano in orario sull’orario previsto di consegna e nel 3% rimanente in cui hanno un imprevisto, il ritardo è comunque circoscritto entro i 15 minuti.

Consiglio 3 – Date un valore concreto al costo della spedizione
La varietà di opzioni che vengono offerte al consumatore si riflettono sulla varietà di scelte che il consumatore effettivamente fa. Non ha senso pagare alti costi di spedizione se la merce non serve subito. Diverso è attribuire un valore al costo da sostenere se avete una reale urgenza di ricevere il pacco o se è importante che lo riceviate in un momento particolare della giornata. La spedizione non è una mera commodity, ma un elemento fondamentale dell’acquisto. Dategli il giusto valore, considerando le vostre reali esigenze. Il futuro delle consegne a domicilio è la maggior offerta di servizi…

Consiglio 4 – Prestate attenzione ai servizi forniti
Più del 60% degli online shopper ammette che preferirebbe sapere a quale corriere viene affidato il proprio pacco e quasi l’80% vuole riconoscere il furgone e la divisa dell’azienda che sta effettuando la sua consegna (2). Ciò denota un’attenzione crescente verso i servizi, che un tempo erano subiti più passivamente e dimostra come i clienti siano maturi per capire il valore dell’ultimo miglio dei propri acquisti.

Consiglio 5 – Siate precisi nel fornire il vostro indirizzo
Molto spesso le consegne non vanno a buon fine per mancanza di dettagli sull’indirizzo o, al contrario, per eccessiva abbondanza di dettagli. Siate precisi, ma non prolissi: ogni informazione superflua allungherà i tempi di consegna del vostro pacco. Gli algoritmi di Milkman correggono con successo la maggior parte degli indirizzi incompleti o errati. Qualora ciò si rivelasse impossibile è cura di Milkman contattare il destinatario con una notifica, chiedendogli di confermare l’indirizzo attraverso una semplice procedura che restituirà un punto valido sulla mappa.

L’esperienza di Milkman è data dall’essere la prima azienda logistica a investire esclusivamente sulla qualità della consegna al consumatore grazie a una tecnologia innovativa e proprietaria, coperta da brevetti internazionali, che consente di proporre alle aziende che hanno deciso di adottare l’eCommerce come canale di vendita una vasta gamma di opzioni, adattando il proprio servizio di consegna alle esigenze dello specifico committente. Tra i suoi clienti risultano già prestigiosi brand come Easy Coop, Eataly, Nespresso, Westwing e Zara.

 

Note

(1) In questo dato sono inclusi anche i clienti del dato precedente
(2) Survey effetuata tramite Google Opinion Rewards su un campione any-sex any-age in Lombardia

Leggi tutto
AttualitàFocus

I CONSUMATORI CHIEDONO PERSONALIZZAZIONE, MA NON VOGLIONO CONDIVIDERE I DATI

Woman Doing Online Shopping On Digital Tablet

Selligent Marketing Cloud, piattaforma di marketing automation B2C, ha reso noti i risultati di un sondaggio condotto a livello globale, interrogando oltre 7000 consumatori, per capire quali sono le loro preferenze, cosa si aspettano e cosa li infastidisce nell’interazione e nell’engagement con i brand. Stando ai risultati, quello che i consumatori vogliono viene contraddetto dal loro comportamento: i clienti si aspettano un’esperienza altamente personalizzata, ma sono a disagio nel condividere i dati personali che di fatto rendono possibile la personalizzazione.

Il 33% degli intervistati si aspetta che i brand anticipino le necessità prima che si manifestino, inoltre uno schiacciante 70% ritiene importante che i brand siano in grado di comprendere la situazione individuale del consumatore (per esempio, stato civile, età, luogo, ecc.) prima di raggiungerlo con comunicazioni marketing, che non devono essere viste solo come mezzo per riuscire a vendere.

Interrogato sulla segmentazione, il 74% degli intervistati fa notare che si aspetta che le aziende “lo trattino come un individuo, non come parte di un segmento quale “millennial” o “madre che vive in periferia”.”

Tuttavia, il 75% dei consumatori è preoccupato dalla possibilità che un brand tracci il suo comportamento, anche quando naviga nei relativi siti web e app. I consumatori, in generale, sono disponibili all’engagement con i brand, specialmente quando sono offerti degli incentivi in cambio. Ciò è particolarmente vero quando si parla di marketing geo localizzato, con alcune differenze generazionali:

– Per quanto riguarda la “volontà di ricevere un’alert sulle vendite promozionali proposte in un negozio fisicamente vicino”, il 48% dei Millennial accetta inserzioni geo-mirate mentre sta facendo shopping, rispetto al 43% della Gen X e al 29% dei Baby Boomer.

– Il 48% degli intervistati in tutto il mondo si dichiara lieto di ricevere, quando va al cinema, informazioni sulla posizione della sala e un voucher per uno spuntino; nel dettaglio, il 50% dei Millennial, il 52% della GenX, e il 35% dei Baby Boomer si dichiara d’accordo.

I brand devono quindi essere in grado di offrire maggiore personalizzazione, potendo però disporre di meno informazioni, in quanto gran parte dei consumatori è molto preoccupato per le procedure aziendali in materia di gestione dei dati:

– A livello globale, il 75% degli intervistati esprime preoccupazione sulla minaccia di violazione dei dati, mentre l’88% si preoccupa che i propri dati vengano condivisi con altre aziende senza consenso.

In parallelo, cercare di ottenere tutti i costi il consenso dei consumatori per il trattamento dei dati, non si rivela un metodo efficace:

– Solo 1 consumatore su 5 è disposto a fornire dati alle aziende in anticipo per migliorare la propria esperienza.

– A livello globale, il 40% degli intervistati si dichiara “più infastidito” oggi dalle aziende rispetto a cinque anni fa. Se la richiesta di dati da parte di un’azienda è considerata “eccessiva”, quasi il 30% dei consumatori intervistati è disposto ad abbandonarla definitivamente.

“Senza dubbio, la sfida per i professionisti del marketing è sempre più ardua, in quanto i consumatori oggi comprendono meglio in che modo i propri dati vengono “catturati” e utilizzati”, spiega Nick Worth, CMO di Selligent Marketing Cloud. “La buona notizia è che nel tempo, in parallelo alla consapevolezza dei consumatori delle possibilità del digitale, crescerà anche la volontà di condividere i dati. Come dimostra il nostro studio, le persone si dimostrano più aperte con i brand di cui si fidano e che sono realmente in grado di fornire valore aggiunto. I marketer più avveduti staranno dunque attenti alle proprie strategie, creando campagne marketing personalizzate che costruiscano la fiducia dei clienti e forniscano una consumer-first experience”.

Oggi i brand devono quindi essere creativi, per raccogliere dati importanti che possano garantire il successo delle proprie strategie marketing. Anche se i consumatori si dimostrano disponibili a condividere i propri dati, tendono comunque a fidarsi di brand che conoscono bene per paura di eventuali violazioni.

Leggi tutto
AttualitàFocus

DIGITAL FOOD: L’ITALIA MOSTRA DINAMICHE INTERESSANTI, MA LA VERA CRESCITA NON È ANCORA ARRIVATA

In questa sua seconda edizione, Netcomm Focus Food, l’evento di Netcomm in collaborazione con TuttoFood Fiera Milano, analizza l’evoluzione digitale dell’alimentare, mettendo sotto esame le principali tendenze, evidenziando le dinamiche competitive e delineando le prospettive per le imprese italiane che vogliono innovare.

Negli ultimi anni il rapporto degli italiani con il cibo si è trasformato: da un lato ha raggiunto la centralità nel mondo dei media di cui ognuno è fruitore, assumendo la rischiosa veste di “moda”, dall’altro invece elementi quali l’eco-sostenibilità e la tracciabilità dei processi di produzione degli alimenti, la consapevolezza del legame tra fattori di rischio e alimentazione, l’aumento dei trend salutisti, l’arrivo di nuove culture alimentari, hanno determinato un nuovo approccio nel modo in cui le persone acquistano e consumano il cibo. Il tutto sulla spinta dell’innovazione tecnologica. che sta ridisegnando tutta la filiera del food & grocery, non solo a livello internazionale ma anche italiano.

“Anche nel 2018 il food & grocery online registrerà un trend positivo, raggiungendo il valore di 1,1 miliari di euro e crescendo del 34% rispetto allo scorso anno”, spiega Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Nonostante l’interesse dei consumatori italiani verso i servizi digitali di food & grocery, l’Italia sconta un ritardo rispetto all’Europa dove nel 2017 il food eCommerce ha raggiunto quasi 15 miliardi di dollari (+23,5%), e i food delivery service valgono 10,8 miliardi di dollari. Vi sono per il nostro paese ampi margini di crescita, che si dovranno per forza di cose giocare sul terreno dell’innovazione tecnologica lungo la filiera, sull’evoluzione strategica dei modelli di business, nonché sulle nuove frontiere del digital marketing e della logistica”.

Sebbene in Italia quando si parla di digital food si faccia riferimento a un settore ancora di nicchia (il cui tasso di penetrazione degli acquisti online sul totale retail è pari allo 0,8%), il mercato presenta dinamiche interessanti, guidate dall’evoluzione del rapporto che i consumatori hanno con il cibo e dalla loro consapevolezza di voler acquistare prodotti specifici, dettati dalle nuove scelte alimentari, spesso made in Italy. Altrettanto presente è la necessità di ricevere informazioni e contenuti dettagliati. L’esperienzialità diventa così un fattore importante che gli operatori del digital food devono sfruttare, semplificando il customer journey che oggi si presenta particolarmente articolato in ogni sua fase: dalla selezione all’ordine, dal pagamento alla consegna. Modalità di selezione dei prodotti diverse rispetto allo scaffale in negozio, ordini complessi e lunghi spesso effettuati in mobilità e servizi di consegna e di pagamento in divenire sono alcuni degli elementi che le aziende devono rendere frictionless, semplificando e innovando l’esperienza di acquisto.

Il digital food si presenta oggi con profonde dinamiche competitive e di posizionamento dove marketplace, eRetailer, brand e nuovi player guidano il mercato, soddisfacendo i nuovi desideri espressi dai clienti e sfruttando strategie di branding e di digital marketing. Non a caso il settore ha registrato una crescita degli investimenti per innovare tutta la food value chain dove il digitale apre la porta a molteplici prospettive, consentendo ai player di offrire sia alle aziende clienti sia ai consumatori vantaggi in termini di flessibilità, varietà dell’offerta e ricchezza di informazioni.

La partita nel food & grocery si sta dunque giocando proprio sull’innovazione digitale, sfruttando tecnologie come la blockchain e i big data. La trasformazione riguarderà ogni aspetto, dalla filiera ai modelli di business, portando un’integrazione sempre maggiore tra i canali tradizionali e quelli digitali e convertendo il momento dell’acquisto del cibo in un’esperienza, grazie anche all’offerta di nuovi servizi (i.e. suggerimenti di ricette, abbonamenti, packaging, etc.) o all’uso di assistenti vocali e chatbot che stanno creando nuove modalità di relazione con il cliente. Ultima in ordine di tempo l’arrivo del terminale per Alexa di Amazon, che si associa all’Assistente di Google per aprire anche in Italia il nuovo mercato della vocal search

Lo sviluppo del commercio digitale italiano ha un impatto importante anche sulle filiere logistiche e distributive: i servizi di consegna, la gestione dei magazzini e dei flussi, la mobilità delle città e la normativa per il trasporto del food sono solo alcuni dei temi sui quali i player dell’eCommerce e gli operatori logistici stano lavorando per offrire esperienze sempre più appaganti per il consumatore ed efficienti per i business dei merchant. Ad oggi il principale servizio utilizzato è la consegna della spesa a domicilio, ma si stanno sviluppando forme alternative di ritiro presso il proprio punto vendita (click&collect, clic&go, click& store, etc.).

“Oggi ci troviamo al centro di una vera e propria digital food revolution che apre alle imprese e gli operatori italiani nuove prospettive, grazie a innovativi servizi che attraggono i nuovi consumatori digitali aperti alle esperienze, a efficaci strategie di digital marketing, alla valorizzazione del Made in Italy e dei prodotti di qualità, tramite contenuti, ampiezza dei canali ed effetto long tail. Senza dimenticare la possibilità di promuovere i prodotti all’estero con iniziative di digital export, in paesi, come la Cina, che possono assorbire la nostra offerta e che sanno apprezzare la qualità del nostro food & beverage”, conclude Liscia.

Leggi tutto