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TANNICO: COMPLEANNO DA RECORD PER L’ENOTECA ONLINE. FATTURATO IN CRESCITA DEL 40%

Marco Magnocavallo_Tannico_1

Tannico, l’enoteca online di vini italiani più grande del mondo, si regala per il suo sesto compleanno risultati da record, chiudendo il 2018 con ricavi in crescita del 40% su base annua e ben 14,9 milioni di euro di fatturato. Tannico, attraverso la sua piattaforma, ha consegnato nel 2018 oltre un milione di bottiglie in tutto il mondo, raccogliendo nel solo mese di dicembre più di 25.000 ordini.

Tannico, nata come una startup che si proponeva di raccontare il vino con un linguaggio nuovo e accessibile, ha rivoluzionato nel profondo l’intero settore enoico e le sue logiche d’acquisto e di vendita. Nel corso degli anni Tannico è arrivato a guadagnarsi una leadership importante e ben consolidata sul mercato italiano, ma anche una progressiva e costante crescita all’estero che oggi rappresenta il 10% dell’intero fatturato.

Tra i punti di forza che hanno portato Tannico a rafforzare la sua posizione in un mercato sempre più competitivo ci sono l’approccio tailor-made al consumatore e la grande qualità dei prodotti offerti che, uniti a tecnologie avanzate e una logistica impeccabile, rendono l’azienda unica nel panorama internazionale del food&tech. La piattaforma oggi mette a disposizione ben 14.000 etichette, di cui l’80% italiane, provenienti da oltre 2.500 cantine, potendo contare in parallelo su tempi di consegna rapidissimi. Sebbene le vendite business to consumer generino a oggi il 98% del giro d’affari dell’azienda, Tannico non è solo B2C, ma con la piattaforma tannico.biz anche un partner di rilievo per ristoranti, enoteche e catene di hotel, già scelto da oltre 300 clienti B2B a solo pochi mesi dalla partenza del servizio dedicato al canale professionale.

“Siamo molto soddisfatti di questi risultati che ci portano ad avere ormai l’1% del mercato del vino premium in Italia (offline + online), un obiettivo estremamente ambizioso che abbiamo raggiunto in pochissimi anni”, afferma Marco Magnocavallo, Founder e CEO di Tannico. Siamo partiti con l’idea di creare una semplice enoteca online ma nel corso degli anni ci siamo resi conto che le opportunità per rivoluzionare nel profondo uno dei settori pilastro dell’economia italiana era troppo interessante per non essere colta. Grazie a WinePlatform, Tannico Intelligence e Tannico.biz copriamo ormai un largo spettro delle attività che possono essere innovate nel mondo del vino”.

Oltre alla dinamica positiva in termini di numeri, il 2018 ha rappresentato un anno importante per Tannico, che ha dato vita a diverse iniziative interessanti, come il Tannico Double Decker tour che ha animato l’Italia con diverse tappe tra cui il Vinitaly, il Merano Wine Festival, l’estate a Milano, eventi a Bolgheri e Valdobbiadene, ma anche il grande successo delle master experience organizzate a Merano con Krug, Louis Roederer, Ferrari, Biondi Santi, Franz Haas.

Tra gli altri progetti realizzati nel 2018 ricordiamo il Personal Sommelier, il nuovo servizio dedicato ai clienti per dialogare con gli esperti Tannico direttamente su WhatsApp, e il Tannico Yacht&Sail, delivery service d’eccellenza studiato per permettere di ricevere vini e distillati direttamente a bordo della propria imbarcazione, ormeggiata in qualsiasi porto italiano.

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AttualitàFocus

GARTNER: IL 2019 È L’ANNO DEL CLOUD, VERO MOTORE TRAINANTE DEL BUSINESS

Corrado Dati ITSM Business Unit Manager SB Italia

Le imprese spendono (e spenderanno ancora) in IT: 3,2% a livello globale, con tutti i comparti in positivo. È quanto emerge dal report per il 2019 che Gartner ha reso pubblico la scorsa settimana.

A trainare la crescita saranno i segmenti enterprise software (+8,5%), i servizi IT (+4,7%) e i data center systems (+4,1%), a fronte di un +1,9% dei servizi di comunicazione, che pure rappresentano la voce più consistente del budget.

In particolare, nel 2019 i manager IT spenderanno per dotare le proprie aziende di servizi e applicazioni cloud, che quest’anno cresceranno più di ogni altra categoria, alimentando un incremento generale delle spese in tecnologia.

Sono buone anche le prospettive per il 2020, che vedono un ulteriore sviluppo del comparto (+2,8%), con le enterprise software technologies sempre in testa (+8,2%).

“La digital transformation è un cambiamento in atto che questo autorevole report evidenzia in modo fattuale. Come ha osservato Lovelock di Gartner, l’IT non è più solamente uno strumento per gestire l’azienda ma il vero motore trainante del business, il cuore dell’ecosistema digitale”, commenta Corrado Dati, ITSM Business Unit Manager di SB Italia, società specializzata in soluzioni IT per la gestione, l’integrazione e la digitalizzazione dei processi aziendali.

“La crescita di voci come l’IaaS e del cloud dimostrano inoltre come questo percorso di trasformazione sia alla portata di tutte le aziende, non solo di quelle che hanno disponibilità di budget e competenze in-house per gestire la complessità dell’evoluzione tecnologica. Non a caso sempre Gartner considera il 2019 come l’anno del cloud, che abilita con efficacia le nuove tendenze dell’IoT e dello smart working. Ma non solo: sono sempre di più le aziende che si affidano a noi in cerca di servizi infrastrutturali, che delegano a noi la gestione della rete e dei data center, perché per un’azienda è sempre più complicato tenere il passo dell’innovazione tecnologica, assicurando la totale sicurezza e il rispetto delle normative, GDPR in testa”.

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CRIPTOVALUTE: UN METODO DI PAGAMENTO DIFFUSO. LE RACCOMANDAZIONI DI KASPERSKY LAB

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Le criptovalute, spesso associate al mondo “geek” o a coloro che cercano di raccogliere denaro in breve tempo, sono diventate un metodo di pagamento diffuso. Secondo un recente report di Kaspersky Lab, una persona su dieci (il 13%) le utilizza oggi per fare acquisti. Tuttavia, anche i cybercriminali stanno abbracciando questa tendenza, prendendo di mira gli scambi di criptovalute e rielaborando le strategie di cyberminaccia per colpire gli investitori. Questa evoluzione può determinare un aumento del rischio, da un punto di vista economico, per le persone che accumulano i loro risparmi attraverso questo tipo di tecnologie non protette, mentre gli hacker stanno sviluppando tecniche sempre più sofisticate per ottenere l’accesso a questo tipo di fondi.

Sempre più realtà propongono di utilizzare le criptovalute come metodo di pagamento, tanto che vari retailer e anche negozi di beni alimentari le stanno accettando. Al momento i prezzi sono in calo e anche alcune tra le principali realtà sportive stanno addirittura avviando delle collaborazioni con alcuni exchange di criptovalute. Tuttavia, poiché le persone mostrano interesse crescente nell’utilizzo delle criptovalute sia per investire sia per spendere i propri soldi, i loro fondi digitali rischiano di essere sottratti dai wallet elettronici, da scambi poco sicuri o attravero delle Initial Coin Offering (ICO). Si sono già verificati incidenti di vasta portata nei quali sono state sottratte somme fino a 530 milioni di dollari di token digitali.

Gli autori delle cyberminacce hanno a disposizione un’ampia gamma di tecniche per rubare moneta digitale da wallet di criptovalute, così come da scambi e ICO. Tra i casi di maggior rilevanza, è possibile citare il furto di 120.000 bitcoin dal portafoglio clienti separato su Bitfinex, avvenuto quattro anni e mezzo fa, o la violazione subita da Coincheck per 530 milioni di dollari nel 2018. Questi casi dimostrano quanto possano essere vulnerabili gli exchange e quanto possa essere facile per i cybercriminali accedere alle reti in tempo reale e causare danni anche estesi e irreparabili. Se dovesse verificarsi il furto di tutto il denaro digitale di uno scambio di criptovalute, l’exchange verrebbe semplicimente chiuso e agli investitori non vorrebbe restituito nulla.

Anche le ICO sono particolarmente a rischio, perché le persone che le creano spesso non hanno alcuna formazione o esperienza in materia di sicurezza informatica. Questo le rende incapaci di proteggere in modo efficace i fondi e anche di reagire prontamente in caso di incidente. In sostanza, è possibile affermare che il mercato delle criptovalute non è ancora regolamentato e non esistono meccanismi di valutazione del rischio.

Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab, ha detto: “Nonostante il calo dei prezzi delle criptovalute, tra i consumatori è ancora ben presente un desiderio di muoversi attraverso delle transazioni digitali. Secondo la ricerca condotta sui consumatori, il 13% delle persone ha già usato le criptovalute come metodo di pagamento, un dato davvero sorprendente. Tuttavia, ci sono comunque pericoli reali associati agli exchange di moneta digitale, visto che si tratta di realtà ancora all’inizio. La mancanza di sicurezza per quanto riguarda i fondi digitali potrebbe portare i consumatori verso conseguenze finanziarie devastanti. Con attacchi sempre più sofisticati da parte degli autori delle minacce informatiche, gli scambi di criptovalute e le ICO diventano obiettivi di primaria importanza e offrono ai cybercriminali la soluzione ideale per rubare importanti quantità di denaro grazie alla mancanza di misure di sicurezza in ambito digitale. Non c’è una vigilanza costante: se qualcosa in qualche modo sembra sospetta, è meglio non fare alcun investimento”, ha aggiunto Morten Lehn.

I rischi

Gli investitori che operano nel mondo delle criptovalute e che, per motivi di sicurezza, preferiscono non depositare denaro negli exchange di monete digitali, dovrebbero essere consapevoli delle difficoltà e degli inconvenienti che potrebbero verificarsi:

* Gli exchange, di solito, richiedono commissioni di servizio per il prelievo di denaro.
* Se decidono di rimuovere i propri fondi digitali, gli utenti non possono reagire con prontezza alle evoluzioni del prezzo delle criptovalute.
* Numerose operazioni in “Moneta Fiat” (o moneta a corso legale) proveniente da fonti anonime possono sollevare dei dubbi da parte degli enti governativi regolatori.

Come tutelarsi

Ai consumatori che vogliono continuare a utilizzare le criptovalute come metodo di investimento e di pagamento, Kaspersky Lab raccomanda di:

* Verificare sempre l’indirizzo di un portafoglio digitale online e non seguire link che rimandano a banche online o a web wallet non meglio identificati;
* Utilizzare un hardware wallet per criptovalute;
* Fare sempre più verifiche sugli indirizzi dei destinatari, sugli importi inviati e sull’entità delle commissioni correlate prima di procedere con una transazione;
* Dotarsi di una frase da imparare a memoria che permetta di recuperare un crypto wallet nel caso in cui si perda o si dimentichi la password.
* Installare soluzioni di sicurezza di alta qualità, come Kaspersky Internet Security, per salvaguardare i dispositivi utilizzati per accedere ai portafogli digitali e per fare trade negli exchange di criptovalute.

Kaspersky Lab sta lavorando attivamente per il futuro delle criptovalute e delle ICO. L’azienda ha eseguito un audit di sicurezza informatica per Merkeleon (un fornitore austriaco di software di crypto exchange) per garantire che la loro soluzione sia protetta da potenziali minacce.

Metodologia

Lo studio “Kaspersky Lab Global IT Security Risks Survey 2018” è stato condotto da Kaspersky Lab per indagare le abitudini dei consumatori attraverso il loro approccio alla sicurezza online dal punto di vista economico e finanziario. Lo studio è stato condotto su un campione di 12.448 consumatori in 22 paesi in tutto il mondo.

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AttualitàFocus

I TOP RETAILER INVESTONO ANCORA POCO NELL’INNOVAZIONE DIGITALE, POCO PIÙ DELL’1% DEL FATTURATO

Marketing Data mangement platform and Omnichannel concept image. Omnichannel element icons on abstract Fashion stroe background.

In Italia cresce la diffusione del digitale per migliorare l’efficienza dei processi e per favorire un orientamento al dato, con particolare enfasi alla creazione di una vista unica sul cliente (innovazioni di back-end). Nel front-end, l’introduzione di tecnologia è mirata a favorire l’accesso alle informazioni e al prodotto così come a velocizzare e rendere più fluide le attività più critiche, come il pagamento. La spesa complessiva in digitale dei top retailer è però ancora bassa: supera di poco un punto percentuale del fatturato e passa dal 20% del totale degli investimenti annuali nel 2017 al 21% nel 2018.

Queste alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano* e giunto alla sua quinta edizione, che ha condotto un’analisi sui primi 300 retailer per fatturato presenti in Italia con negozi fisici, e – in collaborazione con Confesercenti – su un campione di circa 300 piccole e medie imprese del commercio al dettaglio italiane.

“In un momento di forte discontinuità, dove le strategie di imprese Retail tradizionali e Dot Com convergono sempre più, il negozio sta subendo profondi cambiamenti. Con il successo dell’eCommerce e la nascita di nuove modalità di interazione e di acquisto, stanno cambiando le motivazioni che spingono i consumatori a visitare il negozio: il punto vendita, svuotato del suo significato originario (non rappresentando più l’unica possibilità di accesso fisico al prodotto), è in cerca di nuovi significati e funzionalità, in ottica anche relazionale”, afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation. “I principali retailer internazionali stanno comprendendo sempre più l’importanza della tecnologia per affrontare questo momento e stanno focalizzando i loro sforzi nella sperimentazione di tecnologie di frontiera: durante il 2018 sono state infatti identificate oltre 200 progettualità in ambito Retail nel mondo, con particolare focus su Internet of Things (52% dei casi), Intelligenza Artificiale (32%) e Realtà Aumentata e Virtuale (16%)”.

“Se ci confrontiamo con i principali mercati europei, sono diverse le peculiarità del tessuto commerciale italiano: in Italia abbiamo circa 2,5 volte le imprese commerciali di UK, 1,2 quelle della Francia e 1,6 quelle della Germania. Numerose imprese quindi, ma di dimensioni ridotte”, aggiunge Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano “In Italia mediamente un’impresa commerciale ha 3 dipendenti e fattura circa 0,3 milioni di euro in un anno, quando in Francia il retailer medio ha 4 dipendenti e fattura annualmente circa il doppio (0,6 milioni di euro), in Germania ha 10 dipendenti e genera circa 0,8 milioni di euro all’anno e in UK ha 13 dipendenti e realizza vendite annuali di 1,25 milioni di euro. L’elevata frammentazione delle imprese di commercio al dettaglio può condizionare in modo importante l’adozione dell’innovazione digitale e lo sviluppo omnicanale del Retail. Da un lato risulta più difficile avere le adeguate competenze e capacità di investimento per accompagnare questa trasformazione, dall’altro è necessario attivare un processo di adeguamento di soluzioni nate principalmente per rispondere alle esigenze di grandi retailer. Per finire, l’elevata capillarità può favorire l’emergere di freni al cambiamento, per timore di cannibalizzazione”.

Le innovazioni di back-end e front-end
A livello di macro-processi, nel 2018 cresce in modo importante l’interesse dei retailer italiani nello sviluppo di innovazioni digitali a supporto della customer experience nel punto vendita fisico. Nonostante ciò, le innovazioni di back-end sono anche nel 2018 mediamente più adottate o implementate a un livello più approfondito. Tecnologie più innovative di front-end (come chioschi, totem e touch point, sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita e sistemi di self check-out) sono state (nel 41% dei casi circa) infatti sperimentate su un numero limitato di punti vendita, senza un’estensione dell’adozione sull’intera rete.

Gli investimenti nel 2018 sono stati maggiormente focalizzati su sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi con il 33% del campione, soluzioni a supporto della fatturazione elettronica e dematerializzazione con il 27%, soluzioni di CRM e sistemi di cassa evoluti e mobile POS con il 24%.

Nei diversi comparti merceologici, si notano delle differenze nell’adozione delle innovazioni digitali. Nell’Abbigliamento il focus è sullo store: soprattutto nel lusso la boutique rimane il punto privilegiato per un’esperienza multisensoriale di scoperta del prodotto. Nel settore si introduce innovazione per ridurre attività meno piacevoli (come il pagamento), grazie a sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (44%) e sistemi di cassa evoluti e mobile POS (39%), e per personalizzare il percorso di acquisto, grazie a sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita (39%).

L’Alimentare ha concentrato principalmente gli sforzi sulle innovazioni di front-end che creano efficienza, come sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (47% del campione) e sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty (35%), e accesso alle informazioni, come sistemi basati su cartellini interattivi e scaffalature intelligenti (29%). Infine, nell’Arredamento il 67% del campione ha investito in soluzioni basate sulla realtà aumentata e virtuale e su sistemi di monitoraggio dei clienti in store, mentre nella Profumeria e Cosmetica il 50% dei player ha adottato chioschi, totem e touch point, specchi smart e soluzioni per incrementare le performance di magazzino.

Per il futuro l’85% dei retailer vuole potenziare l’investimento in innovazioni digitali in negozio, in continuità con il passato e con un coinvolgimento del visitatore costante rispetto agli anni precedenti. In particolar modo il 36% del campione è interessato a chioschi, totem e touch point e a sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi, il 34% a sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita e sistemi di cassa evoluti e mobile POS, il 33% a sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty e il 31% a sistemi di indoor positioning. Il 70% dei retailer dichiara invece di voler concentrare gli investimenti futuri in soluzioni volte al miglioramento dei propri processi interni. Nello specifico il 34% del campione mostra interesse verso soluzioni di CRM, il 27% verso sistemi di tracciamento dei prodotti tramite RFId e sistemi ERP e il 25% verso sistemi di monitoraggio dei clienti in store e soluzioni di business intelligence analytics.

“Rispetto al passato, anche in Italia cresce l’adozione di alcune innovazioni (soprattutto a supporto dei processi di front-end in negozio) e aumenta la curiosità e la consapevolezza delle opportunità che la digital transformation può offrire in termini sia difensivi sia di crescita”, conclude Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano. “Permane però la difficoltà a passare da un piano teorico a uno pratico: l’assenza di un disegno strategico di innovazione, la presenza di un Top Management poco incline al cambiamento e la difficoltà nello sviluppare competenze e ruoli digitali rallentano il processo di evoluzione del Retail nel nostro Paese”.

L’approccio omnicanale dei top retailer italiani
La quasi totalità dei primi 300 retailer tradizionali operanti in Italia utilizza i canali digitali per supportare le fasi di pre o post-vendita o per abilitare la vendita. Più precisamente, il 96% dei retailer (era il 95% nel 2017) è presente sia online sia su mobile, mentre il 3% è presente solo online (era il 4% nel 2017).
Per quanto riguarda l’utilizzo dei canali digitali per vendere, il 75% (era il 68% nel 2017) ha un sito eCommerce e il 72% (era il 64% nel 2017) ha un’iniziativa di Mobile Commerce, attraverso App o sito ottimizzato.

Le differenze tra comparti merceologici sono significative: mentre nell’Editoria, nell’Informatica ed elettronica e nell’Abbigliamento oltre l’85% delle iniziative utilizza i canali digitali per vendere, nell’Alimentare solo il 46% dei top retailer è attivo con un sito eCommerce.
Tra i servizi omnicanale che stanno avendo più successo, c’è il Click&collect, abilitato dal 70% dei top retailer con eCommerce (era il 54% nel 2017). Molto bene anche la verifica online della disponibilità dei prodotti in negozio, sviluppato dal 28% degli operatori (era il 17% nel 2017), e il reso in store degli acquisti effettuati online, attivo per il 26% (era il 22% nel 2017). Per concludere, l’online selling in store, molto amato dai principali retailer internazionali, sta iniziando a diffondersi anche in Italia (lo sta sperimentando il 9% dei top retailer), con una maggiore presenza nell’Abbigliamento e nell’Alimentare.

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SUMUP ACQUISISCE SHOPLO ED ESPANDE IL PROPRIO SERVIZIO A OLTRE UN MILIONE DI UTENTI

SumUp Air_pagamento smartphone e carta

SumUp, l’azienda leader dei pagamenti per le piccole e medie imprese, ha annunciato l’acquisizione della piattaforma eCommerce Shoplo. Grazie a questa nuova collaborazione, i clienti di SumUp ora avranno la possibilità di creare un proprio negozio online e vendere i loro prodotti tramite vetrina digitale.

SumUp offre una vasta gamma di servizi, come l’accettazione di pagamenti (in negozio o online), possibilità di gestione contabile dell’attività, fatturazione, prenotazione, integrazione di pagamenti da parte di terzi e altri servizi tramite SDK e API.

Grazie all’integrazione con Shoplo, l’azienda espande il proprio servizio a più di un milione di utenti attivi in tutto il mondo. I commercianti potranno ora gestire il proprio negozio online, usufruire della funzionalità chat, vendere e fatturare i loro prodotti a livello internazionale e su diversi canali di mercato, come Facebook, eBay o Etsy. Tutto da un’unica dashboard.

La compagnia polacca Shoplo fornirà ai clienti SumUp gli strumenti digitali necessari per creare la loro area di vendita online, tutto in modo semplice e veloce. In questo modo, Shoplo si pone l’obiettivo di espandere la parte eCommerce di ogni azienda, attraverso la vendita su diverse piattaforme online.

L’ingresso di Shoplo fa parte dell’ambizioso progetto di espansione di SumUp che mira a diventare uno sportello unico per le aziende di tutte le dimensioni. Sempre in linea con questa strategia, SumUp ha di recente acquistato Debitoor, (www.debitoor.com) società danese che offre una piattaforma software di fatturazione.

Marc-Alexander, cofondatore di SumUp commenta: “SumUp vuole essere il primo punto di riferimento per i commercianti di tutto il mondo, dal negozio fisico a quello online. Ogni decisione relativa allo sviluppo del nostro prodotto viene presa in base ai feedback e suggerimenti che riceviamo dai nostri milioni di utenti in tutto il mondo. Siamo sempre alla ricerca della migliore soluzione tecnologica della nostra piattaforma, in modo tale da facilitare ed incrementare l’attività di tutti i nostri commercianti, dai negozianti ai ristoratori, dai fioristi agli artigiani e così via”.

Patryk Pawlikowski, CEO di Shoplo aggiunge: “Con SumUp condividiamo lo stesso obiettivo, e cioè quello di aumentare le potenzialità dei commercianti in tutto il mondo. Questa collaborazione consentirà una scalabilità e tempi di lancio sul mercato molto più rapidi, che non sarebbero stati possibili altrimenti. Insieme, le nostre due società lavoreranno per creare un collegamento tra il mondo online e offline, semplificando la vita dei commercianti e permettendo loro di concentrarsi maggiormente sul loro lavoro, vendendo prodotti sia in negozio sia online”.

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ELETTRONICA DI CONSUMO: CRESCONO CASSE, CUFFIE E DRONI. GIÙ SMARTPHONE E TABLET

elettronica

idealo, portale internazionale leader nella comparazione prezzi, fa il punto su sull’elettronica di consumo, tra le categorie che riscuote da sempre maggior interesse frei consumatori digitali. Obiettivo è quello di analizzare il settore nel dettaglio per scoprire come si è modificato l’interesse degli eConsumer italiani nel corso dell’ultimo anno.

Innanzitutto, le quattro categorie merceologiche il cui interesse online è aumentato maggiormente sono state casse altoparlanti (+115,1%), cuffie (+77,4%), droni (+56,4%) e orologi sportivi (+20,4%). Seguono, nelle ultime due posizioni, smartwatch (+5,0%) e televisori (+0,3%). Le quattro categorie che, invece, hanno vissuto un’inversione di tendenza e le cui ricerche online sono diminuite sono notebook (-13,6%), tablet (-5,1%), smartphone (-5,0%) e infine console di gioco (-1,9%).

Gli smartphone
Con Apple come produttore predominante nel 2018 (con il 25,2% delle ricerche online ad esso associate), seguito da Huawei (20,5%), Samsung (18,6%), Xiaomi (11,8%) e Honor (4,6%), il 2018 ha visto anche il boom di nuovi (e già notiI player del mercato. Nel dettaglio, si tratta di Xiaomi (+1551,8% rispetto all’anno precedente), Google (+456,2%), Nokia (+150,4%) e Motorola. In forte decrescita, invece, l’interesse nei confronti dei brand LG Electronics (-21,5%), BlackBerry (-31,5%) e Asus (-44,7%).

I tre modelli di smartphone più desiderati in assoluto in quest’ultimo anno, stando alle ricerche degli utenti del portale italiano di idealo, sono stati Apple iPhone 7, Apple iPhone X e Huawei P10 Lite.

Il caso tablet e notebook
I tablet più desiderati e acquistati nel 2018 sono stati l’Apple iPad 2017 e l’Apple iPad 2018, mentre i due notebook più acquistati in assoluto sono stati il MacBook Air 13 del 2017 e il Lenovo Yoga Book.

Nel mercato dei tablet, nel 2018 tra i produttori in maggiore crescita si sono distinti Samsung (+14,7%), Huawei (+10,7%) ed Apple (+1,1%). In decrescita, al contrario, Lenovo (-27,4%), Microsoft (-27,5%) e Asus (-54,3%). Per quanto riguarda i notebook, se tra i produttori “in boom” vi sono stati Huawei (+473,9%), Microsoft (+182,4%) e MSI (+17,7%), con un interesse online in decrescita idealo evidenzia invece Acer (-26,9%), HP (-27,0%) e Lenovo (-39,1%).

Il boom: altoparlanti, cuffie e droni
Considerando che i prodotti in assoluto più acquistati in tutto il 2018 attraverso il portale italiano di idealo sono stati gli auricolari Apple AirPods, non sorprende che tutto il settore delle cuffie stia vivendo un enorme boom. In cima ai top player operanti nel mercato vi sono Apple, Beats By Dr. Dre e Samsung, ad aver vissuto un boom rispetto al 2017 sono stati invece Marshall (+349,3%), Beyerdynamic (+320,1%) e Cellular Line (+227,8%).

Per quanto riguarda gli altoparlanti, il prodotto che più di tutti nel 2018 ha catturato l’interesse degli eConsumer è stato il Google Home Mini; per quanto riguarda i droni, invece, idealo evidenzia DJI Spark, il drone perfetto per i selfie che può essere controllato senza radiocomando o dispositivo mobile.

L’eConsumer italiano appassionato di elettronica
Nella stragrande maggioranza dei casi, gli utenti di idealo Italia più interessati al settore dell’elettronica di consumo appartengono alla fascia di età 35-44 anni, ad eccezione delle categorie di notebook e cuffie dove prevale invece la fascia 25-34. Per tutte le categorie prese in esame nello studio, gli uomini si sono dimostrati in assoluto i più interessati, arrivando – ad esempio nel caso dei droni – all’88,2% delle ricerche contro l’11,8% delle donne.

“Otto dei dieci prodotti più acquistati attraverso il portale italiano di idealo nel 2018 sono stati inerenti all’elettronica di consumo – ad eccezione delle scarpe Saucony Jazz Original e delle Vans Old Skool – e questo è decisamente esplicativo di ciò che interessa maggiormente online i consumatori digitali”, afferma Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia di idealo. “L’elettronica di consumo è un settore in cui i prodotti possono arrivare a costare cifre importanti e, includendo anche dispositivi ormai fondamentali nella vita di tutti i giorni, non sorprende che gli utenti si rivolgano sempre più spesso alla comparazione prezzi che ad esempio, per gli smartphone, permette di arrivare a risparmiare fino al 12,7% rispetto al prezzo medio”.

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AttualitàFocus

VERSO L’EXPERIENCE: ADYEN PRESENTA LE 5 TENDENZE CHE DOMINERANNO IL RETAIL NEL 2019

retail

Ogni nuovo anno porta con sé nuovi cambiamenti nel mondo del commercio al dettaglio. La tecnologia sta spingendo i confini delle modalità d’acquisto. Da internet al mobile commerce per passare al commercio conversazionale, fino alla tecnologia wearable: qualsiasi dispositivo connesso o social network rappresenta infatti un potenziale canale di vendita. D’altra parte, anche i luoghi di vendita tradizionale si stanno evolvendo, diventando delle vere e proprie experience.

Philippe De Passorio, Country Manager di Adyen Italia, introduce le cinque tendenze tecnologiche che
interesseranno il settore del retail e che vedremo protagoniste nel 2019.

1. Il commercio unificato o “unified commerce” sarà fondamentale

Nel corso del 2019, i marchi non vedranno più le vendite all’interno del negozio in competizione con l’ecommerce, ma le due diverse modalità verranno considerate come un unico canale unificato.
“I vantaggi dell’unified commerce arrivano dal comprendere l’importanza che i dati sui pagamenti assumono nel generare nuove entrate. Il consolidamento dei dati sui pagamenti provenienti dai diversi canali consente infatti ai retailer di creare un quadro completo della loro clientela e di comprendere a fondo le preferenze dei clienti più fidelizzati, il valore medio delle transazioni e la frequenza degli acquisti, in modo da personalizzare in maniera sempre più pertinente offerte o programmi di acquisto”, racconta Philippe De Passorio.

2. La customer experience si evolverà ulteriormente grazie alla tecnologia

Migliorare l’esperienza d’acquisto rappresenterà un nodo fondamentale per far sì che i rivenditori possano differenziarsi dalla concorrenza. Ecco tre aree di sviluppo legate alla tecnologia che inizieranno ad emergere nel corso di quest’anno:

  • Smart device
  • Si è parlato molto del potenziale di trasformazione della vendita al dettaglio di assistenti domestici come Amazon Echo o Apple’s HomePod. Nel 2019, entreranno in gioco anche nuove opportunità create da altri dispositivi come televisori e game console. Ad esempio, un cliente potrebbe guardare la TV, vedere un annuncio di un prodotto e acquistarlo immediatamente con un click del telecomando.
  • Meno code in negozio
  • Le code rappresentano per molti utenti uno dei principali ostacoli per completare l’acquisto. Grazie alla tecnologia, i negozianti potranno però creare un legame continuo tra negozi online e negozi fisici.  permettendo di avviare transazioni su una piattaforma e finirle su un’altra, effettuare resi in negozio, prenotare online e pagare in-store o utilizzare direttamente il cellulare per completare l’acquisto nel negozio fisico, con il conseguente vantaggio di ridurre l’attesa di pagamento alla cassa.
  • La tecnologia wearable
  • I prodotti wearable continueranno sempre più a semplificare il processo di vendita e a creare nuove esperienze per i clienti, in particolare nei settori dell’ospitalità e dell’intrattenimento “Potremo vedere clienti di un bar o di un resort pagare con un semplice dispositivo al polso, senza bisogno di un telefono o di  una carta di credito”, spiega De Passorio.

3. L’importanza dei metodi di pagamento locali

In un mercato sempre più globale, i commercianti dovranno guardare oltre il mercato interno e aggiungere metodi di pagamento locali se vorranno espandere il proprio business. I retailer dovranno garantire che i metodi di pagamento offerti sia online che offline siano ottimizzati per i loro clienti in qualsiasi luogo, riconoscendo il valore di offrire un’esperienza di pagamento familiare ai turisti di tutto il mondo. “I metodi di pagamento tipici dei turisti cinesi e i portafogli elettronici basati sul codice QR, saranno in cima alla lista delle priorità”, afferma de Passorio.

4. La seconda fase della direttiva Europea PSD2 offrirà nuove opportunità di innovazione

Il 2018 è stato l’anno del GDPR. Nel 2019 entrerà in vigore la seconda fase della PSD2, una nuova direttiva a
cui i fornitori di servizi di pagamento e gli esercenti dovranno adeguarsi.
Il settore del commercio al dettaglio dovrebbe considerare questa come un’opportunità, in quanto le nuove
API potranno aiutare i commercianti a comprendere meglio i loro clienti e ad offrire loro nuove customer
journeys.

5. Le frodi saranno più facili da evitare

I dati di Adyen indicano che le frodi continuano a crescere: 6 rivenditori su 10 hanno dichiarato lo scorso anno di aver rilevato un aumento delle attività fraudolente. Poiché le prime versioni del 3DS (3D-secure) non si sono rivelate di facile utilizzo o implementazione, molti commercianti hanno rinunciato a questa tecnologia di sicurezza. “Con la nuova versione di 3DS che Adyen integra nella sua piattaforma di pagamento, i commercianti saranno in grado di migliorare la sicurezza e prevenire le frodi”, spiega de Passorio. “Grazie alle nuove API create a seguito dell’entrata in vigore del PSD2, i fornitori di servizi di pagamento potranno eseguire controlli antifrode durante il completamento del processo d’acquisto, creando un’esperienza di pagamento semplificata e senza interruzioni.” conclude Philippe De Passorio

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FocusRetailer

L’IMPATTO DELLE TECNOLOGIE SCO: I DATI DI ECR “SELF-CHECKOUT IN RETAIL: MEASURING THE LOSS” 2018

Duty free shop at Heathrow Airport

Checkpoint Systems, leader mondiale nelle soluzioni from source to shopper per il settore Retail, ha supportato la ricerca Self-Checkout in Retail: Measuring the Loss condotta da ECR Community Shrinkage and On – Shelf Availability Group e pubblicata a fine 2018.

Guidato da Adrian Beck, Professore Emerito dell’Università di Leicester, lo studio aveva lo scopo di fornire un’analisi completa sull’impatto delle tecnologie di self-scan e self-pay riguardo alle differenze inventariali nel Retail. Checkpoint Systems, da sempre impegnata ad affiancare all’offerta tecnologica un concreto contributo all’incremento della conoscenza del settore, ha deciso di sposare l’obiettivo dello Studio, supportandolo come sponsor.

Dalla ricerca ECR sono emersi modelli e best practice, da cui le aziende possono attingere per gestire e prevenire i rischi derivanti dall’utilizzo delle tecnologie cosiddette SCO (Self-scan and checkout).
In un contesto di sempre maggiore attenzione verso l’innovazione tecnologica, il settore Retail sta diventando sempre più dipendente dallo sviluppo di nuove soluzioni che semplifichino davvero l’esperienza di acquisto dei clienti. Un dato significativo in questo senso deriva dal fatto che, negli ultimi quindici anni, i cosiddetti punti vendita cashier-less (quelli cioè all’interno dei quali il consumatore può eseguire la scansione automatica degli articoli attraverso un’app sul proprio smartphone e semplicemente toccare il telefono per pagare e uscire) abbiano registrato un considerevole aumento.

La customer experience risulta, grazie a queste tecnologie, più efficace e personalizzata: i sistemi self-service anticipano, infatti, i bisogni dei consumatori e fanno risparmiare tempo, permettendo loro di finalizzare subito l’acquisto in piena autonomia. Inoltre, l’utilizzo di soluzioni SCO garantisce ai Retailer un aumento del ROI, migliorando la produttività del negozio. Si stima che nei prossimi anni apriranno sempre più negozi “self-service”: per esempio Amazon ha già in programma di aprire 3.000 punti vendita cashier-less in tutto il mondo entro il 20213, simili a quelli già aperti a Seattle e Chicago.

Se però, da un lato, queste tecnologie influiscono positivamente su customer experience e ROI, vero è che da un altro, esse condizionano pesantemente le differenze inventariali.
I dati analizzati da ECR, provenienti da 13 aziende del settore Retail e da due fornitori di tecnologie SCO, hanno evidenziato che un maggiore impiego di soluzioni di self-scan e self-pay implica anche percentuali più alte di perdite. La ricerca ha preso in considerazione tutte e tre le tipologie di soluzioni SCO: Fixed (il consumatore esegue la scansione su una cassa self-service), Scan and Go (il cliente ha in dotazione uno strumento di scansione fornito dal Retailer) e Mobile Scan and Go (il proprio smartphone viene utilizzato come strumento per la scansione degli oggetti). I punti vendita dove il 55-60% di transazioni avvengono tramite tecnologie SCO hanno registrato il 31% in più di differenze inventariali. Dal confronto dei dati è inoltre emerso che i negozi che utilizzano sistemi Scan and Go hanno un tasso di perdite del 18% più alto rispetto a quelli che non ne fanno uso.

Sulla base dei dati raccolti ECR ha potuto individuare le cause più frequenti delle perdite legate alle tecnologie SCO. Emergono la mancata scansione degli articoli, il pagamento non completato a seguito di una scansione non corretta, gli errori nelle promozioni commessi dal retailer o lo scambio di articoli o codici a barre effettuato da parte dai clienti stessi.
L’entità delle perdite presentate nello Studio suggerisce in conclusione che la strada verso il miglioramento di queste tecnologie è ancora lunga. I Retailer e i loro partner tecnologici devono valutare attentamente i benefici e i rischi che possono derivare dall’investimento in soluzioni SCO, a partire dall’efficacia delle misure di sicurezza. Per ridurre le differenze inventariali legate a self-pay e self-scan, ad esempio, il controllo dei dispositivi e del loro corretto utilizzo risulta fondamentale e va costantemente

È inoltre necessario che le aziende si focalizzino sulla pianificazione di una strategia coordinata e coerente, che parta dal Management e coinvolga il personale e i responsabili dei singoli punti vendita, anche attraverso programmi di formazione avanzata, innovazione e sperimentazione.

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Dal MondoFocus

DEPORVILLAGE CHIUDE IL 2018 CON UNA CRESCITA CHE SFIORA IL 30%. NUOVE PRIVATE LABEL NEL 2019

Deporvillage.it

L’eCommerce di articoli sportivi Deporvillage.it, tra i principali portali nel settore in Europa, ha raggiunto i 45 milioni di fatturato nel 2018, con un incremento del 28,57% rispetto al 35% registrato nel 2017.

Il 2018 è stato l’anno in cui Deporvillage ha cominciato a registrare gli utili, dopo diversi anni di espansione seguendo l’ambizioso piano aziendale. La società, che ha lanciato il proprio brand ed è nel pieno del piano di espansione per soddisfare la domanda in qualsiasi paese del mondo, ha raggiunto oltre il mezzo milione di ordini sul catalogo che vanta una scelta di 60 mila articoli. Nel 2019 l’obiettivo è di continuare a crescere e lanciare nuove private label.

Con circa 400 mila clienti che hanno effettuato almeno un acquisto nel 2018, Deporvillage ha aperto alla commercializzazione a livello mondiale a metà anno, dando un importante impulso all’azienda.

“Con l’ingresso dei nostri investitori, abbiamo elaborato un piano industriale ambizioso che abbiamo raggiunto e che è culminato in una posizione di leadership e di utili per l’azienda, dopo una serie di importanti investimenti in marketing, attrezzature e infrastrutture. Possiamo dire che è una storia di successo ancora in corso, con l’intenzione di continuare a crescere anche nel prossimo futuro”, commenta il CEO, Xavier Pladellorens.

Così, Deporvillage chiude il 2018 battendo ancora una volta tutti i suoi record, raggiungendo cifre come 550 mila ordini all’anno o 4 milioni di visite al mese. I passaggi più importanti di quest’annata includono: il raggiungimento dell’ordine del milione in febbraio; il lancio della propria private label in primavera; la sponsorizzazione de La Vuelta di cui è stata, per il secondo anno consecutivo, il negozio ufficiale online; l’apertura della versione inglese del sito (deporvillage.net) e di quella tedesca (deporvillage.de), con l’introduzione del pagamento multi-valuta.

Posizionata nella classifica FT1000 del Financial Times come il negozio online di sport che è cresciuto maggiormente in Europa, Deporvillage affronta il 2019 con l’obiettivo di mantenere il tasso di crescita prefissato alla sua nascita, 8 anni fa.

“È soddisfacente guardare indietro e vedere fin dove siamo arrivati. Ma è anche importante sapere come guardare avanti e non smettere di evolversi. Quest’anno abbiamo fatto diversi cambiamenti che stanno già iniziando a portare i loro frutti, e questo ci aiuterà a continuare a crescere”, afferma il co-fondatore, Angel Corcuera.

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AttualitàFocus

IN ITALIA IL MERCATO TRAVEL ONLINE CRESCE DELL’8% E RAGGIUNGE I 14,2 MILIARDI DI EURO

Travel planning

Nel 2018 il mercato dei Viaggi in Italia – che considera sia gli acquisti degli italiani nel nostro Paese o all’estero, sia quelli dei turisti stranieri in Italia – vale 58,3 miliardi di euro, con un incremento del 2% rispetto al 2017. La crescita è generata principalmente proprio dalla componente digitale che, con un valore complessivo di quasi 14,2 miliardi di euro, fa segnare un aumento dell’8% rispetto a dodici mesi fa, mentre la componente tradizionale cresce dell’1% e raggiunge quota 44,1 miliardi. L’export turistico, cioè la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese, sfiora i 22 miliardi di euro (+5%).

Questi alcuni dei dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano, una ricerca volta a delineare l’impatto e le principali tendenze del digitale sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta di servizi turistici.
Segmentando la spesa digitale (vale a dire il transato generato online per l’acquisto tramite eCommerce di un prodotto in ambito Turismo) nei tre prodotti oggetto di indagine, ossia Strutture ricettive, Trasporti e Pacchetti viaggio, i trasporti si confermano la categoria principale (61%), seguiti da alloggi (29%) e pacchetti (10%). Relativamente a strumenti e canali di vendita, il canale diretto online rappresenta ancora il 71% del mercato (soprattutto per la forte incidenza delle prenotazioni dirette nei trasporti), ma aumenta l’incidenza del transato derivante dai canali indiretti: la quota di mercato delle OTA (Online Travel Agency) e dei vari siti aggregatori è pari al 29% (in crescita del 14% rispetto al 2017).

Entrando nel dettaglio di strumenti e canali di vendita da cui provengono le prenotazioni, quelle da mobile rappresentano il 18% delle transazioni digitali (erano appena il 3% solo 4 anni fa, nel 2014) facendo registrare una crescita del 46% rispetto al 2017. Lo smartphone è utilizzato dalla grande maggioranza dei turisti soprattutto per la ricerca di informazioni (83% del campione per vacanze “brevi” – fino a 3 notti – e 89% nelle “lunghe”), ma anche per il pagamento (17% e 20% rispettivamente per vacanza breve e lunga).

“Il mercato dei Viaggi è sempre più trainato dal digitale, negli acquisti e nei processi interni”, afferma Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano. “Internet vede transitare ormai il 24% del valore per i prodotti principali del mercato (trasporti, alloggi e pacchetti). Ma il digitale non è solo e-commerce e può sostenere tutti gli attori del Travel nei loro processi, ad esempio nel mantenere una relazione di lungo periodo con i turisti, fattore che costituisce una delle principali fonti di vantaggio competitivo”.

La “human & digital relationship”
È ormai evidente come il turista “non digitale” sia in via di estinzione. Solo il 2% degli italiani tra i 18 e i 75 anni non ha usato internet per nessuna attività relativa alla sua ultima vacanza. Ciò non significa che la relazione umana non rimanga elemento fondamentale in tutte le fasi del journey. Ben il 31% dei turisti digitali si reca in agenzia per organizzare una vacanza lunga (contro il 18% della vacanza breve). E non si tratta di comportamenti opportunistici visto che il 23% poi effettivamente prenota la vacanza in agenzia. Questo “ritorno di fiamma” per il retail fisico è merito anche di comportamenti virtuosi delle agenzie stesse che sempre di più fanno leva sui propri elementi distintivi: garanzia di esperienza e sicurezza, empatia e personalizzazione. Le agenzie hanno capito che la loro competitività dipende dalla capacità di mantenere una relazione stabile con il cliente lungo tutto il customer journey, grazie anche agli strumenti digitali che consentono una migliore customer care. Rispetto al 2016, nel 2018 è cresciuto il numero di clienti che sono stati ricontattati dalle agenzie al ritorno dalla vacanza per una proposta di riacquisto: erano il 42% nel 2016 e solo il 16% aveva riacquistato una vacanza; sono passati al 52% nel 2018 e il 24% ha fatto un nuovo acquisto.

“Lo spazio per le agenzie nella distribuzione turistica è tutt’altro che risicato, ma è necessario intraprendere un lavoro che dovrebbe svilupparsi principalmente su due direttrici: il rafforzamento degli strumenti digitali (come sistemi di Customer Relationship Management – CRM, data analytics, social media, recensioni etc.) – essenziali per il customer care e nel determinare la competitività stessa delle agenzie – e il mantenimento di un’ottica strategica che sappia guardare all’esempio di altri settori, per un corretto  posizionamento di lungo periodo”, conclude Eleonora Lorenzini, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano. “Non è un caso che da un’indagine dell’Osservatorio risulti che le performance migliori si registrano tra chi utilizza questi strumenti. Il fatturato risulta in crescita per il 32% del campione totale di agenzie, ma considerando il sotto-campione di chi utilizza un sistema di CRM tale percentuale sale al 44%”

Le strutture ricettive: tra strategia omnichannel e rafforzamento dei canali diretti
L’indagine dell’Osservatorio, a cui hanno partecipato quasi 1.400 strutture ricettive italiane, rivela che le prenotazioni dirette tramite canali digitali (sito, app, etc.) crescono del 13% rispetto al 2017 e rappresentano l’11% del totale delle prenotazioni ricevute dalle strutture. I clienti richiedono a tutti gli attori della filiera un’esperienza online sempre più veloce e personalizzata, ma l’offerta si trova spesso in ritardo. Anche per questo motivo le OTA, che hanno maggiori risorse per investire sulla customer experience, rimangono quindi un canale fondamentale. Questo vale a maggior ragione per gli intermediari nel mercato peer to peer, quelle piattaforme nate per facilitare l’affitto e la condivisione di alloggio tra privati (quella che impropriamente viene definita sharing economy) che ormai supera il 30% del mercato digitale degli alloggi.

La crescita dei servizi esperienziali in digitale
Il mercato in cui si riscontra una maggiore dinamicità negli ultimi anni è quello delle attività in destinazione (attività culturali, sportive, ristorazione, corsi, shopping in loco etc.) e dei servizi esperienziali (parcheggi, ingresso ad aree riservate, salta la coda, ecc.), componente fondamentale dell’esperienza di viaggio o del soggiorno. Le attività esperienziali costituiscono in diversi casi la motivazione stessa che spinge il turista italiano a viaggiare: si pensi che l’11% dei turisti si muove per fare shopping nella località.
I servizi e le attività esperienziali costituiscono in media il 26% del budget per la vacanza, superando il 31% in caso di week end e vacanze brevi. In un week end si spendono in media 73 euro a persona per le attività di relax e benessere, 61 euro per i ristoranti e 59 euro per lo shopping nella località. Il 34% dei turisti prenota le attività esperienziali solo di persona, il 24% solo su internet e il 42% in entrambi i modi. Le attività culturali registrano i dati più alti di acquisto in loco: il 59% dei turisti acquista direttamente sul posto nel caso di una vacanza breve e il 48% lo fa in caso di vacanza lunga. Il 51% dei turisti che soggiornano in hotel (il 56% per la vacanza breve) ha acquistato almeno un servizio aggiuntivo rispetto al soggiorno. Solo il 24% lo ha acquistato online: la maggior parte delle prenotazioni avviene di persona presso la reception dell’hotel. Tra i servizi più richiesti vi sono l’accesso all’area benessere, l’accesso all’area ristorante e la connessione wi-fi rapida.

I trend tecnologici in atto
Il mobile si conferma molto rilevante nel mercato delle activities: tra chi ha prenotato o acquistato attività online (55%) il 66% ha scelto di farlo da smartphone, il sito mobile risulta inoltre più utilizzato rispetto all’app. Il mobile gioca un ruolo rilevante anche nel business travel, che conta circa il 15% del mercato del digitale in Italia. Anche le recensioni e la condivisione sui social avvengono soprattutto su mobile. Dati interessanti si registrano anche sulle chat, utilizzate dal 10% dei turisti, e sulla realtà aumentata e virtuale, sperimentate dal 22% dei turisti, soprattutto nel pre viaggio per visionare l’alloggio prima della prenotazione (52%) e per esplorare la destinazione e le attività da fare in loco (48%), ma anche durante il viaggio per arricchire l’esperienza di visita a attrazioni e musei (21%). I chatbot si stanno affermando come un altro strumento fondamentale per entrare in relazione con il turista e offrirgli servizi a valore aggiunto. La ricerca dimostra che già il 10% dei turisti ha utilizzato una chat su un sito durante la sua ultima vacanza, soprattutto per chiedere informazioni (40%). Ma i chatbot non esauriscono il loro valore nel supportare la relazione con il consumatore finale. Si rivelano infatti strumenti efficaci anche in ambito B2b, ad esempio nella relazione tra tour operator e agenzie. Infine la blockchain e le distributed ledger technologies fanno capolino anche nell’industria dei viaggi, che si colloca al 5° posto tra i settori che più stanno sperimentando questa tecnologia, anche se con forte distacco rispetto a chi guida (il Finance).

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