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VENTIS (BANCA ICCREA): ACCORDO CON DIGITAL RETEX PER PORTARE IL MADE IN ITALY SU WECHAT

Ventis

La piattaforma di eCommerce Ventis.it ha siglato un accordo con l’italiana Digital Retex, trusted partner di WeChat in Europa, per portare il Made in Italy in Cina. Attraverso la creazione di un Official Account (OA) WeChat dedicato, Ventis sarà in grado di interagire e ingaggiare direttamente i consumatori cinesi nel modo per loro più familiare.

Ventis.it è un eCommerce ma anche una startup fintech e un digital enabler. Nasce dall’investimento di Iccrea Banca (capogruppo del Gruppo Iccrea), che ne detiene il 95%, con l’obiettivo di diversificare l’attività bancaria e offrire alle PMI una vetrina digitale per la loro offerta. Ventis.it risponde infatti a una logica di “banca aperta” come abilitatrice digitale delle tante PMI produttrici di eccellenze del territorio, soprattutto clienti delle Banche di Credito Cooperativo, a supporto delle quali Ventis e lo stesso Gruppo Iccrea lavorano quotidianamente.

Grazie all’accordo con Digital Retex, Ventis potrà offrire alle sue aziende clienti un canale privilegiato per sviluppare il proprio business eCommerce anche in Cina. WeChat in Cina non è solo un social media, ma una piattaforma di servizi con 1 miliardo di utenti attivi al mese e una penetrazione nelle maggiori città che supera il 93%, utilizzata per chattare, navigare, acquistare prodotti e servizi e pagare online.

Antonio Galiano, Executive Chairman di Ventis e Head of Digital Payments di Iccrea Banca commenta: “puntiamo a sostenere l’internazionalizzazione delle PMI del territorio, vero motore produttivo del paese e a rafforzare la posizione del made in Italy all’estero. La partnership è frutto non solo di un’opportunità di business ma una necessità imposta dalle nuove sfide digitali e permetterà di estendere tutto il processo di digitalizzazione anche all’estero, arricchendo così la nostra offerta come digital enabler”.

Fausto Caprini, Amministratore Delegato di Digital Retex spiega: “Grazie agli account ufficiali aziende e brand interagiscono direttamente con i propri follower con messaggi diretti e news: Ventis rafforzerà l’efficacia dell’e-commerce verso 1 miliardo di potenziali consumatori”.

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LA FOTOGRAFIA DELL’ECOMMERCE ITALIANO, REGIONE PER REGIONE, NELLA RICERCA IDEALO

ecommerce idealo

L’Italia viene spesso rappresentata come un unico territorio all’interno del quale i consumatori digitali si concentrano in particolar modo nella fascia di età 35-44 (per il 27% delle ricerche) con gli uomini che rappresentano il 60,4% degli acquirenti totali, superando di gran lunga le donne che si fermano solo al 39,6%. Ma è corretto ritrarre il nostro Paese dal punto di vista dell’ecommerce come nazione omogenea e compatta, oppure ci sono differenze regionali che danno carattere ad ogni singolo territorio caratterizzando gli acquisti digitali degli emiliani rispetto a quelli dei toscani e così via? A provare a rispondere a questo interrogativo ci ha pensato idealo.

 

Dominano gli smartphone, bene le sneakers

Innanzitutto, per quanto riguarda le categorie più ricercate per ogni regione, al primo posto vi sono sempre gli smartphone, ad eccezione del Molise in cui al primo posto troviamo le sneakers. Le sneakers mantengono ben saldo il secondo posto in Lazio, Campania, Emilia Romagna, Puglia, Marche, Sardegna e Basilicata, pur restando nel podio anche in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Sicilia, Liguria, Abruzzo e Calabria.

Altra categoria che interessa molteplici regioni è quella dei frigoriferi, addirittura al secondo posto delle ricerche in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Liguria e Umbria, a dimostrazione del fatto che l’ecommerce è la soluzione ideale quando si parla di grandi elettrodomestici o accessori ingombranti.

 

Torna l’elettronica di consumo

L’elettronica di consumo ritorna nelle varie classifiche regionali con i notebook, sul podio in Trentino, Umbria e Molise e molto ricercati anche in Veneto, Marche, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana e Basilicata; i televisori, particolarmente cercati in Abruzzo, Toscana, Liguria, Campania, Puglia, Sardegna, Calabria, Friuli e Umbria, ed ancora i tablet, al quinto posto delle ricerche nelle Marche, in Trentino-Alto Adige e in Valle d’Aosta.

 

Moto, foto e videogiochi

E se la Lombardia si dimostra terra di appassionati motociclisti, con un quinto posto dedicato ai caschi, i molisani dimostrano invece una passione per il fai da te, con un quinto posto dedicato agli avvitatori. L’indagine di idealo rivela che è la Calabria ad essere la regione Italiana più appassionata di fotografia, con fotocamere digitali mirrorless e reflex che imperversano nelle ricerche. In Basilicata, nelle ricerche più frequenti, compaiono caschi da sci e da snowboard; in Campania, Sicilia, Puglia, Lazio e Molise i videogiochi, con preferenza indiscussa per Fifa 18, uno dei più venduti di sempre.

Ma la regione Italiana che si discosta in particolar modo dalle altre in fatto di ricerche online è la Valle d’Aosta dove, oltre agli orologi sportivi, la maggior parte delle ricerche riguarda tagliaerba e lavastoviglie. Veneto e Trentino, invece, le regioni più sportive d’Italia, nonché le uniche in cui tra le ricerche più frequenti vi è la categoria delle scarpe da corsa.

Ancora qualche curiosità: tra i cinque prodotti più cercati in Friuli-Venezia Giulia c’è un modellino di una Lamborghini Diablo in scala 1:18; tra i top 5 prodotti in Umbria ci sono i cerchi in alluminio per la macchina mentre in Molise, tra le ricerche d’acquisto più frequenti, ci sono i barbecue a carbonella.

 

La demografia dell’ecommerce italiano

L’analisi di idealo ha rivelato che sono gli uomini ad informarsi di più online, ma quali sono le regioni in cui le donne digitali sono più attive? Al primo posto la Sardegna, seguita da Basilicata, Lazio, Lombardia e Sicilia; all’ultimo posto della classifica il Molise e la Valle d’Aosta. I consumatori digitali più giovani? Sono quelli che effettuano le proprie ricerche dall’Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria e Basilicata: è in questi territori che gli under 44 costituiscono un’importante fetta dei consumatori digitali.

Infine, anche se negli ultimi tempi l’utilizzo del mobile ha sorpassato quello di PC e notebook, ci sono ancora alcune regioni italiane fedeli alla navigazione da desktop, come Valle d’Aosta (65,1%), Trentino (59,3%), Friuli (58,9%) e Liguria (57,2%), territori dove è cospicua la presenza di consumatori digitali over 44, ovvero la fascia della popolazione che, probabilmente, predilige l’utilizzo dei computer e meno degli smartphone, come ci trovassimo di fronte ad un digital divide generazionale. Al contrario, idealo ha registrato una propensione ad usare il mobile nel Lazio (57%), in Lombardia (50,9% ) e in Campania (50,6%).

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PRIMA DI COMPERARE, GLI ACQUIRENTI ITALIANI CONSULTANO AMAZON PIÙ DI GOOGLE

Prima di acquistare online o in negozio gli italiani cercano sul web informazioni sul prodotto desiderato per orientarsi alla scelta: la maggioranza consulta Amazon (77%), molti Google (66%) e altri Ebay (45%). È quanto emerge da una ricerca realizzata da Find, agenzia italiana indipendente specializzata in search marketing, in collaborazione con Duepuntozero Doxa. Tra gli intervistati che hanno dichiarato di utilizzare Amazon o Google, il 50% utilizza entrambi e la maggior parte di questi (55%) consulta in successione prima Google e in seconda battuta Amazon.

“Ormai gli italiani cercano informazioni online non solo prima di un acquisto importante – spiega Marco Loguercio, fondatore e CEO di Find – ma anche per i piccoli prodotti di uso quotidiano, dagli spazzolini al rossetto per fare due semplici esempi, e oggi, oltre ai prezzi, si cercano soprattutto le recensioni e i commenti di quanti quel prodotto lo hanno già acquistato e usato. Ed è qui che Amazon riesce a essere più efficace anche di Google. Per molti prodotti, infatti, le pagine di ricerca dei motori rischiano di sovraccaricare l’utente di dati ridondanti o contraddittori, mentre Amazon nelle sue schede prodotto offre una buona sintesi delle informazioni chiave: prezzo, caratteristiche, immagini e, soprattutto, valutazioni e recensioni”.

Secondo la ricerca di Find, Amazon è considerato uno strumento di riferimento in tutte le fasi dell’acquisto. Per il 91% degli italiani intervistati è utile (per il 43% è molto utile) nel momento iniziale di ricerca del prodotto, per l’87% in quello di valutazione e per il 93% quando si tratta di effettuare l’acquisto. Per la fascia di età più giovane Amazon risulta meno utile soprattutto nella fase iniziale di ricerca e valutazione del prodotto.

La maggior parte degli italiani (oltre il 60% delle donne e il 70% degli uomini) che ha fatto ricerche su Amazon prima di un acquisto negli ultimi 6 mesi ha poi ultimato l’acquisto su un altro sito di eCommerce o in negozio. Questo dato conferma come Amazon stia assumendo sempre di più anche la funzione di motore di ricerca.

Su Amazon le informazioni che gli utenti ritengono più rilevanti sono – in ordine – il prezzo, le recensioni e i dettagli tecnici del prodotto, mentre quelle a cui si presta meno attenzione sono le taglie disponibili, i consigli d’uso e le informazioni sul post vendita. Per gli over55 conta più il prezzo, mentre per la fascia di utenti tra i 35 e i 44 anni le recensioni.
I prodotti più ricercati su Amazon sono quelli legati all’elettronica di consumo come tv, pc, casse sonore, stampanti ecc. seguiti da elettrodomestici e telefonia (smartphone, telefoni fissi e relativi accessori). Al quarto posto la categoria “idee regalo”. Il 50% degli intervistati si affida ad Amazon quando è alla ricerca di un articolo da regalare, visto che si offrono suggerimenti d’acquisto, la consegna in tempi ristretti per regali “last minute”, oltre che l’opzione del buono Amazon che può esser speso per acquisti di ogni genere.

Sono soprattutto gli uomini (71%) a vedere Amazon come riferimento per l’elettronica di consumo, mentre per le donne sono gli elettrodomestici (55%) e le idee regalo (61%) la principale motivazione per ricorrere ad Amazon. Gli over 45 sono i più interessati all’elettronica di consumo, mentre i 55-64enni cercano soprattutto gli elettrodomestici. I più giovani vanno a cercare (e, spesso, a comprare) su Amazon i nuovi smartphone e relativi accessori.
L’elettronica di consumo è anche la categoria che al termine di una ricerca finisce per essere acquistata più frequentemente.

Oltre la metà degli italiani, in leggera prevalenza uomini e nella fascia di età 18-44 anni, utilizza il suo smartphone – spesso o per lo meno ogni tanto – per cercare informazioni sul prodotto che sta provando all’interno di un negozio. È per questo motivo che Amazon, così come anche altri player, ha sviluppato negli anni apposite app che, partendo dalla foto di un prodotto forniscono disponibilità, prezzo, alternative.

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INDAGINE SU UTENTI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: PERCEZIONE POSITIVA, MA ATTENTI ALLA PRIVACY

L’Intelligenza Artificiale è diventata parte integrante della quotidianità per quella fetta di italiani – 13,5 milioni di utenti – che praticano l’ecommerce almeno una volta al mese (gli heavy eShopper): risulta infatti che la quasi totalità degli intervistati (98%) ha incontrato A.I. almeno una volta durante la navigazione. Tra questi 13,5 milioni, ben 12,5 utilizzano servizi erogati con il supporto di Intelligenza Artificiale, che per il 64% degli utilizzatori – ovvero per 8 milioni di utenti – rappresenta una cosa positiva. Il 30%, invece, pari a circa 3,8 milioni di persone, ha nei confronti dell’AI un atteggiamento di indifferenza (la metà di questi non la ritiene importante per la fruizione del servizio) e, infine, il 6%, pari a poco più di 700.000 persone, ha maturato un’opinione negativa.

Se prendiamo in considerazione l’erogazione dei servizi, l’Intelligenza Artificiale è percepita dal 32% come una vera opportunità per chi effettua circa a un acquisto al mese, una percentuale che sale al 45% tra chi effettua almeno un acquisto a settimana. Di questi ultimi però solo il 24% è totalmente ottimista riguardo ad un uso corretto dell’AI rispetto alla propria privacy. Le aspettative verso l’Intelligenza Artificiale sono alte: il 52% la associa ad una maggiore velocità, il 46% è convinto che porti più servizi e funzionalità, il 43% maggiore aderenza alle esigenze personali e il 37% maggior gradevolezza dell’interazione e della navigazione. Infine, domandando al campione, attraverso un’associazione libera, a cosa faccia pensare l’AI, emerge che esistono sacche di ignoranza sul tema, prova ne è che il 4% la definisce “inutile” e “finta”, il 3% l’associa a “fiction” o “fantascienza” e il 10% ne ha paura considerandola pericolosa.

Sono queste le evidenze più significative che emergono dalla 2° edizione della Ricerca Experience Matters – presentata il 28/06 al Politecnico di Milano – che ha indagato gli AI Pattern, ovvero la familiarità, il percepito e l’agito degli utenti circa la presenza di Intelligenza Artificiale durante la navigazione online, ma anche il processo di acquisto multicanale, potenziando e aggiornando la segmentazione degli heavy eShopper italiani, in continuità e integrazione con il percorso intrapreso con la prima edizione 2017, focalizzata su Dark Pattern e fenomeni interruttivi della navigazione online

Anche quest’anno l’indagine è stata realizzata da Personalive – società di consulenza strategica di marketing multicanale che si occupa di ricerche di mercato basate sull’approccio Dynamic Personas – in collaborazione con POLI.Design – attraverso la Experience Design Academy – e GreatPixel, agenzia che si occupa di Design e Conversion Rate Optimization.

Il test realizzato su quattro diversi servizi digitali-tipo che utilizzano Intelligenza Artificiale – mappe e servizio di orientamento (es. Waze), servizi di intrattenimento con profilazione degli interessi (es. Netflix), servizi per la prenotazione di viaggi e alloggi (es. Booking) e infine assistenti vocali (es. Siri) – ha evidenziato un elevato tasso di utilizzo tra gli heavy eShopper, ma soprattutto un elevato livello di consapevolezza circa la presenza di intelligenza artificiale in  questi servizi (80% in media, tra gli utilizzatori).

L’indagine ha sondato anche altri aspetti legati al comportamento degli heavy eShopper italiani. Il processo d’acquisto, ad esempio, si conferma decisamente multicanale – sia quindi tramite canali digitali che fisici – per la maggior parte delle categorie merceologiche. Fanno eccezione i viaggi e i biglietti degli eventi acquistati esclusivamente online rispettivamente da 4,8 e 3,6 milioni di italiani, e i farmaci e la spesa settimanale che invece vengono acquistati prevalentemente attraverso canali fisici.

La ricerca ha diviso l’universo degli Heavy eShopper in quattro differenti segmenti sulla base di come reagiscono e si comportano durante la navigazione online e su come percepiscono i nuovi servizi di intelligenza artificiale.

Cross-Border: è il segmento di chi acquista online con frequenza moderatamente alta, (circa uno al mese, 4,2 mln di italiani, +2% sul 2017), meno avvezzo ai canali social nei processi di acquisto e quindi più infastidito da una navigazione poco agevole soprattutto in relazione alla privacy. In relazione all’AI, la riconoscono di meno e nutrono meno aspettative, e – sebbene anche per loro rappresenti un’opportunità – sono maggiormente insicuri.

Opportunist: è il cluster più numeroso (5,8 mln, +5%). Aumenta la frequenza di acquisto (2 o 3 volte al mese) e acquista online principalmente per convenienza economica. E’ il cluster più multicanale, che sceglie di volta in volta se acquistare online – anche se percepisce fastidio durante la navigazione – o offline. Vede l’A.I. come un’opportunità in quanto permetterà di fare acquisti in modo più veloce e più aderente alle esigenze personali.

Goal-Focused: è il cluster più piccolo e maggiormente in calo (0,9 mln, -36%). Durante la navigazione online è concentrato sui suoi obiettivi, come gli acquisti online (uno a settimana), tanto che non percepisce fastidio rispetto a eventuali interruzioni. L’acquisto online significa relax ed abitudine. Vede l’Intelligenza Artificiale come un’opportunità ed ha aspettative elevate a riguardo.

Digital Explorer: è il cluster più evoluto digitalmente (2,6 mln di italiani) e in crescita vertiginosa (+73%), grazie anche all’aumento della consapevolezza circa la presenza di fenomeni interruttivi. E’ il cluster maggiormente social, con alta frequenza di acquisto online (settimanale) e maggiormente esposto alla presenza di A.I. percepita come un’opportunità innovativa, per cui nutre aspettative elevate.

“I cluster digitalmente più evoluti nutrono aspettative maggiori circa l’AI – afferma Andrea Boaretto, Founder & CEO Personalive – ed essendo i più consapevoli sia nel percepito che nell’agito, ci fanno prevedere che man mano aumenterà la conoscenza da parte degli utenti, l’AI verrà vista come un’opportunità: la paura deriva dalla scarsa conoscenza”.

Secondo Giovanni Pola, Ceo di GreatPixel, “Più si approfondiscono i temi legati all’AI, più si ha evidenza del ruolo centrale del marketer e del designer nella sua implementazione concreta. Niente di più lontano quindi del pericolo di “perdere il lavoro” a causa dell’AI per chi progetta servizi. Gli utenti più evoluti hanno anche capito che l’AI non è una “bacchetta magica”, ma un nuovo modo di pensare servizi che devono essere contestualizzati, progettati e pensati correttamente per essere rilevanti”.

Infine, Venanzio Arquilla, Professore Associato Politecnico di Milano è convinto che “La nuova sfida per le aziende sarà quella di lavorare sugli AI pattern, sfruttando le potenzialità positive della tecnologia, evitando le distorsioni e puntando su quattro aspetti fondamentali ed imprescindibili: etica, estetica, conversazione e cultura”

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LA PIATTAFORMA ONLINE REBELLE.COM CRESCE CON AD4VENTURES

Rebelle

È dedicata all’abbigliamento firmato second-hand la piattaforma online Rebelle.com, che ha ricevuto un investimento multimilionario da parte di Mediaset. L’affare, basato sul modello media for equity, darà un nuovo impulso alla crescita internazionale del portale tedesco di re-commerce. La nuova partnership strategica coinvolge Ad4Ventures, l’iniziativa di venture capital messa in atto da Mediaset, nuovo azionista di Rebelle. Mediaset offrirà promozione e comunicazione a 360º attraverso i propri canali di distribuzione, con l’obiettivo di espandere la presenza del brand Rebelle in Italia.

Cécile Wickmann, fondatrice e CEO di Rebelle – StyleRemains GmbH, spiega: “Grazie a questa partnership a lungo termine, avremo modo di promuovere la crescita internazionale di Rebelle e accrescere la nostra brand awareness in Italia, raggiungendo risultati senza precedenti. I consumatori italiani contribuiscono in maniera rilevante al nostro marketplace internazionale. Lavorando con Mediaset, potremo raggiungere un gruppo ancora più grande di potenziali nuovi clienti, grazie alla nostra selezione esclusiva di articoli firmati second-hand. L’ingresso in Italia sarà accompagnato da una serie di eventi retail in collaborazione con alcuni marchi selezionati e concept store sul territorio nazionale”.

Katia Rizzo, responsabile di Mediaset Ad4Ventures, conferma: “La nostra azienda investe esclusivamente in modelli di business comprovati con un management molto forte e siamo davvero emozionati di poter contribuire al successo di Rebelle in Italia”.

La sede dell’azienda è ad Amburgo, ma già due terzi degli ordini gestiti riguardano transazioni al di fuori dei confini nazionali e collegano clienti in 29 Paesi diversi. Il sito, che offre oltre 100.000 articoli firmati selezionati e brand come Hermès, Chanel e Louis Vuitton, registra un traffico di oltre un milione di utenti singoli al mese.

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RICERCA DI TRIPADVISOR: METÀ DEGLI ALBERGATORI VEDE LA SHARING ECONOMY COME UNA MINACCIA

TripAdvisor ha rilasciato i risultati del sondaggio effettuato sul settore dell’ospitalità, un’indagine volta a comprendere le problematiche, le sfide e le opportunità che impattano sul settore dell’ospitalità.

Il report si basa su un’indagine che ha coinvolto 2.395 proprietari di business dell’ospitalità intervistati attraverso TripAdvisor in Europa e negli Stati Uniti ed è stata condotta dall’agenzia di ricerca indipendente Ipsos per conto di TripAdvisor. Lo studio vuole proporre una fotografia della prospettiva dei proprietari di business sui fattori che impattano sulle loro attività e sulle aree principali su cui intendono concentrarsi e investire nel 2018 e oltre.

Le condizioni economiche rimangono un fattore di preoccupazione per i business dell’ospitalità in Europa, con il 43% degli intervistati che ha dichiarato che l’economia sta avendo un impatto negativo sulla loro attività. In Italia questa quota è pari al 44%, ma i business italiani sono allo stesso tempo più propensi a percepire positivamente l’economia globale rispetto alla media europea (26% vs 19%). Gli altri due fattori principali che preoccupano i business italiani sono i disastri naturali (42%) e il terrorismo (32%). Questi fattori accomunano sia i proprietari di hotel sia quelli di ristoranti, ma quando si tratta invece di sharing economy la preoccupazione per le due tipologie di proprietari cambia sensibilmente: la metà degli albergatori italiani la percepisce come una minaccia (50%) mentre per i ristoratori la quota si attesta al 21%. È interessante notare che la percentuale di business nazionali preoccupati per i risultati delle elezioni italiane del 2018 è molto bassa: solo il 10%.

Per quanto riguarda l’online, i business italiani sembrano consapevoli della sua importanza, ancor più dei colleghi europei: il 96% darà priorità alla reputazione online (93% in Europa), il 77% si concentrerà sulle prenotazioni online (74% in Europa) e il 94% si focalizzerà sulle recensioni online relative alla propria struttura (92% in Europa).

Oltre a svelare le principali preoccupazioni dei business nel 2018 individuate in una lista che ne indicava 8, il report ha anche evidenziato le principali aree su cui i professionisti dell’ospitalità intendono concentrarsi nei prossimi due anni selezionate da una lista di dodici problematiche che il settore sta affrontando.

L’89% dei proprietari di alloggi intervistati ha dichiarato che le prenotazioni online rappresentano uno degli elementi su cui si concentrerà nel 2018 e a livello italiano questo dato è persino superiore (91%). Anche la reputazione online e le recensioni sono percepite come un elemento importante da più di 9 proprietari di alloggi su 10 a livello globale mentre a livello italiano è il 97% a focalizzarsi sulla reputazione online e il 95% sulle recensioni online. Quasi la metà dei rispondenti totali (43%) ha in programma di investire in attività per il servizio clienti/la fidelizzazione dei clienti nei prossimi due anni e a livello italiano è il 40% dei proprietari investirà nel servizio clienti.

“Il Report sul settore dell’ospitalità mostra che a prescindere dalle preoccupazioni sull’impatto di fattori esterni come l’economia, i proprietari di alloggi in Italia stanno investendo abbondantemente sulla loro presenza e sulla loro reputazione online” ha commentato Martin Verdon-Roe, TripAdvisor’s VP of Hotels. “Oltre l’80% dei proprietari di alloggi intervistati (93% in Italia) ha dichiarato che quest’anno si concentrerà sul lavorare con i giusti servizi di marketing online, dimostrando l’importanza di avere una solida presenza online”.

Oltre la metà dei proprietari di ristoranti (56%), inoltre, si sta focalizzando sulle prenotazioni online nel 2018 e questa percentuale è persino maggiore in Italia (61%). Oltre tre quarti (76% a livello mondiale e 82% in Italia) si sforzerà di migliorare la propria presenza mobile dato il crescente numero di clienti che cercano ristoranti in mobilità. Il 47% dei ristoratori italiani sta investendo nel servizio clienti, dato superiore alla media europea che è pari al 39%.

“L’indagine di TripAdvisor dimostra anzitutto che la ristorazione è una componente fondamentale del settore dell’ospitalità a livello mondiale. Per l’Italia poi si tratta del servizio in grado di fare la differenza nella competizione turistica. In questo contesto il web è lo strumento che accorcia le distanze permettendo alle nostre imprese di entrare in contatto con milioni di potenziali clienti generando occasioni di consumo e quindi valore” ha dichiarato Aldo Cursano, Vice Presidente Vicario di FIPE. “I risultati che emergono dallo studio sono la testimonianza della ‘coscienza digitale’ acquisita dalla ristorazione italiana anche grazie al lavoro che come Fipe abbiamo fatto in questi ultimi anni per accompagnare i nostri imprenditori verso il cambiamento generato dall’economia 4.0. Dunque l’innovazione come opportunità e non come minaccia per essere protagonisti e per rispondere ai bisogni e ai comportamenti del consumatore digital”.

 

 

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TRIBOO SIGLA UN ACCORDO CON SPARTOO PER LA VENDITA ONLINE MULTI-CANALE

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Spartoo, marketplace di origine francese specializzato in abbigliamento, scarpe e accessori, che dichiara più di 450 milioni di utenti registrati in 30 nazioni europee, ha stretto una partnership in esclusiva di Triboo. L’accordo rappresenta un’opportunità di accesso a nuovi mercati internazionali e a nuove modalità di vendita per i clienti del settore fashion e apparel di Triboo, che potranno trovare in Spartoo una piattaforma altamente qualificata e specializzata da integrare nei propri piani commerciali. La presenza sul marketplace infatti affianca l’offerta degli store proprietari e completa i canali di contatto con il consumatore finale in un’ottica a 360°.

L’accordo con Spartoo rientra nella più ampia strategia del Gruppo Triboo, che sta stringendo partnership con i più importanti marketplace a livello globale, con l’obiettivo di  integrarli con i propri sistemi e modelli di gestione. Le aziende saranno supportate da Triboo nella definizione di piani ad hoc per il marketplace, potendo disporre di un ampio ventaglio di opportunità, dall’allocazione di specifici stock di prodotto all’attuazione di precise politiche commerciali, supportate dalla competenza specialistica dei team del Gruppo nell’attivare campagne marketing e direct a supporto della vendita dei prodotti sulla piattaforma. L’accordo con Spartoo rappresenta un’ulteriore passo di Triboo nell’offrire una molteplicità di servizi legati alla digitalizzazione del retail e integrati tra loro grazie alla capacità consulenziale e operativa.

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UGC SEMPRE PIÙ AL CENTRO DELLE STRATEGIE DI ENGAGEMENT DEI MERCHANT. L’OPINIONE DI ZOORATE

Il 20% delle recensioni negative ha la possibilità di convertirsi in recensioni positive da parte del cliente finale, se adeguatamente accompagnato in un percorso di mediazione. Lo rivela un’analisi condotta sulle oltre 800.000 recensioni di prodotto e servizio raccolte su più di 1000 shop negli ultimi 12 mesi da Feedaty, la soluzione sviluppata e distribuita da Zoorate per la raccolta, la gestione e la diffusione di Feedback, Rating e Recensioni dei merchant.

Dall’analisi dei dati emerge che le categorie con il più alto tasso di recensioni negative portate in mediazione sono Tempo libero (16,29%), Trasporti (13,08%) e Salute e Benessere (12,63%) mentre quelle con il più alto tasso di rettifiche dopo la mediazione sono Servizi pubblici (quasi il 100%), Attività di Manovalanza (50%), Entertainment (47,30%) e Arte (40%). Emblematico il caso del Gambling: poche le recensioni negative (0,93%) e altrettanto limitate le rettifiche (7,32%), segno di un mercato altamente sensibile all’investimento economico.

“Lo avevamo anticipato lo scorso anno: le aziende stanno inevitabilmente mettendo sempre più al centro delle proprie strategie di ingaggio e di vendita i contenuti generati dagli stessi utenti. Di questi, in particolare, le recensioni, non soltanto quelle positive ma ancor più quelle negative, perché consentono di intercettare e recuperare eventuali clienti che altrimenti andrebbero perduti, come ci confermano i dati di oggi”, ha commentato Matteo Hertel (nella foto), CEO di Zoorate. “Secondo le ultime analisi di mercato, il 93% degli shopper considera utili gli UGC ai fini delle proprie decisioni di acquisto, con un aumento delle conversioni fino al 74% in presenza di recensioni all’interno dei siti. Il 64% dei consumatori finali, inoltre, non solo apprezza le recensioni ma le cerca attivamente prima di finalizzare una decisione di acquisto”.

Nell’ambito della progressiva integrazione degli UGC nei processi di acquisto dei consumatori, si segnala il sistema “Questions and Answers”, una feature che, una volta integrata nelle schede prodotto di uno shop online, consente agli utenti finali di fare domande specifiche sui prodotti e abilita lo shop a rispondere direttamente o a invitare altri utenti, che hanno acquistato o recensito il prodotto, a rispondere. Lo scopo è quello di generare ingaggio e produrre nuovi contenuti UGC per aumentare le conversioni di acquisto e alimentare la SEO del sito.
Un’altra feature è il Product Upselling, un sistema di recommendation che consente di mostrare nelle pagine web dei merchant veri e propri caroselli di prodotti collegati, raccomandati da Feedaty secondo diversi parametri: “più venduti”, “più recensiti”, “più apprezzati”, “recensiti recentemente” e così via.

“Ma le novità non finiscono qui”, ha aggiunto Matteo Hertel. “A breve consentiremo ai merchant di segmentare la loro base utenti in base a parametri come la soddisfazione o l’acquisto recente e poter quindi creare campagne dedicate per ciascun segmento. Assisteremo inoltre a un totale restyling della dashboard dei merchant, con il potenziamento degli strumenti d’analisi e di rappresentazione dei dati, della lettura e della gestione delle recensioni per consentire ai marketing manager di estrarre potenti insight”.
Gli sviluppi successivi andranno nella direzione di abilitare i consumatori ad aggiungere materiale fotografico relativo ai propri acquisti, di modo da accrescere l’esperienza dei nuovi clienti, e di offrire agli shop uno strumento per l’integrazione dei contenuti UGC nelle campagne Facebook e Instagram, così da renderle sempre più efficaci e performanti.
“L’obiettivo finale è quello di arricchire la quantità e l’ampiezza di contenuti UGC che raccogliamo e di dare ai nostri clienti strumenti sempre più sofisticati per sfruttarli a beneficio del proprio business”, ha concluso Hertel.

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NASCE IL MARKETPLACE DI CLOUDITALIA, VETRINA VIRTUALE PER SOLUZIONI APPLICATIVE

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Clouditalia, provider toscano di servizi di telecomunicazioni e cloud computing, lancia la nuova piattaforma di marketplace dalla quale sarà possibile acquistare soluzioni dei propri partner.

Con l’obiettivo di completare e arricchire l’offerta per i clienti, la piattaforma mette a disposizione una vetrina virtuale dalla quale i clienti potranno scegliere tra un vasto assortimento di soluzioni applicative. Tra le aziende italiane già presenti sul marketplace si trovano Lookout, che offre gestionali per l’agroalimentare, CMtrading, che propone una soluzione per la gestione della PEC, Smartnet, con un prodotto di monitoring per le infrastrutture IT, TheFlag, con la piattaforma automatizzata Omnia che propone firewall per la sicurezza, Infomotec con soluzioni di monitoring e real time proximity.

Marco Iannucci, amministratore delegato Clouditalia, commenta: “Arrivando sul marketplace si potrà beneficiare della nostra selezione di partner. Il contatto sarà diretto con il fornitore del servizio, che saprà offrire un livello di qualità e professionalità più che adeguato. Nel marketplace troveranno prodotti interessanti sia professionisti sia startup e imprese. La nostra idea è quella di beneficiare dei vantaggi di una piattaforma e condividerli con i nostri partner e clienti. Semplifichiamo l’accesso alle tecnologie e alle applicazioni più innovative diminuendo la frammentazione delle offerte senza rinunciare alla professionalità dei singoli venditori.”

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PWC: DIGITALIZZAZIONE E CX LA RICETTA VINCENTE PER IL FUTURO DEL BANKING

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La digitalizzazione sta rivoluzionando le abitudini del cliente verso la propria banca; sempre più consumatori utilizzano app di banking per effettuare operazioni di pagamento oltreché consultare il proprio saldo. Allo stesso tempo, si registra una maggiore propensione verso app finanziarie alternative, più user friendly, e questo deve indurre le banche a porre maggior attenzione ai nuovi competitor. È quanto emerge dalla ricerca “Customer experience and payment behaviours in the PSD2 context”, realizzata da PwC e Strategy& attraverso interviste che hanno coinvolto 1.700 consumatori europei.

Marco Folcia, partner e PSD2 European Leader di PwC, commenta: “La ricerca evidenzia come la crescente digitalizzazione ed i nuovi modelli di costumer experience favoriscano lo sviluppo di nuove richieste ed esigenze da parte dei consumatori – che hanno condotto il mercato dei pagamenti ad essere sempre più costumer centric – ed un ripensamento da parte degli operatori bancari tradizionali del proprio modello di business”.

 

Lo shopping online come elemento di spinta

Il digitale ha rivoluzionato le modalità di spesa, con più della metà dei consumatori intervistati che dichiara di effettuare acquisti online: in particolare, il 48% conferma una frequenza pari a 2-5 volte al mese mentre il 20% effettua oltre 5 acquisti online al mese.

Le fasce più attive si dimostrano quelle tra i 26 e i 55 anni: in particolare, nella fascia 36-45 anni, quasi un consumatore su tre (il 31%) fa acquisti online più di 5 volte al mese, mentre il 47% opta per lo shopping online tra 2 e 5 volte al mese. Emerge tuttavia, quasi in maniera inaspettata, una significativa operatività anche nelle fasce di età più grandi.

Il 17% dei consumatori europei over 66 intervistati dichiara infatti di effettuare acquisti online più di 5 volte al mese. In tale contesto emerge una specificità del mercato italiano, in cui si riscontra invece una minore attività su tutte le fasce di età ed una quasi totale assenza dello shopping online per gli over 66.

Nonostante la costante crescita dei device mobili, il 57% dei consumatori europei continua a preferire il PC per lo shopping online, seguito al secondo posto dallo smartphone (31%) e tablet (12%). Tuttavia, il 34% degli intervistati ha confermato di avere effettuato almeno un’operazione di pagamento direttamente dal mobile negli ultimi 12 mesi.

Guardando ai metodi di pagamento, il 59% dei consumatori opta per carte di credito (36%) o debito (23%), ma è in costante crescita la quota di utenti, oggi pari all’8%, che si affida a soluzioni alternative, come Sofort e iDeal.

I consumatori italiani fanno meno shopping online rispetto alla media europea, basti pensare che il 41% ha risposto di effettuare acquisti online massimo una volta al mese (contro il 29% di quelli europei). Tuttavia, su tutti gli altri aspetti, risultano essere in linea con i trend europei rilevati.

 

L’esperienza bancaria digitale

Gli istituti bancari, consapevoli della fiducia dei loro clienti (94%), dovrebbero sfruttare a loro vantaggio la possibilità di innovare e puntare sulla propria componente digitale. Il mercato è infatti in continua evoluzione.

Ciò emerge, per esempio, dal fatto che per rispondere alle esigenze di tutti i consumatori sono oggi disponibili nuove tipologie di app finanziarie, non soltanto bancarie, le cui caratteristiche fondamentali sono maggiore usability e ampia gamma di funzionalità accessorie.

Nonostante le app non-bancarie rispondano meglio ai requisiti richiesti – il 40% degli intervistati riconosce come loro principale caratteristica proprio la facilità di utilizzo – il loro uso risulta ancora marginale. Esse sono adoperate solo dal 24% degli intervistati, contro il 92% che utilizza le app bancarie.

Le caratteristiche differenti tra le due tipologie di app si ripercuotono anche nei principali utilizzi. Ai primi posti per le app bancarie troviamo la visualizzazione delle transazioni sul proprio conto (indicata dal 32% dei rispondenti) e la predisposizione di pagamenti (sempre 32%), seguite solo al terzo posto dallo shopping online (20%); mentre per le app non bancarie si aggiudica la prima posizione l’utilizzo per operazioni di acquisto online (32%).

In Italia il secondo fattore – il primo posto è dato dalla facilità di utilizzo (40%) – che supporta l’utilizzo delle app alternative sono i bassi costi (19%) lo stesso punteggio lo ottiene il design attraente (19%), mentre nel resto dell’Europa è l’offerta di insight migliori e di funzionalità aggiuntive appetibili. Sicuramente, sia i consumatori italiani che quelli europei non riconoscono come fattore prioritario per l’utilizzo di app alternative quello della sicurezza.

Infatti, in entrambi i casi, emerge come meno indicato tra i motivi per utilizzare tali app il requisito di “maggiore sicurezza” (9% Italia; 9% Europa). Nella percezione dei consumatori, invece, il settore del banking continua ad essere sinonimo di più elevati livelli di sicurezza IT.

 

La generazione dei multi-bancarizzati

La ricerca di PwC conferma che le il banking tradizionale rimangono un punto di riferimento importante per i consumatori europei. L’incremento e la facilità di utilizzo dell’home banking e di internet in generale, probabilmente combinati con una riduzione dei costi di gestione, hanno portato ad un aumento del numero di clienti multi-bancarizzati, pari al 60% degli intervistati. Tale trend ha favorito lo sviluppo di servizi di aggregazione su più conti appartenenti a realtà di banking differenti.

Tuttavia, nonostante l’interesse generale verso tale servizio, metà dei consumatori non è disponibile a pagare commissioni aggiuntive per l’utilizzo della funzionalità overview “unificata” dei propri conti in vari istituti (50%), soluzione che solo il 31% dei clienti sarebbe disposto a remunerare con una extra-fee.

Il fenomeno è leggermente più basso in Italia, dove i clienti italiani sono più fedeli ad una sola banca rispetto a quelli europei: il 49% ha risposto di possedere una sola banca (contro il 38% di quelli europei) dimostrando ancora una volta una buona relazione di fiducia con il proprio istituto bancario.

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