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LE TRE FASI CHE GUIDANO LA TRASFORMAZIONE DIGITALE NEL FASHION RETAIL

Il mondo del fashion retail è stato protagonista di diversi cambiamenti nel corso degli ultimi decenni, soprattutto a seguito dell’esplosione di internet.
Nonostante tutte le sfide che il settore sta affrontando, come ad esempio la creazione di una customer experience omogenea su tutti i canali, le problematiche legate all’inflazione dei prezzi e alle scontistiche, quello del fashion rimane tuttavia un settore molto interessante in cui operare.
Guardando alla rivoluzione causata dal mondo di internet, si possono delineare 3 fasi che guidano la trasformazione digitale nel fashion retail, fasi che alcuni brand hanno già attraversato mentre altri non ancora. La cosa più importante per i brand è rafforzare la propria brand identity e implementare una “Unique Innovation Proposition” (UIP), perseguendo un reale vantaggio di differenziazione sul mercato.

Fase 1 – La centralità del cliente
Diversi fashion retailer pongono i clienti al centro delle proprie strategie, tuttavia ciò richiede un cambio di mentalità lungo tutta l’azienda, spostando i propri sforzi e le proprie strategie dal prodotto al consumatore. È avvenuto un vero e proprio cambio di tendenza per quanto riguarda il comportamento dei clienti; se prima infatti erano i brand a detenere il pieno controllo della relazione con loro e della gestione della supply chain, ora sono direttamente i clienti ad esigere una qualità dei servizi sempre più alta da parte dei brand. Le aziende operanti nel fashion devono fare in modo di essere raggiunte dai clienti in maniera semplice, indipendentemente dal canale utilizzato. Aspetti come la visione a 360 gradi del cliente, la disponibilità in tempo reale delle scorte in magazzino e un servizio eccellente sono fondamentali in una strategia cliente-centrica.

Fase 2 – Unificare le strategie digitali e i modelli di business su tutti i punti di contatto
Una visione incentrata sul cliente pone le aziende di fronte a una serie di sfide. Prima di tutto, è necessario unificare le strategie in-store con quelle online e ciò richiede che l’e-commerce sia considerato all’interno dell’azienda come una componente di business in grado di generare profitto. Quando i dipartimenti di e-commerce, marketing e IT non operano in sinergia, può accadere che i punti di vendita fisici chiudano, dal momento che non sono più ritenuti importanti da buona parte dei consumatori digitali. Nel caso in cui i brand della moda abbiano anche un’attività all’ingrosso, in questo contesto sia i buyer che i responsabili di marketing coopereranno per digitalizzare lo showroom e offrire ai clienti B2B un sito che permetta loro di fare acquisti pre-stagionali, oppure di modificare gli ordini già effettuati; il tutto in determinati periodi di tempo. La digitalizzazione delle operazioni in campo B2B consente ai fashion brand di diventare più efficienti nella produzione delle varie collezioni, e, se la produzione stessa è connessa alle attività rivolte direttamente al cliente, ciò permetterà ai grandi retailer di anticipare le tendenze della moda.
Un customer journey omnicanale e una dashboard digitale per le decisioni strategiche rappresentano dei fattori chiave al fine di unificare le strategie in-store e digitali.

Fase 3 – Il cliente multidimensionale
In questa terza fase il cliente è ancora una volta al centro dell’attenzione. Mentre i brand che attraversano la seconda fase si focalizzano maggiormente sui dati, quelli che invece attraversano questa terza fase cercano di utilizzare al meglio questa grande mole di dati, cercando di far emergere dei trend che permettano loro di anticipare il comportamento dei clienti.
Questi ultimi a loro volta si aspettano un alto livello di personalizzazione, ma allo stesso tempo vogliono che la privacy dei propri dati personali sia rispettata e, per questo motivo, non offrono il proprio consenso al trattamento dei dati se sanno che riceveranno solamente comunicazioni di vendita di scarsa qualità ed efficacia. I consumatori si aspettano che i brand della moda diventino “imprese intelligenti” e che offrano loro un servizio eccellente che tenga conto del loro ciclo di vita e del contesto.
I brand hanno bisogno di un CRM di quarta generazione che non tenga semplicemente traccia dei clienti ma che li coinvolga in maniera efficace; solo in questo modo saranno in grado di primeggiare sul mercato.

In conclusione, ora più che mai, i fashion brand devono fare in modo di implementare una “Unique Innovation Proposition” (UIP) che sia attraente sia per i clienti potenziali che attuali. Essere in grado di coinvolgere al meglio il nuovo consumatore della moda abilita le imprese a creare esperienze eccezionali. Questa evoluzione verso il “consumatore multidimensionale” sta prendendo sempre più piede, e i brand che abbracceranno questa terza fase della trasformazione digitale otterranno una maggiore fiducia e fedeltà al brand da parte dei loro consumatori.

di Maria Morais, Global Consumer Industries Principal, SAP Customer Experience

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AttualitàDal Mondo

NETCOMM FOCUS FASHION & LIFESTYLE: CRESCONO I CONSUMATORI (+11%) E LA SPESA ONLINE (+15%)

Oggi si è svolto a Milano, a Palazzo Mezzanotte, per il secondo anno consecutivo, il Netcomm Focus Fashion & Lifestyle, l’appuntamento di riferimento per la trasformazione digitale e l’eCommerce delle aziende del fashion, del beauty e del design promosso da Netcomm in collaborazione con Fashion Magazine.

Crescono le persone che utilizzano abitualmente il web per effettuare i propri acquisti: il numero di eShopper nel mondo è salito da 1,77 miliardi del 2017 a quasi 2 miliardi nel 2018, e si prevede che entro il 2022 arriveranno a superare i 2,5 miliardi. Anche le vendite online seguono questo trend: nel 2017 hanno superato i 2.300 miliardi di dollari e si stima che nel 2018 sull’online verranno effettuati acquisti per un valore di oltre 2.800 miliardi (fonte: Statista 2018). Anche il mercato del lusso nel suo complesso segue il trend crescendo in maniera consistente nell’ultimo decennio: la spesa per questa tipologia di beni è salita di quasi 100 miliardi di euro, passando dai 170 miliardi del 2007 ai 262 del 2017.

Il numero di consumatori mondiali che scelgono il web per acquistare capi di abbigliamento, footwear e accessori aumenta con un tasso di crescita annuo medio del 9% tra il 2016 e il 2022: sono passati da 948 milioni nel 2016 a 1.062 milioni nel 2017; le stime per il 2018 li attestano a 1.178 milioni e il trend proseguirà nei prossimi anni fino a toccare la quota 1.580 milioni nel 2022. L’incremento della spesa di questi consumatori in abbigliamento e accessori aumenta a un tasso di crescita annuo medio ancora superiore (12%) tra il 2016 e il 2022, passando da 322.521 milioni di euro (2016) a 377.704 milioni di euro (2017), quest’anno supererà i 435 milioni fino ad arrivare a 645 milioni nel 2022.

“La crescita degli acquirenti online è inarrestabile e più della metà delle persone che scelgono questo canale acquistano prodotti lifestyle” commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “La Cina si conferma il mercato online più importante nel mondo per quanto riguarda il fashion con acquisti per un valore di oltre 176.730 milioni nel 2017, circa il 50% della spesa mondiale in questo settore, ma la crescita delle persone che si rivolgono al web per acquistare abbigliamento, accessori, cosmetica e prodotti di design è una tendenza planetaria e le imprese sono chiamate a cogliere le opportunità offerte dall’ecosistema digitale. I consumatori sono sempre più informati e consapevoli e la maggior parte di essi (il 61%) si aspetta una forte trasformazione del settore indotta dalle nuove tecnologie, con un grande impatto del digitale sui modelli di acquisto. Il 39% vorrebbe servizi di home delivery di alta qualità, il 44% chiede forti programmi di loyalty e il 45% desidera prodotti e servizi sempre più personalizzati. Inoltre, è fondamentale che il negozio fisico si evolva in chiave omnicanale facendo da ponte fra mondo fisico e digitale e ridefinendo le modalità di relazione con la clientela”.

Il negozio è ancora un luogo cruciale (anche alla luce del fatto che nei punti vendita viene effettuato il 63% degli acquisti) ma la rivoluzione tecnologica lo sta riconfigurando: basti pensare al self-checkout e al programma loyalty proposti da Zara, all’integrazione di online e offline di Sephora, che con il suo click&collect permette di acquistare il prodotto sul sito e ritirarlo in 2 ore nel punto vendita, al negozio-entertainment di Adidas o alla virtual reality integrata nei punti vendita di Gucci. L’acquisto è soltanto una parte del processo conversazionale che si instaura tra il cliente, il brand e il venditore e diversi fattori contribuiscono a rendere soddisfacente l’esperienza in negozio: il 58% dei consumatori ritiene importante il pagamento self-service, il 70% apprezza la possibilità di trovare offerte real-time personalizzate, il 57% giudica utili gli schermi per vedere e ordinare prodotti, il 73% vuole addetti alla vendita preparati. Il personale del negozio è portatore di una nuova cultura e deve essere adeguatamente formato, visto che il suo ruolo è fondamentale per la creazione di una relazione rinnovata col cliente, che anche grazie alla tecnologia diventa più esperienziale e caratterizzata dall’erogazione e dalla condivisione di contenuti.

“Il digitale sta offrendo opportunità allettanti a tutte le imprese attive nel settore del fashion, della cosmetica e del design, alcune delle quali esprimono tutta la qualità del Made in Italy”, prosegue  Liscia. “Brand e aziende dovranno essere capaci di ripensare in modo profondo i propri modelli di business e la relazione con il mercato: saranno chiamati ad accorciare i tempi del ciclo che porta dal design allo scaffale”.

Quella della in-store experience è una delle aree di investimento prioritarie per la crescita del Digital Lifestlyle secondo i professionisti del settore, indicata dal 26% del campione; il 60% è convinto che si debba investire sull’integrazione omnichannel e sul marketing digitale, il 34% menziona CRM e programmi di loyalty, il 26% indica brand building e difesa del prezzo e il 24% ritiene importanti investimenti IT per digitalizzare la value chain. Quest’ultimo è un fattore sicuramente cruciale: oltre a offrire la possibilità di disintermediazione attraverso la vendita diretta, a raccogliere grandi quantità di dati sui comportamenti e i desideri degli utenti che permettono di creare offerte coerenti ad essi, le nuove tecnologie consentono infatti di digitalizzare tutta la catena del valore, rendendo i processi più efficienti e rapidi.

“Le aziende dei settori costitutivi del made in Italy e dell’Italian Lifestyle si trovano a dover compiere un doppio salto di qualità”, aggiunge Marc Sondermann, CEO & Editor-in-chief Fashion Magazine e eBusiness Magazine. “Da una parte sono costrette a cambiare pelle in modo profondo, integrando online e offline, dall’altra si trovano obbligate a ottenere quella massa critica imprescindibile per essere preponderanti a livello mondiale nella loro nicchia di riferimento”.

A seguire, le Tavole Rotonde con protagonisti del mercato che hanno affrontato alcuni temi di grande attualità: da Alessandra Domizi, Industry Head Retail and Fashion di Google Italia, che ha ricordato la promozione di Yoox di 5 secondi solamente per conquistare l’oggetto in vendita; a Marco Adami, Senior Product Manager Business Development di DHL Italy, che ha sottolineato il valore aggiunto della vera consegna “su misura”; a Lars Feldscher, Head Astounding Commerce Dach, che ha evidenziato le contraddizioni e le specificità geografiche dei consumatori: come gli Italiani che preferiscono le App per eCommerce (70% vs 52% dei tedeschi), e non “si divertono” a fare shopping online (38% vs 57% USA).

Nel pomeriggio, hanno chiuso la giornata due sessioni alternative, in simultanea, che hanno preso in esame le tante varie declinazioni dell’eCommerce, dalle soluzioni logistiche alle nuove frontiere del retail, all’ultimo miglio dell’eCommerce, fino ai suggerimenti per incrementale le conversion.

 

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Dal MondoMerchant

SAILOGY ACQUISISCE MASTER YACHTING E PONE IL MEDITERRANEO AL CENTRO DELL’OFFERTA

Sailogy, start-up italo-svizzera ha appena perfezionato l’acquisizione del 100% di Master Yachting, da tutti considerata come il colosso indiscusso nel mercato del charter nautico. Dalla sua sede nel cuore della Baviera, l’azienda tedesca è nota per la sua altissima qualità e per l’attenzione maniacale alla soddisfazione dei clienti. Dato il suo valore altamente strategico è stata acquisita da TUI nel 2008 e successivamente dal fondo d’investimenti di KKR nel 2017 insieme agli altri brand di Travelopia.

Sailogy.com, forte di un parterre di ben 60 investitori privati, che negli anni hanno dotato l’azienda di oltre 10 milioni di euro di capitali, si è sempre distinta sul mercato per la forte impronta tecnologica. Oggi infatti Sailogy è l’unica società al mondo che permette ai clienti di prenotare le vacanze in tempo reale con pagamento e conferma istantanea. La combinazione delle due società unisce quindi l’esperienza di Master Yachting con la spinta innovativa di Sailogy. Per entrambe “La parola chiave è “qualità”, sottolinea Manlio Accardo, CEO e fondatore di Sailogy, “abbiamo sempre riconosciuto Master Yachting come simbolo di grande affidabilità nel settore.”

Master-Yacthing continuerà ad essere l’agenzia di riferimento per il mercato tedesco, e godrà da oggi di una forte spinta innovativa per raggiungere anche una nuova clientela più giovane, abituata a prenotare le vacanze dal computer, o più ancora dallo smartphone. Grazie al software di Sailogy sarà possibile infatti non solo prenotare le vacanze in barca ma anche condividere messaggi, foto e pagamenti con il proprio gruppo di amici.

Vale oltre 50 miliardi di euro all’anno il mercato del noleggio barche ed è testimone di uno dei maggiori trend di crescita nel comparto dei viaggi con incremento del 5,5% anno su anno. Concentrato per il 70% nel Mediterraneo il mercato è popolato da migliaia di operatori tra società di charter, agenzie e siti internet. Proprio il web sta ulteriormente trainando la crescita e ha avvicinato le nuove generazioni ad una tipologia di vacanze che non richiede competenze particolari o spese ingenti. Basti pensare che una vacanza in barca ha un prezzo medio di circa 50€ al giorno a persona.

L’acquisizione di Master Yachting è la terza operazione strategica annunciata da Sailogy in soli 6 mesi. Dall’inizio del 2018 infatti è stato prima siglato un accordo di distribuzione in “white label” con il Gruppo Beneteau (che non a caso ha la Francia come primo mercato di sbocco) e poco dopo è stato perfezionato il merger con Antlos.com, start-up italiana per il noleggio di imbarcazioni da privati. Continuando a porre come valore principale la qualità dei servizi e dell’offerta, Sailogy gestisce una gamma di prodotti estremamente ampia: dal noleggio esclusivo di una barca con o senza skipper alla prenotazione di una cabina per una vacanza condivisa fino a vere e proprie vacanze esperienziali o eventi in barca.

Anche se le esigenze e le abitudini di spesa del mercato tedesco ed italiano sono diverse, il mediterraneo è la destinazione principale per coloro che scelgono una vacanza in barca. Mentre per gli italiani le mete domestiche sono comprensibilmente le predilette (Isole Eolie e Egadi, la Maddalena, Costiera Amalfitana e Arcipelago Toscano in primis), per i viaggiatori tedeschi la scelta ricade al 30% sulla Croazia. Ciò nonostante negli ultimi anni la quota di turisti tedeschi che noleggia una barca in Italia è fortemente aumentata. E il Bel Paese si candida a giocare un ruolo sempre più di primo piano.

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LA PIATTAFORMA ONLINE REBELLE.COM CRESCE CON AD4VENTURES

Rebelle

È dedicata all’abbigliamento firmato second-hand la piattaforma online Rebelle.com, che ha ricevuto un investimento multimilionario da parte di Mediaset. L’affare, basato sul modello media for equity, darà un nuovo impulso alla crescita internazionale del portale tedesco di re-commerce. La nuova partnership strategica coinvolge Ad4Ventures, l’iniziativa di venture capital messa in atto da Mediaset, nuovo azionista di Rebelle. Mediaset offrirà promozione e comunicazione a 360º attraverso i propri canali di distribuzione, con l’obiettivo di espandere la presenza del brand Rebelle in Italia.

Cécile Wickmann, fondatrice e CEO di Rebelle – StyleRemains GmbH, spiega: “Grazie a questa partnership a lungo termine, avremo modo di promuovere la crescita internazionale di Rebelle e accrescere la nostra brand awareness in Italia, raggiungendo risultati senza precedenti. I consumatori italiani contribuiscono in maniera rilevante al nostro marketplace internazionale. Lavorando con Mediaset, potremo raggiungere un gruppo ancora più grande di potenziali nuovi clienti, grazie alla nostra selezione esclusiva di articoli firmati second-hand. L’ingresso in Italia sarà accompagnato da una serie di eventi retail in collaborazione con alcuni marchi selezionati e concept store sul territorio nazionale”.

Katia Rizzo, responsabile di Mediaset Ad4Ventures, conferma: “La nostra azienda investe esclusivamente in modelli di business comprovati con un management molto forte e siamo davvero emozionati di poter contribuire al successo di Rebelle in Italia”.

La sede dell’azienda è ad Amburgo, ma già due terzi degli ordini gestiti riguardano transazioni al di fuori dei confini nazionali e collegano clienti in 29 Paesi diversi. Il sito, che offre oltre 100.000 articoli firmati selezionati e brand come Hermès, Chanel e Louis Vuitton, registra un traffico di oltre un milione di utenti singoli al mese.

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Dal MondoPiattaforme

RICERCA DI TRIPADVISOR: METÀ DEGLI ALBERGATORI VEDE LA SHARING ECONOMY COME UNA MINACCIA

TripAdvisor ha rilasciato i risultati del sondaggio effettuato sul settore dell’ospitalità, un’indagine volta a comprendere le problematiche, le sfide e le opportunità che impattano sul settore dell’ospitalità.

Il report si basa su un’indagine che ha coinvolto 2.395 proprietari di business dell’ospitalità intervistati attraverso TripAdvisor in Europa e negli Stati Uniti ed è stata condotta dall’agenzia di ricerca indipendente Ipsos per conto di TripAdvisor. Lo studio vuole proporre una fotografia della prospettiva dei proprietari di business sui fattori che impattano sulle loro attività e sulle aree principali su cui intendono concentrarsi e investire nel 2018 e oltre.

Le condizioni economiche rimangono un fattore di preoccupazione per i business dell’ospitalità in Europa, con il 43% degli intervistati che ha dichiarato che l’economia sta avendo un impatto negativo sulla loro attività. In Italia questa quota è pari al 44%, ma i business italiani sono allo stesso tempo più propensi a percepire positivamente l’economia globale rispetto alla media europea (26% vs 19%). Gli altri due fattori principali che preoccupano i business italiani sono i disastri naturali (42%) e il terrorismo (32%). Questi fattori accomunano sia i proprietari di hotel sia quelli di ristoranti, ma quando si tratta invece di sharing economy la preoccupazione per le due tipologie di proprietari cambia sensibilmente: la metà degli albergatori italiani la percepisce come una minaccia (50%) mentre per i ristoratori la quota si attesta al 21%. È interessante notare che la percentuale di business nazionali preoccupati per i risultati delle elezioni italiane del 2018 è molto bassa: solo il 10%.

Per quanto riguarda l’online, i business italiani sembrano consapevoli della sua importanza, ancor più dei colleghi europei: il 96% darà priorità alla reputazione online (93% in Europa), il 77% si concentrerà sulle prenotazioni online (74% in Europa) e il 94% si focalizzerà sulle recensioni online relative alla propria struttura (92% in Europa).

Oltre a svelare le principali preoccupazioni dei business nel 2018 individuate in una lista che ne indicava 8, il report ha anche evidenziato le principali aree su cui i professionisti dell’ospitalità intendono concentrarsi nei prossimi due anni selezionate da una lista di dodici problematiche che il settore sta affrontando.

L’89% dei proprietari di alloggi intervistati ha dichiarato che le prenotazioni online rappresentano uno degli elementi su cui si concentrerà nel 2018 e a livello italiano questo dato è persino superiore (91%). Anche la reputazione online e le recensioni sono percepite come un elemento importante da più di 9 proprietari di alloggi su 10 a livello globale mentre a livello italiano è il 97% a focalizzarsi sulla reputazione online e il 95% sulle recensioni online. Quasi la metà dei rispondenti totali (43%) ha in programma di investire in attività per il servizio clienti/la fidelizzazione dei clienti nei prossimi due anni e a livello italiano è il 40% dei proprietari investirà nel servizio clienti.

“Il Report sul settore dell’ospitalità mostra che a prescindere dalle preoccupazioni sull’impatto di fattori esterni come l’economia, i proprietari di alloggi in Italia stanno investendo abbondantemente sulla loro presenza e sulla loro reputazione online” ha commentato Martin Verdon-Roe, TripAdvisor’s VP of Hotels. “Oltre l’80% dei proprietari di alloggi intervistati (93% in Italia) ha dichiarato che quest’anno si concentrerà sul lavorare con i giusti servizi di marketing online, dimostrando l’importanza di avere una solida presenza online”.

Oltre la metà dei proprietari di ristoranti (56%), inoltre, si sta focalizzando sulle prenotazioni online nel 2018 e questa percentuale è persino maggiore in Italia (61%). Oltre tre quarti (76% a livello mondiale e 82% in Italia) si sforzerà di migliorare la propria presenza mobile dato il crescente numero di clienti che cercano ristoranti in mobilità. Il 47% dei ristoratori italiani sta investendo nel servizio clienti, dato superiore alla media europea che è pari al 39%.

“L’indagine di TripAdvisor dimostra anzitutto che la ristorazione è una componente fondamentale del settore dell’ospitalità a livello mondiale. Per l’Italia poi si tratta del servizio in grado di fare la differenza nella competizione turistica. In questo contesto il web è lo strumento che accorcia le distanze permettendo alle nostre imprese di entrare in contatto con milioni di potenziali clienti generando occasioni di consumo e quindi valore” ha dichiarato Aldo Cursano, Vice Presidente Vicario di FIPE. “I risultati che emergono dallo studio sono la testimonianza della ‘coscienza digitale’ acquisita dalla ristorazione italiana anche grazie al lavoro che come Fipe abbiamo fatto in questi ultimi anni per accompagnare i nostri imprenditori verso il cambiamento generato dall’economia 4.0. Dunque l’innovazione come opportunità e non come minaccia per essere protagonisti e per rispondere ai bisogni e ai comportamenti del consumatore digital”.

 

 

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Dal MondoPagamenti

PLANET RIUNISCE LE AREE DI BUSINESS DEL GRUPPO FINTRAX PER MIGLIORARE LE ESPERIENZE DI PAGAMENTO

In un mercato sempre più globalizzato, offrire sistemi di pagamento in grado di soddisfare le esigenze in continua evoluzione di una clientela internazionale rappresenta un asset fondamentale per la crescita del business di aziende in tutto il mondo.

In questo contesto, il Gruppo Fintrax, leader nell’elaborazione di pagamenti digitali multi valuta, ha riunito le sue diverse aree di business sotto un’unica identità di marchio, con una visione unitaria e una strategia di sviluppo di lungo periodo, per offrire a merchant e retailer innovative soluzioni di pagamento sempre più integrate e semplificate.

Con il rebranding Planet integra e rafforza sotto un unico marchio le diverse attività del Gruppo nel contesto dell’ambiziosa strategia di sviluppo culminata con le acquisizioni nel corso del 2017 di importanti realtà del settore quali Planet Payment, società americana leader nei servizi di elaborazione di pagamenti internazionali e multi-valuta e la britannica GB TaxFree .

“L’unione delle nostre molteplici attività in un’unica identità di marchio rappresenta un’importante opportunità per rafforzare ulteriormente la nostra offerta verso i business partner. Una visione e una strategia aziendale unificate sono per noi l’inizio di una nuova fase di crescita, grazie alla quale ci proponiamo di trasformare il modo in cui rivenditori, i marchi e i partner finanziari potranno migliorare l’esperienza di pagamento dei turisti internazionali”, ha spiegato Patrick Waldron, CEO di Planet.

Le attività di Planet includono la gestione completa delle procedure di rimborso iva per i turisti extra UE (business unit Premier Tax Free), il servizio DCC – Dynamic Currency Conversion, che consente ai viaggiatori internazionali di fare acquisti nella propria valuta al momento del pagamento in ogni parte del mondo, e la gestione integrata di micro-pagamenti digitali realizzati tramite applicazioni mobile.

Non solo tecnologia e gestione dei pagamenti, l’expertise di Planet si estende anche ai servizi di business intelligence e di consulenza. Grazie all’analisi dei dati acquisiti attraverso le proprie piattaforme di pagamento integrate, Planet fornisce ai brand informazioni dettagliate sulle tendenze del mercato, i profili e i comportamenti degli acquirenti internazionali. Ciò consente di comprendere meglio le esigenze dei propri clienti internazionali e adattare le proprie strategie di vendita anticipando i trend futuri.

“Grazie alla nuova direzione che ha visto Premier Tax Free diventare parte del nuovo brand Planet, siamo entusiasti di poter offrire anche in Italia sia a clienti consolidati che ai nuovi brand partner, nuove aree di expertise nell’ambito dei pagamenti internazionali. Da oggi siamo in grado di offrire loro un servizio sempre più integrato e potenziare ulteriormente il nostro ruolo di consulenti a 360°, dalla gestione dei processi di pagamento a quella del tax free, attraverso servizi di business intelligence e di consulenza per migliorare la customer experience” conclude Sara Bernabè, Country Manager Italia di Planet

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Dal MondoMerchant

AMAZON ITALIA LANCIA AMAZON BUSINESS: OLTRE 250 MILIONI DI PRODOTTI PENSATI PER LE AZIENDE

Amazon ha annunciato oggi il lancio di Amazon Business: le aziende di ogni dimensione possono ora beneficiare delle nuove funzioni create su misura per la propria attività come la visualizzazione di prezzi al netto dell’IVA, l’impostazione di procedure di approvazione e account multiutente, limiti di spesa personalizzati e la gestione delle fatture. Tutto questo si aggiunge ai prezzi vantaggiosi, alla modalità di spedizione gratuita in Italia per ordini idonei, all’ampia selezione di prodotti, alla comodità nell’effettuare acquisti.

Amazon Business favorisce un facile accesso a oltre 250 milioni di prodotti che qualsiasi azienda può utilizzare, tra cui computer portatili, stampanti, soluzioni di archiviazione, forniture per ufficio, mobili e articoli per la pulizia. Per le operazioni di manutenzione e riparazione, Amazon Business offre un milione di forniture elettriche, attrezzature industriali e per la sicurezza. Le aziende automobilistiche possono accedere a milioni di pezzi di ricambio ed accessori, inclusi oggetti per la manutenzione delle vetture, sostituzioni di parti e pneumatici. I ristoranti possono trovare un’ampia selezione di ottimi prodotti, inclusi oggetti per la cucina e la cottura come stoviglie, forniture per il bar e prodotti per la pulizia. Le scuole e i laboratori possono scegliere tra migliaia di prodotti per attrezzature scientifiche e di laboratorio, come microscopi, misuratori e bilance scientifiche. Dai piccoli commercianti alle grandi aziende, Amazon Business offre i prodotti, le funzionalità e le soluzioni per gestire con efficienza gli acquisti di forniture e ridurre i costi.

Con questo lancio, Amazon Business è ora disponibile negli Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia, Giappone, India, Italia e Spagna e serve le aziende di oltre 60 Paesi in tutto il mondo. “Molti clienti effettuano già acquisti su Amazon.it per le proprie esigenze aziendali. Con questo lancio, Amazon.it ora offre loro un’esperienza molto più comoda. Abbiamo ascoltato i clienti e aggiunto le funzionalità che rendono gli acquisti per le aziende facili e convenienti”, ha dichiarato Todd Heimes, Director di Amazon Business EU.

Amazon Business offre funzionalità personalizzate sulla base delle esigenze delle aziende clienti, tra cui la spedizione gratuita, l’estesione di Prime all’account aziendale, prezzo IVA esclusa e fatturazione IVA, e regole di acquisto sulla base delle necessità e dell’organizzazione aziendale. Vi è poi la tracciabilità, attraverso monitoraggio e analisi dei costi attraverso una reportistica personalizzata, e la possibilità di sconti sui prezzi e sulle quantità.

 

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Dal MondoRetailer

HARRODS RIVOLUZIONA LA PIATTAFORMA ECOMMERCE CON DYNATRACE

Scott Johnson, Head of Ecommerce Technology, Harrods

Harrods è il più importante retailer di lusso al mondo. Serve oltre 65 milioni visitatori, ha realizzato vendite per oltre 2 miliardi di sterline nel 2016 e si colloca tra le principali destinazioni turistiche di Londra. Per poter rimanere un leader globale, l’azienda deve costantemente apportare modifiche per allinearsi alle esigenze e alle aspettative dei propri clienti.

Nel corso di Perform 2018, l’evento europeo annuale di Dynatrace, l’ head of eCommerce technology Scott Johnson (nella foto) ha spiegato: “Harrods offre il massimo in termini di esperienza e assistenza ai clienti; la resilienza e la determinazione di fare il possibile per superare le aspettative dei clienti sono davvero radicate nel nostro DNA”.

Johnson e il suo team sapevano che il sito web di Harrods era carente. Non esisteva una chiara strategia online e pochissimi investimenti da parte dell’azienda; l’esperienza dell’utente era, nelle sue parole, “mediocre”; non esisteva un sistema centrale di gestione dei contenuti, quindi qualsiasi modifica implementata dal team di sviluppo doveva essere eseguita attraverso fasi a rilascio prolungato; non c’era compatibilità mobile; l’integrazione con gli analytics non era all’altezza; e, la tecnologia su cui era stato costruito il sito era una piattaforma obsoleta, fortemente personalizzata e sempre più instabile. Per il bene dei milioni di persone che visitano il sito e ottenere una prima o unica valutazione positiva di Harrods basata su questa esperienza digitale, le cose dovevano cambiare.

Harrods ha cambiato le cose, investendo oltre 200 milioni di sterline per la gestione dell’offerta sia in-store sia digitale. L’obiettivo? Garantire che l’esperienza unica nel suo genere, famosa in tutto il mondo, che i clienti vivono entrando nel negozio fisico, potesse essere paragonabile a quello che offre il sito web.

Al centro di questa trasformazione digitale c’era una strategia per il rifacimento e il riposizionamento del sito web, basata su 600 criteri che l’azienda aveva definito come una nuova visione per la sua presenza online. Il nuovo sito di Harrods ora vanta: Template di prodotti multipli per visualizzare i prodotti in modi più pertinenti per i clienti; un design più reattivo, single-site, mobile-first; un uso adattivo di JavaScript che consente un utilizzo rapido ed efficiente; coerenza visiva end-to-end che coinvolge il negozio, il sito web e la posta elettronica; design delle pagine completamente modulare, accompagnato da una fotografia di prodotto in alta qualità; funzionalità di condivisione migliorate; migliore integrazione tra prodotti in-store e contenuti online per quei prodotti.

“È davvero un nuovo inizio per noi online. C’è ancora molto che possiamo fare e Dynatrace è una parte fondamentale in tutto ciò”, ha affermato Johnson.

Il rinnovato sito di Harrods ha riscosso un enorme successo da un anno a questa parte: migliore SEO grazie a più contenuti, tassi di conversione raddoppiati, una maggiore autorità nel settore della moda (che conta per circa un terzo delle vendite online) che sta attirando più marchi da Harrods, più offerte di prodotti e più partnership dirette con i brand.

Johnson e il suo team hanno utilizzato Dynatrace per supervisionare l’integrazione dei sistemi dietro la realizzazione del nuovo sito e nell’ultimo anno si sono affidati al monitoraggio proattivo per risolvere i problemi iniziale già all’inizio del progetto del cliente, ridurre al minimo i tempi di fermo e offrire la migliore esperienza utente possibile.

Harrods sta già valutando nuovi strumenti Dynatrace per contribuire a rendere la presenza digitale di dell’azienda ancora più all’avanguardia nel coinvolgimento dei clienti online.

 

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AttualitàDal Mondo

DELIVEROO PRESENTA MARKETPLACE+, PER I RISTORANTI CHE CONSEGNANO DIRETTAMENTE

Deliveroo rilancia e si candida a divenire l’azienda di riferimento del cibo, quella che garantisce ai consumatori la più ampia scelta, il miglior prezzo e il miglior servizio ai clienti. Dopo aver costruito una rete che può già contare su trentacinque mila rider nel mondo (di cui duemila in Italia), il leader dell’online food delivery lancia Marketplace+: la piattaforma che includerà anche i ristoranti che effettuano le consegne con i propri rider.

I ristoranti potranno avvalersi sia dei rider gestiti in autonomia sia degli oltre duemila che già collaborano con Deliveroo, aumentando il numero di ordini gestibili ed ampliando gli orari in cui effettuano consegne.
Deliveroo sarà la casa di Marketplace+: i ristoranti potranno scegliere come meglio offrire la consegna e i consumatori avranno un’offerta più ampia anche in termini di prezzo e servizi. Nessun’altra azienda del settore food delivery offre questo mix di
servizi a ristoranti e consumatori. A partire da luglio i consumatori troveranno nella App sia i ristoranti che i consegnano
attraverso i rider che collaborano con Deliveroo, sia i ristoranti che consegnano cibo in autonomia.

In pratica, questo si traduce in un aumento del 50% dei ristoranti disponibili per i consumatori. Deliveroo prevede di aggiungere 1500 nuovi ristoranti entro fine anno, alla rete oltre tre mila ristoranti in Italia che già utilizzano la rete dei rider
Si avrà inoltre una spinta alla crescita dei ristoranti che consegnano in autonomia e che potranno avvalersi dei rider di Deliveroo. Questo aiuterà i piccoli ristoranti ad estendere la propria offerta di consegna, incontrando una domanda crescente di consegne e aumentando il fatturato.

Grande espansione, infine, delle zone raggiunte da Deliveroo, che si impegna ad espandersi in Italia, introducendo questo nuovo servizio e lavorando con molti nuovi ristoranti: obiettivo tre milioni di nuovi consumatori. I ristoranti che sono già partner, inoltre, potranno avvantaggiarsi della disponibilità di nuovi consumatori per generare  maggiori vendite.

Deliveroo è in grado di lanciare questa iniziativa grazie al successo del suo servizio, che è profittevole nei mercati già maturi. Il nuovo servizio sarà lanciato in Italia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Australia, Hong Kong ed Emirati Arabi. E presto sarà disponibile anche negli altri Paesi dove opera. Le prime città italiane in cui sarà attivato il servizio sono Milano, Cagliari e Genova.

“Deliveroo ha sempre offerto ai consumatori ottimo cibo dove e quando lo desiderano”, commenta Matteo Sarzana, General Manager Deliveroo Italia. “Il nostro obiettivo è offrire una scelta ampia e un servizio eccellente. Deliveroo crede nell’innovazione che porta ai consumatori la più ampia offerta offerta di cibo. Abbiamo introdotto delle nuove cucine destinate solo alla consegna, assicurando cibo eccellente nelle zone dove non era disponibile. Stiamo investendo in nuovi concept di ristoranti per far crescere innovazione e imprenditorialità nel settore, in particolare aiutando gli chef di oggi e di domani.
Oggi Deliveroo va oltre. Offre la possibilità ai ristoranti che consegnano in autonomia di entrare nella nostra piattaforma, avere a disposizione la nostra rete di rider e al tempo stesso aumentare i piatti che si possono ricevere a casa o in ufficio con Marketplace+. Noi vogliamo consegnare il cibo preferito di ciascuno dove e quando le persone lo vogliono”.

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AttualitàDal Mondo

I FATTORI CHE INFLUENZANO I CONSUMATORI NELLA SCELTA DEI RISTORANTI. UNA RICERCA TRIPAVISOR

TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato oggi i risultati della ricerca “Fattori che influenzano le decisioni dei clienti” volto a comprendere il ruolo delle recensioni online nel processo di scelta di un ristorante da parte dei consumatori. L’indagine ha analizzato le abitudini dei consumatori che mangiano fuori casa attraverso un panel composto da oltre 9.500 persone provenienti da Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

“I risultati di questo sondaggio mostrano non solo quanto le recensioni online siano importanti ma anche che vengono utilizzate per scegliere ristoranti sia in viaggio sia nella propria città”, ha dichiarato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor in Italia. “Un altro dato chiave emerso dalla ricerca è l’importanza delle risposte alle recensioni che di fatto spingono i consumatori a scegliere un ristorante nonostante la presenza di recensioni negative. Infine, è interessante notare la conferma dei consumatori sull’utilità e l’affidabilità di TripAdvisor anche rispetto ai principali competitor”.

La stragrande maggioranza dei rispondenti italiani (93%) ha dichiarato che le recensioni online influenzano la scelta del luogo in cui mangiare, mentre il 67% è stato influenzato dalle foto del ristorante. Tra i Paesi europei presi in considerazione dallo studio, l’Italia è risultata essere la più sensibile alle recensioni online in ambito gastronomico: la loro influenza nella scelta del ristorante è infatti inferiore per Spagna (91%), Francia (90%) e Regno Unito (87%). Unico Paese a superare l’Italia sono gli Stati Uniti con il 94%.
Il 92% dei rispondenti italiani ha inoltre affermato che i contenuti di TripAdvisor relativi alla ristorazione li hanno spinti a provare un nuovo ristorante. La Spagna è l’unico Paese in cui la percentuale è risultata superiore (94%), mentre è inferiore per Regno Unito (87%), Francia (89%) e Stati Uniti (90%).

Rispetto a Facebook e Google, il 92% dei rispondenti italiani ha dichiarato di preferire TripAdvisor per scegliere un ristorante quando si trova nel proprio Paese/città, mentre questa percentuale sale al 96% per la scelta durante un viaggio.

Il 94% dei rispondenti italiani dice di aver letto le risposte della direzione relative alle recensioni di TipAdvisor, dato in linea con quello degli altri Paesi coinvolti nel sondaggio e oltre la metà dei rispondenti (54%) è stato invogliato a provare un ristorante nonostante la presenza di recensioni negative grazie alle risposte della direzione.

I clienti dei ristoranti, infine, utilizzano sempre più i loro dispositivi mobili per trovare ristoranti in movimento, soprattutto nel nostro Paese. Se in Francia, Regno Unito e Stati Uniti meno della metà dei rispondenti ha dichiarato di cercare abitualmente ristoranti nelle vicinanze utilizzando il proprio smartphone (rispettivamente 41%, 44% e 49%), in Italia la quota sale a quasi 3 rispondenti su 4 (73%). La Spagna segue a breve distanza con il 60%.

Chiude la ricerca l’argomento prenotazioni: più di un italiano su 2 (54%) ha prenotato almeno una volta un ristorante online, mentre è parecchio inferiore il numero di utenti che ha ordinato cibo a domicilio online (28%).

 

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