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HUAWEI PRESENTA LA SHOPPING EXPERIENCE DEL FUTURO

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Huawei Experience Store è  il primo flagship store del brand in Italia e in Europa totalmente disegnato, progettato e realizzato in Italia.

Nella cornice del prestigioso CityLife Business & Shopping District, Huawei ha creato  un vero e proprio Experience Hub dove i visitatori avranno a disposizione non solo uno spazio espositivo dove poter ammirare e provare le ultime novità del brand, ma anche un luogo dove vivere le proprie passioni attraverso la tecnologia Huawei.

Lo store darà ampio spazio alla creatività anche per la personalizzazione dei device: i clienti avranno a disposizione un’area di tattooing dove poter personalizzare i prodotti Huawei direttamente sulla scocca o sulla cover, come un vero e proprio tatuaggio.

Tecnologia e innovazione vivono in modo armonico anche nel design del Huawei Experience Store: le pareti intelligenti che parlano più lingue, i maxi wall che avvolgono lo spazio con atmosfere uniche e i display interattivi accompagnano i clienti in un indimenticabile viaggio tecnologico. Un viaggio che parte dalle vetrine del negozio, che raccontano una storia in chiave tecnologica attraverso gli smartphone: ad esempio, in occasione del Natale, Huawei Experience Store ha dato vita a un calendario dell’avvento in formato digitale.

Inoltre, sempre all’interno dello store prende vita un giardino interattivo, dove piante vere coesistono con fiori led, in una simbiosi scenografica e di grande impatto visivo. Il tocco green finale è dato dal pavimento che, grazie a una innovativa tecnologia realizzata su un circuito flessibile, permette di trasformare il calpestio delle persone in energia elettrica, poi riutilizzata all’interno dello store.

La shopping experience interattiva va oltre il semplice oggetto materiale. Il team del Huawei Experience Store ha infatti preparato una vasta scelta di corsi completamente gratuiti seguiti da esperti dei diversi settori per far provare tutti i device Huawei “sul campo”. In questo modo, Huawei va ancora di più incontro alle esigenze dei propri clienti, che avranno l’opportunità non solo di testare il dispositivo preferito, ma anche di crescere e divertirsi, imparando dai migliori professionisti come esprimere al meglio il proprio potenziale. Oltre ai corsi, gli esperti Huawei sono a disposizione per un servizio di consulenza personalizzata, per scoprire tutti i prodotti della gamma, le ultime tecnologie e per dare consigli utili su come sfruttare al meglio il proprio device.

“Huawei Experience Store è per noi un laboratorio dove testare sul campo le soluzioni più innovative del nostro settore e sperimentare un nuovo approccio che dia maggiore spazio a esperienze customizzate e create attorno a un cliente sempre più attento ed esigente. Il nostro intento non è quello di creare una vetrina elegante, ma offrire un vero e proprio luogo di incontro, dove le persone possano ritrovarsi, condividere le proprie passioni, creare attraverso la tecnologia, sperimentare il nuovo in compagnia dei nostri esperti all’interno del cuore pulsante della “nuova Milano”. Infatti, le attività del nostro store sono pensate non solo per far vivere i device a 360° gradi e mostrare a fondo le loro caratteristiche, ma anche per permettere al cliente di esprimersi al meglio e di mostrare, a se stesso e agli altri, le proprie potenzialità, incarnando a pieno la nostra filosofia Make It Possible”, ha spiegato James Zou, General Manager Huawei CBG Italia.

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LE GRANDI AZIENDE PUNTANO SUI BIG DATA, MA LA CYBERSECURITY FRENA I CONSUMATORI

La grandi imprese italiane sono conscie del valore, in prospettiva, che assumeranno i Big Data: oltre un terzo (il 37%) stima, per i prossimi tre anni, di aumentare almeno del 50% le risorse umane e finanziarie a questo comparto: Il principale strumento digitale utilizzato dai clienti nel rapporto con le aziende rimane tuttavia il tradizionale sito internet (51%), seguito dall’utilizzo del mobile/smartphone (25%) e dai social media (12%): poco diffuso l’impiego di chat-bot, fermo al 5%. Questo è quanto rivela la ricerca dell’Istituto per la Competitività I-Com con il Report “Verso l’Isola del tesoro. Le rotte dei consumatori tra protezione e mercato e la mappa della regolazione”, presentato ieri a Roma.

Lo studio si è posto l’obiettivo di fornire una descrizione del grado di digitalizzazione dei mercati consumer, con focus su Big Data & Intelligenza Artificiale (IA) e cybersecurity, e ha coinvolto alcune delle principali imprese italiane che operano nei mercati retail. Nello specifico, sono state interpellate 42 aziende (per il 74% si tratta di grandi imprese) attive in diversi settori industriali: assicurazioni, banche, carburanti, commercio e GDO, energia elettrica e gas, ICT e Internet, poste, servizi Idrici, Tlc e media, trasporti.

Stando ai dati di I-Com, per le imprese le maggiori criticità da risolvere per favorire il decollo del canale digitale sono innanzittutto le inerzie culturali e le resistenze al cambiamento (78%). A seguire, il costo di sviluppo e di gestione degli strumenti digitali (41%). Le aziende coinvolte nella survey incentivano il cliente a rilasciare maggiori dati, soprattutto garantendo servizi aggiuntivi rispetto all’offerta base (61%) o attraverso fidelity card (41%). Le informazioni ottenute vengono poi utilizzate soprattutto ai fini di profilazione del cliente e sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

Scorrendo i risultati dell’indagine I-Com, il 59% delle imprese si dice favorevole all’adozione di sistemi di intelligenza artificiale, nonostante il 46% del campione del campione non abbia attualmente in funzione alcun dispositivo di IA. Il 33%, al contrario, fa utilizzo di chat-bot. Il 37% degli intervistati vede nel customer care la funzione aziendale che più si presta ad essere integrata o sostituita da dispositivi di intelligenza artificiale e il 38% immagina che entro tre anni i sistemi di IA possano svolgere alcuni lavori nella propria azienda. Esistono, tuttavia, diverse preoccupazioni rispetto all’Intelligenza artificiale: il 22% del campione di imprese, ad esempio, ha timori per il regime di responsabilità civile e penale e il 19% per la protezione dei dati personali, oltre che per le questioni di natura etica (17%).

“Continua a preoccupare l’immaturità dell’Italia nell’utilizzo dei servizi digitali”, ha dichiarato Stefano da Empoli, presidente di I-Com. “Per stare al passo con il resto d’Europa, è necessario continuare a investire sulle infrastrutture, in particolare sulla fibra ottica e sul 5G, ma anche a promuovere l’alfabetizzazione informatica e la domanda da parte dei consumatori. In questo processo di maturazione, un forte contributo può essere offerto dalla Pubblica Amministrazione e dalla digitalizzazione dei suoi servizi, con un switch off di almeno alcune delle modalità attuali di accesso fisico”.

Un segnale incoraggiante viene dalla diminuzione della percentuale di utenti internet preoccupati nell’acquistare beni e servizi online, con una riduzione di ben 19,4 punti percentuali. rispetto al 2010, un miglioramento dato che al tempo l’Italia presentava quella della sicurezza come la maggior remora agli acquisti online. C’è però ancora molto da fera, visto che una parte importante degli utenti Internet appare ancora molto preoccupata dell’aspetto sicurezza al punto tale da modificare i propri comportamenti in rete. In questo senso, un ruolo importante lo giocano le imprese stesse, che affrontando il tema possono garantire una maggiore sicurezza ai propri clienti/utenti, ma anche a sé stesse, salvaguardando il corretto svolgimento delle proprie attività economiche.

Secondo lo studio del think tank europeo, sale il livello di allerta tra le aziende che, nel quinquennio 2010-2015, rispondono, in numero crescente, con formali politiche di sicurezza sull’ICT. Tra le imprese italiane appare particolarmente sentito il problema: al 2015, il 42,9% di esse (29,4% nel 2010) risultava aver formalizzato, all’interno della propria azienda, una politica di sicurezza informatica, un dato nettamente superiore alla media europea (31,6%), ma tuttavia ancora basso se si considera la portata del fenomeno. In nessuno dei Paesi Ue troviamo un’incidenza superiore al 50%, ma il problema maggiore in realtà resta legato alle PMI.

“Occorre ancora lavorare a livello Ue e italiano, per un’effettiva politica comune di ciberdifesa europea, attraverso la messa a sistema delle migliori esperienze provenienti dagli Stati membri e dai relativi centri di studio e ricerca”, ha concluso Silvia Compagnucci, Direttore Area Comunicazioni I-Com. “Vanno messi a disposizione maggiori fondi per l’incremento del sistema di sicurezza cibernetica europea. L’implementazione dell’IA deve essere poi accompagnata da una riflessione attenta su privacy, sicurezza e protezione dei dati personali, attraverso la creazione di un sistema che consenta, in maniera trasparente, di far capire le enormi potenzialità dell’IA, che porti a scelte basate sul consenso e che sia infine capace di minimizzare le asimmetrie informative”.

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PRIVATEGRIFFE CAMBIA LOOK E SI ARRICCHISCE DI NUOVE FUNZIONALITÀ

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Privategriffe, il marketplace dedicato allo shopping second hand di lusso nato nel 2012 e acquisito al 100% da axélero nel 2016, è online con un nuovo layout per offrire agli utenti una migliore esperienza d’acquisto.

Tra le nuove funzioni della piattaforma, l’opzione della ricerca personalizzata permette di utilizzare appositi filtri per selezionare le caratteristiche ricercate e avere sullo schermo di smartphone, tablet o pc una carrellata di proposte in linea con i propri desideri di acquisto. È stata inoltre inserita la funzione alert che permette di ricevere, tramite e-mail o notifiche, aggiornamenti su venditori, brand e prodotti, oltre che seguirne le variazioni di prezzo e disponibilità.

Grazie alle nuove funzioni, gli acquirenti possono proporre al venditore, in forma privata, un’offerta di prezzo al ribasso, avviando una trattativa riservata per concordare un nuovo prezzo che non svaluti il prodotto. Infine, per assicurare a tutti i clienti la migliore esperienza di acquisto possibile, Privategriffe mette a disposizione il proprio servizio di Customer Care, attivo in qualsiasi momento e per qualsiasi esigenza.

Privategriffe si rivolge prevalentemente a un target femminile, di età compresa tra i 25 e 54 anni, che utilizza principalmente lo smartphone per i propri acquisti online. Le operazioni effettuate dai clienti del marketplace riguardano, infatti, per il 34% capi d’abbigliamento, il 29% borse, il 20% scarpe, il 13% accessori ed il 4% gioielli. Oggi Privategriffe vanta un catalogo di oltre 47 mila prodotti, più di 290 mila utenti registrati, circa 700 prodotti venduti mensilmente con un carrello medio di 200,00 euro. Questi numeri confermano la crescente propensione degli italiani nei confronti della compravendita di abbigliamento griffato di seconda mano: stando alla ricerca “Second Hand Economy” di Doxa relativa all’anno 2016, infatti, il 33% di chi non ha mai acquistato e/o venduto second hand è propenso a farlo (un trend in crescita del 5% rispetto al 2015), mentre il 53% di coloro che già acquistano usato dichiara di aver comprato almeno una volta ogni 6 mesi (+10% rispetto al 2015), così come ha fatto il 48% dei venditori.

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MUSEMENT ATTIVA IL SERVIZIO KLARNA PAYCODE PER VELOCIZZARE I SISTEMI DI PAGAMENTO TRAMITE BONIFICO

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Collegare il mondo offline con quello online e fornire un servizio di pagamento immediato ai clienti è in sintesi l’obiettivo della partnership tra Klarna Paycode e Musement, il portale di ticketing per eventi, musei, tour, spettacoli, sport e tanto altro ancora, attivo in tutte le principali città italiane e in molti paesi del mondo.

Il portale aiuta i viaggiatori e i professionisti del mondo delle vacanze a rendere indimenticabili i viaggi, offrendo un’ampia scelta di esperienze. La sua offerta include ingressi a musei e attrazioni, eventi temporanei, tour guidati, esperienze esclusive e attività gratuite. Attraverso il sito di Musement, infatti, è possibile pianificare le attività prima di partire, mentre la app aiuta a esplorare la città con suggerimenti e consigli di esperti locali. Conferma immediata, supporto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ampiezza di gamma di tour ed esperienze, oltre al pagamento sicuro sono i plus che Musement mette a disposizione dei clienti.

E proprio in tema di pagamenti Musement ha attivato il servizio Paycode di Klarna per gestire due aspetti, uno consumer e uno B2B: le prenotazioni provenienti dall’offline e quelle dei PTA (Personal Travel Agent, i professionisti che offrono pacchetti vacanze comprensivi di volo, hotel, eventi, eccetera). Il sistema consente quindi a Musement di ricevere una conferma immediata dell’avvenuto bonifico.

Paycode di Klarna coniuga i metodi di fatturazione tradizionali con il mondo dei pagamenti online: è uno strumento compilato dal merchant in modo automatico con tutte le informazioni relative al pagamento, che permette all’acquirente (tramite il ricevimento di un Paycode via mail, QR-code o SMS) di accedere direttamente al modulo digitale del bonifico bancario, senza così dover inserire manualmente l’IBAN del beneficiario e gli altri dati relativi alla transazione.

L’importo sui moduli di bonifico è completamente regolabile, aspetto fondamentale per esempio in quei casi di restituzione parziale dei prodotti/servizi ordinati o quando un nuovo prodotto viene aggiunto a un acquisto già avvenuto, l’importo della fattura può essere cambiato in maniera immediata. Un ulteriore elemento che rende più semplice il processo di pagamento, perché il rivenditore può cambiare l’importo senza bisogno di emettere due fatture. Una procedura che favorisce sia chi compra sia chi vende: il cliente può pagare la fattura in modo veloce, comodo e sicuro e i merchant ricevono una conferma in tempo reale della transazione.

“Il Paycode di Klarna non è solo un collegamento tra il mondo online e quello offline, è uno strumento che consente di automatizzare i passaggi, evitare gli errori di battitura e snellire le procedure”, sottolinea Alessio Conti, Business Development Manager di Klarna per l’Italia (nella foto). “È una soluzione perfetta per un operatore come Musement che offre un servizio veloce. È l’ideale anche per quei settori che si basano su metodi di fatturazione tradizionali, i cui clienti desiderano poter procedere velocemente con il pagamento attraverso bonifico bancario”.

“Il Paycode di Klarna rappresenta un grande opportunità per Musement soprattutto per quanto riguarda le prenotazioni offline e quelle effettuate dai Personal Travel Agent”, commenta Fabio Zecchini, Chief Technology Officer di Musement. “Il sistema consente infatti di processare anche ordini di importo elevato non effettuabili tramite carte di credito con plafond limitato. Inoltre, la conferma istantanea di pagamento consente un’elaborazione immediata della prenotazione”.

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L’IMPORTANZA DELLE EMOZIONI PER LA FIDELIZZAZIONE DEL CLIENTE: LA RICERCA CAPGEMINI

capgemini brand loyalty

Il Digital Transformation Institute di Capgemini ha pubblicato oggi un nuovo report, intitolato “Loyalty Deciphered— How Emotions Drive Genuine Engagement”, con lo scopo di comprendere quali sono i principali driver sottostanti alla fedeltà di marca. Dal report, al quale hanno partecipato oltre 9mila consumatori e 500 dirigenti aziendali, è emerso che le emozioni hanno l’impatto maggiore nell’indirizzare la fedeltà del consumatore. I rivenditori che riescono a promuovere la fidelizzazione tramite un maggior coinvolgimento emotivo della propria clientela, ottengono un beneficio potenziale in termini di business, ovvero la possibilità di incrementare i ricavi annuali fino al 5%.

 

Lo studio, inoltre, identifica una profonda divergenza di vedute tra dirigenti e clienti in merito all’efficacia delle azioni di coinvolgimento emotivo da parte delle aziende, con l’80% dei manager che ritiene che la propria organizzazione abbia compreso le necessità e i desideri degli acquirenti, in contrasto rispetto al solo 15% della clientela che si trova d’accordo con questa affermazione.

 

Le emozioni sono il driver principale della fedeltà del cliente

I tradizionali approcci utilizzati per fidelizzare il consumatore sono ormai insufficienti. Un precedente report, infatti, ha evidenziato che il 28% della clientela sta di fatto abbandonando i programmi fedeltà senza riscattare gli eventuali punti raccolti e oltre la metà (54%) degli iscritti ai programmi fedeltà è inattivo. Una delle ragioni fondamentali sta nel fatto che gli attuali programmi fedeltà cercano di comprare la fidelizzazione del cliente solamente grazie a ricompense monetarie.

Dal report pubblicato oggi si evince che le emozioni hanno la correlazione più elevata con la fedeltà di un consumatore rispetto a fattori razionali e valori del brand. Più in dettaglio, l’onestà e la fiducia sono le due caratteristiche che influenzano maggiormente la fedeltà dei consumatori. Tuttavia, è necessario trovare un equilibrio con i benefici razionali. I clienti con un elevato engagement emotivo continuano a ritenere che i fattori razionali e i valori del marchio siano importanti quando devono decidere a quali aziende essere fedeli.

 

Creare un coinvolgimento emotivo con i clienti offre diversi benefici ai rivenditori

Il report ha evidenziato che l’82% dei consumatori con un elevato coinvolgimento emotivo preferirà sempre acquistare prodotti del brand al quale ha espresso la propria fedeltà (contro il 38% dei clienti che hanno uno scarso engagement emotivo). Inoltre, l’81% della clientela con un forte coinvolgimento emotivo nei confronti di un marchio, non solo lo promuoverà con amici e parenti, ma sarà anche portato a spendere di più. Il report ha rivelato che il 70% dei consumatori con un elevato engagement emotivo spende fino a due volte di più per i prodotti dei brand con i quali sono fidelizzati.

 

I clienti coinvolti dal punto di vista emotivo restano fedeli al marchio che amano e diventano volontariamente brand ambassador presso familiari e amici. Questi vogliono che il brand sia coinvolto e che ricambi la loro fedeltà in un’interazione bilaterale (86%), ma desiderano anche essere attivi nel dare al brand qualcosa in cambio (81%). I consumatori, inoltre, vogliono delle esperienze di shopping diversificate sia online (75%) che negli store (73%).

 

Emiliano Rantucci, Head of Consumer Products & Retail di Capgemini Italia, ha affermato: “I clienti sono immuni ai programmi di fidelizzazione del passato basati sulle transazioni, quindi l’engagement con i consumatori da parte dei rivenditori al dettaglio deve trasformarsi, passando da una relazione basata sulle transazioni a un rapporto più emotivo e significativo. Tramite la decodifica delle possibili emozioni umane, i brand riusciranno ad avere una maggiore comprensione della clientela, cosa che porterà loro ad avere un coinvolgimento che si basa su radici ben profonde e una fidelizzazione di lungo termine. Nessun rivenditore può permettersi di ignorare questa realtà visto che la posta in gioco è un potenziale incremento dei ricavi
fino al 5%, con i competitor che possono sfruttare il debole legame emotivo di queste aziende con i propri acquirenti”.

 

Millennials e residenti in aree urbane guidano l’ascesa dei consumatori emotivamente coinvolti

Il report ha identificato un nuovo sottogruppo di consumatori, quelli con una forte connessione emotiva con i brand che utilizzano più frequentemente. Uomini e donne sono ugualmente rappresentati in questo gruppo, ma i millennial (58%, 18-36 anni) e i consumatori che risiedono nelle aree urbane (53%) costituiscono la percentuale maggiore. Tra i paesi presi in esame, l’Italia (65%) e il Brasile (57%) presentano i consumatori più coinvolti emotivamente. Seguono Stati Uniti (56%) e Spagna (51%).

 

Come creare un coinvolgimento emotivo

I retailer devono cambiare il modo in cui costruiscono le relazioni con i clienti in maniera da concentrarsi sulla creazione dell’engagement e di una fiducia condivisa, anziché focalizzarsi solamente sull’aspetto transazionale. Il report definisce quattro componenti chiave per guidare la fidelizzazzione che i rivenditori dovrebbero seguire per creare forti emozioni positive e, di conseguenza, ottenere un engagement più radicato e una maggiore fidelizzazione dei propri clienti:
Rispetto: portare a termine l’impegno preso promuovendo valori quali onestà, fiducia e integrità;
Reciprocità: costruire un rapporto bilaterale con i clienti;
Riconoscimento: sforzarsi di conoscere a fondo i propri acquirenti e comprendere cosa ritengono importante per creare delle esperienza significative;
Ricompensa: offrire ricompense tempestive e significative in grado di promuovere relazioni a lungo termine in cambio di fedeltà al brand.

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Dal MondoFocus

ETRAVEL: MSC CRUISES INCREMENTA LE VENDITE ONLINE CON QUANTCAST

Ilaria Zampori

Inviare il messaggio giusto alla persona giusta nel momento giusto per un sito eCommerce è fondamentale. La pubblicità resta, infatti, uno dei principali asset per incrementare le vendite online, anche se raggiungere la propria audience ideale, in modo preciso e mirato, in real time e magari ancor prima che inizi la ricerca di acquisto online non è mai così scontato.

Quando MSC Cruises si è rivolta a Quantcast il suo obiettivo principale consisteva nell’aumento delle vendite dirette (eCommerce e Contact Center) con focus su Francia, UK e Italia, attraverso campagne display in programmatic, mentre la sfida più grande nell’incremento del volume di conversioni online. Aveva bisogno di un partner che avesse a disposizione dati in tempo reale, in grado di assicurare accuratezza e rilevanza su larga scale e capace di garantire una misurazione dell’efficacia delle campagne digital.

Quantcast ha soddisfatto queste esigenze agendo su tre fronti: identify, target e learn. Nel primo step ha definito l’audience di riferimento attraverso l’analisi di coloro che avevano già prenotato un crociera con MSC Cruises, i cosiddetti “converter”. Successivamente, attraverso il modello “Live Audience”, ha identificato utenti in-market per crociere e li ha raggiunti con annunci display. E infine ha fornito a MSC Cruises validi insight relativi alle audience per meglio comprendere i propri consumatori e influenzare altre iniziative di marketing.

Si è così scoperto che se normalmente è la donna a decidere itinerario e periodo della vacanza, l’acquirente finale rimane sempre l’uomo in Francia, Italia e UK, e che tra i 3 paesi esistono profonde differenze. In Francia ad esempio si finalizza l’acquisto via desktop, in UK si finalizza anche con 13 mesi di anticipo e si preferiscono mete asiatiche o americane. In Italia invece le preferenze ricadono su mete nord europee e spesso sull’online si arriva solo al preventivo, concludendo l’acquisto nel punto fisico. Quantcast ha inoltre fornito approfonditi insight sociodemografici sui diversi target.

Un approccio di successo che ha permesso alla compagnia di crociere di ottimizzare il CPA del 87%, di aumentare i Roas vs Goals del 148% e di incrementare il traffico Paid&Organic del 167%.

Ora però è tempo di una brand strategy. Sfruttando le possibilità di branding offerte da Quantcast, MSC Cruises, infatti, non vuole più lavorare solo sull’ultimo step del funnel ma raccontarsi al proprio target attuale e potenziale. I prossimi passi saranno quindi influenzare l’intent e la consideration utilizzando le capacità di targeting avanzate offerte da Brand Audiences, incrementare il target engagement grazie a formati ad alto impatto in grado di comunicare i valori del brand ed alimentare i prospect adottando modelli di attribuzione capaci di valorizzare e misurare le attività rivolte all’acquisizione di nuovi clienti.

Nella foto: Ilaria Zampori, General Manager Quantcast Italia

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NETCOMM E MAGNEWS INDAGANO I DIVERSI VOLTI DEL CONSUMATORE DIGITALE

Presentazione standard di PowerPoint

“Il consumatore si è duplicato, è un pirandelliano personaggio in cerca d’autore dalle mille sfaccettature”, ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, introducendo questa mattina a Milano la ricerca “Il Consumatore Digitale allo Specchio”, condotta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, in collaborazione con Diennea MagNews, azienda socia del Consorzio e leader in Italia da oltre 15 anni nel digital direct marketing.

È ormai chiaro, in effetti, che la contapposizione “digitale” o “tradizionale” comincia a stare stretta ai consumatori di oggi che hanno voglia di vivere esperienze d’acquisto uniche e personalizzate dove online e offline si intrecciano continuamente.

Per spiegare meglio il concetto Roberto Liscia ha citato il professor Luciano Floridi (docente di Filosofia ed Etica dell’Informazione all’Università di Oxford) che ha definito quella in cui viviamo “Società delle Mangrovie” perché come queste piante vivono alla foce dei fiumi, dove l’acqua è un po’ dolce e un po’ salata, così oggi le persone (i consumatori)  vivono – senza regole predefinite – parte della loro vita online e parte offline, in una dimensione che il professore ha definito “onlife”.

La ricerca si è posta dunque l’obiettivo di individuare il profilo di questo nuovo consumatore digitale e di tracciare il suo customer journey in ottica omnicanale, attraverso un’analisi incrociata di caratteristiche socio-demografiche, comportamenti di acquisto e livello di interazione con i diversi strumenti di relazione tra l’azienda e l’acquirente, provenienti sia dal contesto digitale sia da quello fisico.

La survey è stata condotta su un campione rappresentativo di 29,8 milioni di internauti italiani (uomini e donne di almeno 18 anni di età che risiedono su tutto il territorio nazionale) composto da circa 2.000 individui che hanno acquistato online o offline nei sei mesi precedenti al periodo di somministrazione della ricerca almeno una delle cinque categorie di prodotto oggetto dell’analisi: Abbigliamento, Scarpe e Accessori; Elettronica di consumo; Bellezza e Cosmesi, Salute e Benessere, Arredamento e Home Living. I dati della ricerca sono ricavati da interviste eseguite online sul panel di Human Highway (OpLine, www.opline.it). Il 70% degli intervistati sono risultati essere e-shopper, mentre il restante 30% acquirenti “analogici”.

La ricerca presenta un’analisi approfondita dei seguenti ambiti:
– i cluster più significativi che compongono l’universo degli utenti internet in Italia e che delineano nuovi profili di consumatori digitali;
– i customer journey tipici adottati da ogni cluster nel contesto online e offline, in termini di touchpoint attivati e di eventi in grado di stimolare la finalizzazione dell’acquisto;
– le peculiarità dei customer journey associati alle cinque tipologie di prodotti analizzati;
– i fattori che inibiscono i consumatori più analogici ad approcciarsi al digitale;
– gli elementi che le imprese devono considerare per sviluppare strategie omnicanale efficaci e per presidiare con successo i diversi cluster, ognuno nella sua specificità.

Tramite la ricerca sono stati individuati 8 diversi cluster di consumatori, ognuno caratterizzato da uno specifico percorso di orientamento all’acquisto.

Gli internauti italiani sono stati segmentati attraverso tre dimensioni relative al percorso di orientamento di acquisto: i touchpoint che hanno composto l’esperienza di shopping, gli eventi (“trigger“) che hanno portato alla finalizzazione dell’acquisto, il canale in cui è stato effettuato l’acquisto (online e offline). Ogni consumatore, approcciando in maniera diversa queste tre variabili chiave, crea la sua personale esperienza di acquisto, dove il contesto online e offline si intrecciano sempre più, fino a creare una nuova – e forse più semplice – dimensione onlife.

IL PROCESSO DI INFORMAZIONE PRIMA DELL’ACQUISTO: I TOUCHPOINT

Nel percorso d’acquisto il primo strumento d’informazione per i consumatori è il motore di ricerca seguito dai siti comparatori, dalle recensioni sui forum e social. Al di fuori dell’online, il processo di orientamento all’acquisto si avvale della raccolta delle opinioni di amici e conoscenti e viene influenzato delle vetrine dei negozi. Tutti questi elementi sono i cosiddetti punti di contatto, ovvero i “touchpoint” tra l’azienda e il consumatore.

I touchpoint attivati prima di procedere a un acquisto online sono superiori a quelli impiegati per l’offline, rispettivamente 1,6 contro 1,3. Ogni categoria di prodotto ha un touchpoint elettivo, in grado di orientare lo shopping sia on sia offline: le vetrine di negozi fisici o siti dei brand per l’Abbigliamento, accessori e scarpe; i motori di ricerca, i comparatori e le review online per l’Elettronica di consumo; i comparatori, i siti eCommerce e la pubblicità tradizionale e online per l’Arredamento & Home Living; le newsletter, i cataloghi via email, le official brand page sui social, la pubblicità sia online sia sui giornali, le riviste e i video dei prodotti sono particolarmente efficaci per gli acquisti di prodotti di Bellezza e cosmesi, mentre i motori di ricerca, le adv online e i pareri di amici lo sono per la Salute e il benessere.

Nonostante quasi tutti i cluster di consumatori abbiano un approccio ominicanale al brand, se si analizza il canale di acquisto utilizzato, online o offline, risulta significativa la differenza tra i touchpoint, che sono più orientati verso il digital nel caso di acquisti online e verso l’offline invece per chi compra in store.

GLI ELEMENTI CHE STIMOLANO LA FINALIZZAZIONE DELL’ACQUISTO: I TRIGGER

Ci sono dei fattori che spingono all’acquisto vero e proprio, ponendo così fine alla fase informativa pre-shopping. Il 70% degli acquisti online e offline analizzato viene innescato da un trigger, cioè un evento specifico che scatena la decisione di acquisto. Nel complesso il trigger più rilevante è la comunicazione diretta da parte dei brand: il 27% degli acquisti è infatti stimolato da email, SMS, notifica push che informano di promozioni oppure della disponibilità di un prodotto di interesse. Questo strumento ha un peso molto rilevante in particolare negli acquisti di arredamento (30%), di abbigliamento (24%) e di prodotti di bellezza (24%).

La ricezione di un messaggio è il trigger più efficace per attivare gli acquisti online (29%) e il secondo per quelli offline (14%), mentre la visita in negozio è il primo per lo shopping offline. La comunicazione basata sugli interessi degli utenti, possibile attraverso la marketing automation, è il primo canale per il ri-acquisto.

LE 8 CATEGORIE DI CONSUMATORI
Attraverso la ricerca, sono stati individuati 8 tipologie di consumatori, caratterizzate da specifici comportamenti di shopping e di relazione con il brand. La segmentazione è stata sviluppata sulla base di tre dimensioni: il canale utilizzato (online o offline), i touchpoint attivati e considerati rilevanti nella decisione di acquisto e gli eventi (trigger di attivazione) che hanno convinto il consumatore ad acquistare un determinato prodotto in un preciso momento.

3 cluster degli 8 identificati sono composti da acquirenti solo offline: il Tradizionalista e-Informato, il Conservatore Irremovibile e l’Influenzabile. Gli altri 5 invece acquistano online più o meno abitualmente e sono: l’Informivoro, lo “Sherlock” digitale (i due cluster con la frequenza di acquisto più elevata), il Fast Shopper, il Look Maniac e il Friend Follower.
Il segmento dei Fast Shopper è il più ampio (31,8%), ma si caratterizza per una spesa media semestrale inferiore agli altri cluster. Il Tradizionalista e-Informato, l’Informivoro e il Friend Follower rappresentano il 27% della popolazione, ma generano il 66% del valore degli acquisti.

Il Tradizionalista e-Informato (9,9%): “L’online è fondamentale: mi serve per i miei acquisti, per lo più tradizionali”
Over 65, alto spendente, acquista offline ma si informa online, perché riconosce le fonti digitali come strumenti utili per reperire informazioni. Utilizza quindi con disinvoltura i touchpoint digitali per orientarsi nei suoi acquisti offline. Rappresenta il cluster con la spesa media più elevata (+130% rispetto alla media).

Il Conservatore Irremovibile (12,7%): “Quando mi serve qualcosa vado in negozio e l’acquisto”
Prevalentemente donna, over 55. È la categoria che ha meno confidenza con il digitale e si caratterizza per avere la spesa media più bassa (-72% rispetto alla media). Acquista solo in negozio, mai online. L’acquisto non è quasi mai preceduto da un processo di orientamento e informazione ed è immune agli stimoli “push”; considera rilevante solo il parere dei commessi in negozio.

L’Influenzabile (7,2%): “Dell’online non mi fido troppo, preferisco lo shopping alla vecchia maniera”
È un cluster variegato, con maggiore concentrazione di donne, sotto i 25 o sopra i 65 anni. Poco digital confident, ma con grande familiarità nell’uso del mobile. Meno fidelizzato a un brand o a un prodotto, compra prevalentemente offline, ma è “digitalizzabile”. La spesa media è bassa (-47%).

L’Informivoro (5,7%): “Prima di fare un acquisto devo essere sicuro al 100% che sia il prodotto giusto per me”
I più evoluti digitalmente, sono maggiormente uomini, under 30. Comprano online e spesso attraverso le App. Sono alto spendenti (+85% rispetto alla media) ma scarsamente fidelizzati ai brand e molto sensibili alle offerte e ai trigger di ogni genere. Hanno un percorso di acquisto molto lungo.

Il Fast Shopper (31,8%): “Quando mi serve qualcosa vado online e l’acquisto”
Soprattutto donne, con un’età media compresa tra i 35 e 54 anni. Comprano online: per loro l’acquisto è la risposta a un bisogno e per questo sono poco influenzate dai trigger. Sono razionali e hanno un ricambio di prodotti elevato. Usano la tecnologia, ma non in modo avanzato. La spesa media è bassa (-44%).

Lo “Sherlock” Digitale (11,7%): “Mi preparo all’acquisto studiando le informazioni che trovo in rete”
Uomini, under 30, molto digital e social confident. Comprano online e via App. La loro categoria di prodotto preferita è l’Elettronica di consumo e difficilmente riacquistano lo stesso prodotto. Sono molto influenzati dai comparatori e dalle recensioni. La spesa è elevata (+25% rispetto alla media). Come per gli Informivori, il loro customer journey è molto articolato.

Il Look Maniac (9,4%): “Prima di comprare devo essere certa che il prodotto soddisferà i miei gusti e quelli delle persone a cui tengo”
Donne, under 24, con una buona confidenza con le tecnologie digitali e molto attive sui social (Snapchat, Youtube e Pinterest). Sono molto attente a quello che dicono i social e gli influencer, danno importanza ai consigli di amici e conoscenti, non trascurano le vetrine dei negozi: cercano ispirazione e sicurezza, vogliono acquistare i prodotti più cool secondo i trend del momento.
Comprano online, principalmente abbigliamento e arredamento. Sono abbastanza fedeli ai brand e la loro spesa è leggermente inferiore alla media (-20%).

Il Friend Follower (11,6%): “Mi informo online, ma poi alla fine è decisivo il parere dei miei conoscenti”
Decidono cosa acquistare basandosi sui consigli di amici e conoscenti. Se vanno in negozio prestano molta attenzione alle opinioni degli addetti alle vendite. Sono principalmente uomini, tra i 55 e i 64 anni. Comprano online, non hanno un brand preferito e sono poco fedeli. La spesa è superiore alla media (+33%).

IL CONSUMATORE ANALOGICO È ANCHE UN PO’ DIGITALE

La ricerca evidenzia che i consumatori che non hanno mai acquistato online o non lo hanno fatto negli ultimi 6 mesi rappresentano il 30% del campione; tuttavia, anche se in modi differenti, utilizzano il digital nel percorso di orientamento all’acquisto. Il motivo principale per chi non ha mai acquistato online, nel 27% dei casi, è l’impossibilità di vedere e toccare quello che stanno comprando; segue chi preferisce un’esperienza di acquisto tradizionale o non ne ha mai avuto occasione.

L’inibizione ad approcciarsi al digitale è dovuta anche ad altri fattori quali la fiducia nel comunicare i propri dati e la perplessità sui metodi di pagamento e consegna. Tuttavia, tra quelli che sono totalmente estranei all’eCommerce, emerge una propensione al contesto digitale. Il 36,6% di coloro non hanno mai acquistato online ha infatti delegato qualcuno a compiere un acquisto per conto proprio. Il 50,6% poi, se avesse la possibilità di pagare il prodotto acquistato online al momento della consegna o del ritiro, inizierebbe a comprare in rete. In questo caso, il 56,7% preferirebbe pagare in contanti, seguito da carta prepagata (44,6%).

Le imprese devono rivolgersi ai consumatori più tradizionali stimolando il dialogo tra loro e il brand e supportandoli nell’approcciarsi agli strumenti di comunicazione e vendita online. A tal fine, possono per esempio includere nel processo di acquisto online dei servizi più tradizionali, legati al contesto fisico, che creino un ponte iniziale di fiducia e confidenza.

“Il digitale sta giocando un ruolo determinante nell’evoluzione dei comportamenti di consumo evidenziati in questa ricerca. Crea nuove forme di interazione tra l’azienda e il brand, più immediate e ingaggianti attraverso strumenti sempre più efficaci, offrendo poi nuove modalità di shopping altamente funzionali ed esperienziali. Per i consumatori analogici, che vorrebbero avvicinarsi all’online ma non hanno padronanza di questo contesto, le aziende devono supportarli a migliorare le proprie competenze verso tutti gli strumenti digitali, dalle modalità di dialogo alle forme di pagamento, ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente Netcomm.

“Se il 70% degli acquisti è guidato da un trigger, le aziende possono fare molto per supportare le scelte dei consumatori. 3 acquisti su 10 sono guidati da una comunicazione diretta, cioè una email o un sms inviati dall’azienda per comunicare una promozione o la disponibilità di un prodotto. In generale, questa ricerca permette a noi aziende di analizzare il consumatore da un punto di vista diverso e attuare strategie specifiche per relazionarci con lui”, dichiara Florida Farruku, General Manager Diennea-MagNews.

CONCLUSIONI

Ogni consumatore è unico. I percorsi di acquisto dei consumatori all’interno del panorama degli utenti internet italiani sono molto differenti e legati a specifiche abitudini, bisogni e livelli di confidenza con i diversi strumenti messi a disposizione delle aziende, sia online che offline. Non esiste perciò una tipologia di consumatore digitale, né tantomeno una
di acquirente “tradizionale”: gli internauti allo specchio si riflettono in una pluralità di profili fortemente differenziati, ma tutti accumunati dalla voglia di vivere esperienze di acquisto uniche e personalizzate.

I brand devono creare esperienze uniche. Le imprese devono utilizzare tutti i dati e le tecnologie a loro disposizione per comprendere in maniera puntuale e tempestiva i comportamenti di consumo dei loro clienti attuali e potenziali. L’approccio onmicanale è necessario per creare relazioni uniche e fidelizzanti.

Omnicanalità: driver della strategia. Le imprese devono analizzare nel dettaglio il loro bacino di acquirenti online, per identificare i segmenti chiave e approcciarsi ad essi mediante strategie multicanale ad hoc. Devono far leva sulla flessibilità tipica degli strumenti digitali, senza dimenticare il ruolo importante che il canale fisico ha anche per questa tipologia di consumatori.

Il Marketing Mix deve essere one-to-one. Le campagne marketing delle imprese, per essere realmente efficaci ed efficienti, devono essere sempre più customizzate e tempestive: solo così saranno composte dal corretto mix di touchpoint lungo tutto il customer journey e attiveranno il trigger giusto al momento giusto.

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GENDER GAP NEI REGALI DI NATALE. MA PER IL 76% DEI GENITORI L’ECOMMERCE È UN CANALE D’ACQUISTO

Nella scorsa settimana Toluna, società leader nel digital market research e nel fornire in tempo reale insight sui consumatori, ha condotto uno studio su 1.000 individui in Italia per scoprire le intenzioni di acquisto per i regali di Natale per i bambini, in particolare indagando sulle distinzioni di genere nella scelta del regalo.

Da sempre il Natale è sinonimo di regali ai bambini ed infatti il 97% degli intervistati da Toluna pensa di acquistare regali di Natale ai propri figli, nipoti o figli degli amici. Per la metà dei rispondenti il budget di spesa sarà uguale a quello del 2016, il 25% dichiara di spendere di più (in particolare il 30% degli uomini contro il 21% delle donne), per il restante 25% invece il budget sarà inferiore. Ben il 76% degli intervistati considera l’online come possibile canale di acquisto contro solo il 5% che non inserisce l’eCommerce tra le scelte possibili (non si riscontra alcuna differenza tra i vari livelli di educazione).

Nell’individuazione del regalo ben il 49% degli intervistati dichiara di essere influenzato dal genere (maschio o femmina), e il 43% dichiara che poterebbe prendere in considerazione di regalare un gioco da femmina a un maschio solo in relazione al tipo di gioco. Fra i genitori sarebbero disposti a regalare ai propri figli maschi i trucchi solo il 3%, le bambole il 11% e la cucina il 20%, ed anche fra i genitori delle femmine non si riscontra grande apertura, solo il 7% accetterebbe di regalare un’arma giocattolo e il 20% un dinosauro

Regali per i Maschi: trucchi e bambole restano dei tabù, la cucina ha più chance
Anche in caso di esplicita richiesta di regalo non in linea con le tradizionali suddivisioni maschio e femmina, genitori, zii e amici non sono in grado di accontentare i bambini. Ecco dunque che solo il 3% di genitori di un maschio sarebbe disposto a regalargli dei trucchi, mentre gli zii crescono quasi al 4%.
Migliora, ma di poco, la situazione in caso di richiesta da parte di un maschio di una bambola, in generale solo il 11% è disposto a regalarla. In questo caso i poli opposti sono proprio nel Nord, infatti il 15% dei rispondenti nel nord ovest la regalerebbe, l’11% al centro, il 10% al sud e solo l’7% al nord est.
Importante conquista maschile è la possibilità di allenarsi già da piccoli ai fornelli, complici forse le tantissime trasmissioni sull’arte culinaria su tutte le reti televisive. Infatti il 20% dei genitori è disposto a regalare una cucina ai propri figli maschi, solo il 14% ai figli maschi dei propri amici e il 17% ai propri nipoti. In tutti i casi sono le rispondenti femminili ad alzare sensibilmente la media (25% delle mamme vs i 15% dei papà) e permane tra i genitori dei maschi un’ampia distanza tra nord e sud, nel primo la percentuale sale al 26% al nord ovest, mentre al sud la percentuale crolla al 16%.

Regali per le Femmine: inutile chiedere armi giocattolo, meglio provare con i dinosauri
Passando alle bambine, solo il 7% delle femmine che dovessero chiedere delle armi giocattolo sarebbero accontentate dagli zii e genitori, l’8% sarebbe accontentata dagli amici dei propri genitori. In questo caso non si riscontra alcuna differenza tra i papà e le mamme che non mostrano alcun scostamento.
Meglio se si chiedono dei dinosauri: circa il 19% dei genitori, zii e amici si sentirebbero di esaudire la richiesta. Anche in questo caso si possono notare delle differenze territoriali tra i genitori con 8 punti percentuali di differenza tra il nord (qui il 25% dei rispondenti accontenterebbe la richiesta) e il centro sud (che si ferma al 17%).

E se i bimbi non esprimono un desiderio?
Giochi di società ed elettronici per i maschi, bambole e cucine per le femmine.
I risultati dell’indagine svolta da Toluna riportano lo specchio di una società che trasmette ai bambini non solo il massimo degli stereotipi, ma che getta anche le basi di differenze culturali che avranno impatti dirompenti anche nel mondo del lavoro. Se infatti il 49% dei genitori regalerà ai figli maschi un gioco di società, questa percentuale crolla al 35% per le femmine, a cui si predilige per il 47% le bambole! Stesso divario per i giochi elettronici, il 35% dei genitori è orientato a regalarli ai figli maschi e solo il 15% alle figlie femmine. Difficile poi stupirsi che i maschi siano più orientati alla tecnologia!
L’ECOMMRCE è TRA I CANALI D’AVQUISTO

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ITALIA NON PROFIT: LA DIMENSIONE DIGITALE DEL NATALE SOLIDALE, UN POTENZIALE TUTTO DA ESPLORARE

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Da oggi sulla piattaforma di Italia non Profit è possibile trovare e confrontare tutte le organizzazioni che hanno attivato uno shop online solidale e che offrono prodotti e doni natalizi con un link diretto ai loro eCommerce.

Italia non profit ha elaborato alcuni dati che fotografano i comportamenti online dei consumatori e dei donatori e mappato le scelte digitali delle organizzazioni non profit che a Natale attivano campagne dedicate ai regali solidali e non solo.

Delle 922 organizzazioni distribuite sul territorio nazionale ed eterogenee per causa sociale e forma giuridica che si sono iscritte alla piattaforma e hanno iniziato a rendere i propri dati trasparenti, Italia non profit ha scelto di osservare un campione di 311 enti che ha inserito informazioni sufficienti per superare una soglia rilevante in termini accountability. Delle 266 organizzazioni che fra queste possiede un sito istituzionale (86% del campione), solo 1 su 4 ha almeno una pagina dedicata alla campagna natalizia: si va da una vetrina di prodotti solidali, a veri e propri eCommerce natalizi.

Se si amplia il campione di analisi e si osservano le homepage delle prime 500 organizzazioni beneficiarie del 5X1000, ordinate per contributo, si scopre che il 25% presenta un riferimento diretto alla possibilità di effettuare regali (solidali), e il 37,5% ha un richiamo specifico al Natale.

“Questi numeri rivelano un potenziale ancora tutto da esplorare per quanto riguarda il tema delle donazioni e dei regali solidali compiuti online nel periodo natalizio”, dichiara Giulia Frangione, Fondatrice di Italia non profit. Secondo i dati 2017 Global Trends in Giving Report la propensione al dono aumenta in corrispondenza del Natale: il 61% dei donatori preferisce donare durante le festività e di questi il 77% sceglie proprio il periodo natalizio per farlo.

“Per le organizzazioni il periodo natalizio offre grandi opportunità e sfide significative, che hanno un filo conduttore: avvicinarsi ai bisogni degli utenti senza perdere di vista la propria identità. Capire i momenti più propizi, capire i linguaggi, prevedere gli impatti può fare la differenza per la maggior parte delle organizzazioni alle prese con la trasformazione digitale. I motori di ricerca, le piattaforme, i social creano connessioni tra l’ente e i donatori che allargano la prospettiva e le opportunità di raccolta fondi; collegano gli enti con i propri beneficiari creando nuovi luoghi nei quali realizzare la propria missione. E il Natale può rappresentare il momento ideale per un percorso verso una maggiore integrazione fra strategie online e offline. Lo studio dei bisogni e delle opportunità è, grazie al digitale, più facile”, conclude Giulia Frangione.

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UNA CORSA AI REGALI SEMPRE PIÙ ECOMMERCE: L’ANALISI PER NATALE 2017 DI IDEALO

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Tra Black Friday e Cyber Monday (appuntamenti irrinunciabili ormai anche in Italia), tra sconti incredibili e iniziative speciali, la corsa ai regali di Natale è iniziata ormai da qualche settimana. E se già da qualche anno tutti i trend relativi all’argomento riguardano sempre più il digitale, quest’anno la tendenza si fa ancora più marcata. In generale cresce sempre più il numero dei consumatori che sceglie l’online per l’acquisto, a maggior ragione quando si tratta della maratona per lo shopping pre-natalizio: comprare tramite e-commerce rende gli acquisti meno stressanti, più comodi e, in molti casi, più economici. A sottolineare tutto ciò i dati idealo, che dipingono un “Natale Digitale” anche per i consumatori italiani.

 

Cresce l’interesse italiano per il Natale Digitale 2017

In Italia lo scorso anno l’interesse dei consumatori onine per gli acquisti natalizi è cresciuto del 56% rispetto al dicembre del 2015. idealo si aspetta un’ulteriore impennata dal Natale in arrivo, viste anche le previsioni fornite da Deloitte nella sua “Xmas Survey 2017”: a fronte di una media europea di 445 euro, l’Italia sarà il terzo mercato di spesa più alto in Europa (con 528 euro, contro i 506 del 2016), dietro a Spagna (con 632 euro) e UK (con 614 euro). Parlando di multi-canalità, secondo la ricerca il negozio fisico resterà predominante, per gli italiani più che per gli europei, ma si registrerà un’importante crescita del mondo online: sempre secondo la survey, la spesa online in Italia segnerà un +16% rispetto al 2016 (più del doppio della media europea).

 

Un consumatore medio diverso dal solito

In questo quadro di rapida crescita, il profilo del consumatore digitale natalizio tracciato da idealo mostra lievi differenze rispetto al solito. Pur restando al secondo posto rispetto agli utenti maschi (al 56,3%), cresce di anno in anno la percentuale di utenti donne (lo scorso dicembre al 43,6% rispetto ad una media intorno al 42%) e l’uso dello smartphone (dalla media del 47,3% ad una percentuale oltre il 50% nel mese di Natale) nelle intenzioni di acquisto manifestate prima delle feste.

 

Cosa portano Black Friday e Cyber Monday

Anche grazie ai risultati registrati dalle giornate per lo shopping “anticipato” rispetto alle festività, ovvero durante il Black Friday e il Cyber Monday, la tendenza all’acquisto “last minute” sembra più contenuta rispetto a qualche anno fa. Il periodo per i regali di Natale va ormai da metà novembre a poco prima delle feste. Secondo le stime, ci saranno comunque dei picchi di traffico per le ricerche dei regali perfetti nella prima e nella terza settimana di dicembre. idealo consiglia, soprattutto a chi non ha approfittato delle offerte di fine novembre, di prestare grande attenzione all’andamento dei prezzi grazie agli strumenti che un comparatore può mettere a disposizione.

 

La categorie più gettonate

Secondo le indagini del portale, le categorie di prodotto più gettonate per gli utenti italiani in vista del Natale 2017 saranno:

-Informatica ed elettronica di consumo (con particolare attenzione per gli immancabili smartphone, ma anche per TV, fotocamere, smartwatch, tablet e notebook);
-Gaming (giochi in scatola e “grandi classici”, insieme a videogame e console di gioco);
-Arredamento ed elettrodomestici per la casa (dai grandi elettrodomestici fino ai robot da cucina e alle telecamere di sorveglianza);
-Abbigliamento e scarpe (con focus sulle sneakers più alla moda);
-Salute, Bellezza & Benessere (in crescita per lo shopping online negli ultimi anni).

Alla luce di queste inclinazioni, la spesa per le festività natalizie nell’e-commerce si muoverà nel 2017 secondo due tendenze: una “classica“, con attenzione alle esigenze dei piccoli e ai prodotti da sempre più apprezzati (come quelli del mondo hi-tech); una “pratica“, orientata ai bisogni della vita di tutti i giorni, sia nella sfera domestica – dalla cucina, agli elettrodomestici, fino alla sicurezza – sia in quella personale – con prodotti per la cura di sé.

 

Dei dati incoraggianti

“I dati che abbiamo registrato rispetto al 2016 e le previsioni per il Natale in arrivo sono davvero incoraggianti per il mondo dello shopping online – commenta Fabio Plebani, Country Manager di idealo per l’Italia – I consumatori sono sempre più attratti non solo dai classici della tecnologia e del gioco, ma anche da prodotti pratici e funzionali che si possono comprare sul web risparmiando. Dal punto di vista del consumatore è quindi importante prestare la massima attenzione ai prezzi, soprattutto in questo che è uno dei periodi di acquisto più intensi dell’anno. Il nostro consiglio è quello di informarsi, mettere a confronto varie soluzioni e opportunità, ma anche sfruttare tutte le funzionalità che un comparatore come il nostro mette a disposizione, come il sistema di alert personalizzato, “prezzo ideale”, e il quadro che permette di conoscere l’andamento generale del prezzo di un prodotto nel tempo”.

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