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BLOCKCHAIN: PERCHÉ È IMPORTANTE PER CHI COMPRA, SPECIALMENTE SE ONLINE

CertifiedOrigins_Bellucci

In un mondo sempre più connesso, dove gli acquisti vengono fatti online e in cui diventa sempre più labile il rapporto fra produttore e consumatore finale, le nuove tecnologie diventano uno strumento fondamentale per mantenere alta la fiducia dei clienti. Questo accade per ogni tipologia di bene, ma diventa ancor più significativo per quelle produzioni di nicchia o quei settori che fanno dell’alta qualità e della denominazione d’origine garantita la vera discriminante per il loro successo sul mercato.

Perché al giorno d’oggi le recensioni positive non bastano più: la maggior parte dei consumatori è infatti dotata di smartphone e device connessi a Internet, con i quali è possibile pubblicare su un blog o su un forum commenti più o meno veritieri su una quantità infinita di prodotti, soluzioni e servizi. Per questo motivo è molto utile alle aziende poter ricorrere a nuovi strumenti e a tecnologie innovative che permettano loro di garantire elevati standard produttivi e distributivi e, così facendo, soddisfare al meglio i consumatori.

Fra le più recenti tecnologie in grado di aiutare le aziende in termini di sicurezza, mantenimento dei livelli qualitativi e tracciabilità delle origini e delle produzioni, la blockchain è sicuramente una delle più importanti. Questa consente di creare un grande database distribuito per la gestione di transazioni condivisibili fra più nodi di una rete. La blockchain è dunque una catena di blocchi che contengono ognuno più transazioni.
Caratteristiche fondamentali della blockchain sono la sua trasparenza, in quanto tutti i partecipanti possono vedere tutto in qualsiasi momento, e il suo elevato livello di sicurezza: è infatti un database condiviso, decentralizzato, distribuito e criptato, e soprattutto con precise regole per la protezione dei dati e delle transazioni. Inoltre la blockchain è basata sul consenso dei partecipanti: ciò impedisce che vengano fatti dei cambiamenti arbitrari, decisi da un numero esiguo di soggetti.

I settori di applicazione di questa tecnologia sono tantissimi. Si va dal settore finanziario a quello governativo, passando per la logistica e le energie rinnovabili. Senza dimenticare l’agroalimentare, un settore nel quale trasparenza, fiducia e tracciabilità rappresentano elementi fondamentali sia per i produttori sia per i consumatori. Lo sa bene Certified Origins, azienda toscana produttrice di olio extra vergine d’oliva di altissima qualità, uno dei quali viene venduto anche sul mercato americano, con il marchio Bellucci.

La necessità di tracciare quest’olio – dall’ulivo allo scaffale del negozio, reale o virtuale/online – ha spinto l’azienda a scegliere il servizio blockchain di Oracle, per semplificare l’implementazione e la collaborazione tra tutte le realtà che fanno parte della sua catena del valore. Secondo Andrea Biagianti, CIO di Certified Origins, l’utilizzo di Oracle Blockchain Cloud Service rappresenta un reale vantaggio competitivo per l’azienda, in quanto aggiunge un ulteriore livello di trasparenza e informazione che è apprezzato dai consumatori alla ricerca di prodotti di qualità. Inoltre la tecnologia blockchain aiuta Certified Origins a valorizzare l’eccellenza dei piccoli produttori con cui lavora.

Dunque la tecnologia blockchain rappresenta uno strumento in più nelle mani delle aziende per mantenere la fiducia dei consumatori e per garantire loro la qualità e la sicurezza che cercano. Di blockchain e di tracciabilità si parlerà anche al Cloud Day 2018, l’evento che Oracle dedica al Cloud e a tutte le sue innumerevoli applicazioni. L’edizione 2018 si terrà il 22 novembre prossimo a MiCo di Milano e vedrà sul palco esperti, partner e clienti di Oracle parlare di come sta cambiando la tecnologia cloud anche nelle sue applicazioni più innovative, come quella della blockchain.

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LE TRE FASI CHE GUIDANO LA TRASFORMAZIONE DIGITALE NEL FASHION RETAIL

Il mondo del fashion retail è stato protagonista di diversi cambiamenti nel corso degli ultimi decenni, soprattutto a seguito dell’esplosione di internet.
Nonostante tutte le sfide che il settore sta affrontando, come ad esempio la creazione di una customer experience omogenea su tutti i canali, le problematiche legate all’inflazione dei prezzi e alle scontistiche, quello del fashion rimane tuttavia un settore molto interessante in cui operare.
Guardando alla rivoluzione causata dal mondo di internet, si possono delineare 3 fasi che guidano la trasformazione digitale nel fashion retail, fasi che alcuni brand hanno già attraversato mentre altri non ancora. La cosa più importante per i brand è rafforzare la propria brand identity e implementare una “Unique Innovation Proposition” (UIP), perseguendo un reale vantaggio di differenziazione sul mercato.

Fase 1 – La centralità del cliente
Diversi fashion retailer pongono i clienti al centro delle proprie strategie, tuttavia ciò richiede un cambio di mentalità lungo tutta l’azienda, spostando i propri sforzi e le proprie strategie dal prodotto al consumatore. È avvenuto un vero e proprio cambio di tendenza per quanto riguarda il comportamento dei clienti; se prima infatti erano i brand a detenere il pieno controllo della relazione con loro e della gestione della supply chain, ora sono direttamente i clienti ad esigere una qualità dei servizi sempre più alta da parte dei brand. Le aziende operanti nel fashion devono fare in modo di essere raggiunte dai clienti in maniera semplice, indipendentemente dal canale utilizzato. Aspetti come la visione a 360 gradi del cliente, la disponibilità in tempo reale delle scorte in magazzino e un servizio eccellente sono fondamentali in una strategia cliente-centrica.

Fase 2 – Unificare le strategie digitali e i modelli di business su tutti i punti di contatto
Una visione incentrata sul cliente pone le aziende di fronte a una serie di sfide. Prima di tutto, è necessario unificare le strategie in-store con quelle online e ciò richiede che l’e-commerce sia considerato all’interno dell’azienda come una componente di business in grado di generare profitto. Quando i dipartimenti di e-commerce, marketing e IT non operano in sinergia, può accadere che i punti di vendita fisici chiudano, dal momento che non sono più ritenuti importanti da buona parte dei consumatori digitali. Nel caso in cui i brand della moda abbiano anche un’attività all’ingrosso, in questo contesto sia i buyer che i responsabili di marketing coopereranno per digitalizzare lo showroom e offrire ai clienti B2B un sito che permetta loro di fare acquisti pre-stagionali, oppure di modificare gli ordini già effettuati; il tutto in determinati periodi di tempo. La digitalizzazione delle operazioni in campo B2B consente ai fashion brand di diventare più efficienti nella produzione delle varie collezioni, e, se la produzione stessa è connessa alle attività rivolte direttamente al cliente, ciò permetterà ai grandi retailer di anticipare le tendenze della moda.
Un customer journey omnicanale e una dashboard digitale per le decisioni strategiche rappresentano dei fattori chiave al fine di unificare le strategie in-store e digitali.

Fase 3 – Il cliente multidimensionale
In questa terza fase il cliente è ancora una volta al centro dell’attenzione. Mentre i brand che attraversano la seconda fase si focalizzano maggiormente sui dati, quelli che invece attraversano questa terza fase cercano di utilizzare al meglio questa grande mole di dati, cercando di far emergere dei trend che permettano loro di anticipare il comportamento dei clienti.
Questi ultimi a loro volta si aspettano un alto livello di personalizzazione, ma allo stesso tempo vogliono che la privacy dei propri dati personali sia rispettata e, per questo motivo, non offrono il proprio consenso al trattamento dei dati se sanno che riceveranno solamente comunicazioni di vendita di scarsa qualità ed efficacia. I consumatori si aspettano che i brand della moda diventino “imprese intelligenti” e che offrano loro un servizio eccellente che tenga conto del loro ciclo di vita e del contesto.
I brand hanno bisogno di un CRM di quarta generazione che non tenga semplicemente traccia dei clienti ma che li coinvolga in maniera efficace; solo in questo modo saranno in grado di primeggiare sul mercato.

In conclusione, ora più che mai, i fashion brand devono fare in modo di implementare una “Unique Innovation Proposition” (UIP) che sia attraente sia per i clienti potenziali che attuali. Essere in grado di coinvolgere al meglio il nuovo consumatore della moda abilita le imprese a creare esperienze eccezionali. Questa evoluzione verso il “consumatore multidimensionale” sta prendendo sempre più piede, e i brand che abbracceranno questa terza fase della trasformazione digitale otterranno una maggiore fiducia e fedeltà al brand da parte dei loro consumatori.

di Maria Morais, Global Consumer Industries Principal, SAP Customer Experience

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PERCHÉ SCEGLIERE IL CLOUD COMMERCE

Al giorno d’oggi, ci sono tantissime informazioni disponibili a proposito del Cloud Commerce, dei suoi benefici e di quanto sia incredibile la sua architettura, tuttavia non è detto che sia adatto a tutti.
Adottare una soluzione eCommerce non è un percorso sempre facile, ci racconta SMC Consulting, azienda che da anni supporta in maniera efficace ed efficiente le imprese nell’accesso al mondo eCommerce con le sue piattaforme: On-premise per i clienti più grandi e strutturati, e in Cloud e SaaS, Blossom Commerce, per aziende di medie dimensioni.

Entrambe le soluzioni solo basate su tecnologia Intershop, azienda tra i leader mondiali nelle piattaforme di commercio elettronico, sia per il B2B che per il B2C.
Creare un eCommerce è un processo che coinvolge tutta l’azienda e la pone davanti a delle sfide che possono essere facilmente superate scegliendo il giusto partner e la giusta soluzione in Cloud Commerce.

State cercando una soluzione a basso costo?
Alcune aziende scelgono di gestire e mantenere la propria infrastruttura, ciò richiede l’impiego di molto tempo e particolari competenze interne, che tenderanno a far lievitare enormemente i costi rispetto alle aspettative. Mantenendo la gestione dell’infrastruttura interna sotto il proprio diretto controllo si deve possedere un elevato potere d’acquisto per potersi permettere il software ed i relativi aggiornamenti in rilascio costante. Il costo di questa scelta è estremamente elevato all’inizio e non tende a diminuire nel lungo periodo.
Il Cloud Commerce ha guadagnato popolarità nel corso degli anni proprio grazie al minor costo di manutenzione, infatti viene quantificato in base ad un modello di fatturazione pay-per-use, consentendo di pagare solo le risorse realmente utilizzate e quindi riducendo il costo al minimo. Tutto questo rende l’utilizzo del servizio di un provider di Cloud Commerce molto più conveniente rispetto ad altre piattaforme di e-commerce proprietarie o gestite in house.
Altro punto a favore è il fatto che le risorse del Cloud Computing, come la potenza di elaborazione, la memoria, l’archiviazione e le risorse di rete, sono affittate e rientrano in un modello a servizio. Molto diverso, quindi, dai metodi di hosting tradizionali, dove le risorse potevano essere utilizzate solo attraverso singole macchine, server e contratti con singoli data-center e partner di networking.

Vi serve un’implementazione del sistema veloce.
Molte imprese non riescono a stare al passo con la concorrenza a causa del fatto che le loro idee e visioni arrivano sul mercato troppo tardi. Molte medie e grandi imprese hanno budget generosi e possono facilmente acquisire le risorse necessarie per lanciare le loro idee sul mercato prima di tutti. Il time-to-market, che è il tempo che intercorre tra l’ideazione di un’idea e il lancio in produzione, è un fattore critico per il successo. Le aziende che decidono di lanciare le loro novità online guadagnano un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza proprio perché sono arrivati prima che si scateni la guerra dei prezzi.
Il commercio elettronico in cloud consente una rapida espansione su nuovi mercati, cicli di innovazione più brevi ed inoltre i server cloud non richiedono molta competenza interna. L’accesso alle risorse necessarie è rapido e non richiede grandi investimenti; eliminando le lunghe fasi di implementazione e personalizzazione, si riesce a velocizzare il lancio per l’azienda, inoltre con il diminuire della domanda, le risorse assegnate possono essere ridotte.

Desiderate che il vostro team IT si concentri su progetti più importanti?
Molte aziende si affidano al proprio team IT per gestire l’intera complessità delle operazioni di sistema e garantire la manutenzione ordinaria. Ciò induce il gruppo a perdere l’obbiettivo sui progetti strategici portando l’azienda a sprecare il tempo e il lavoro delle risorse su un’area che potrebbe essere gestita esternamente in maniera più efficiente e a minor costo. Un fornitore di soluzioni e-commerce ha le risorse per gestire ogni dettaglio dall’inizio alla fine e fornire supporto per i servizi 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno. Ciò significa che, sebbene ci si affidi ad un fornitore esterno per implementare il proprio e-commerce, la vostra azienda sarà sempre in grado di accedere e avere il pieno controllo della piattaforma web in qualsiasi momento e ovunque, questo porta a non doversi più preoccupare della piattaforma e consentire al team IT di concentrarsi meglio sulle proprie competenze principali, massimizzando il proprio potenziale.

Volete flessibilità e crescita?
L’espansione in nuovi mercati sembra un compito impossibile per molte piccole e medie imprese a causa della rigidità della loro piattaforma e-commerce e della mancanza di risorse finanziarie. La flessibilità offerta dal Cloud hosting consente alle aziende di espandersi in nuovi mercati, anche a livello globale, senza dover aprire nuovi uffici. I fornitori di cloud hosting hanno data center in tutto il mondo e quindi un ufficio in Australia, ad esempio, può facilmente espandersi nel mercato statunitense senza dover aprire un ufficio in loco. Il Cloud hosting consente inoltre la personalizzazione e l’integrazione delle applicazioni software in base alle esigenze e alle peculiarità del business, mantenendo le caratteristiche di una piattaforma cloud-based, ovvero snellezza e agilità, consentendo al personale autorizzato di accedere ai dati da qualsiasi postazione, in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo.

Avete bisogno di scalabilità e affidabilità?
Molte aziende di e-commerce hanno problemi di sottodimensionamento rispetto al traffico su base regolare, soprattutto durante periodi di traffico intenso come il Black-Friday o il Cyber-Monday, perché il loro hardware, la potenza di elaborazione e le operazioni di rete non possono soddisfare la grande domanda del mercato. Questo può essere facilmente superato adottando un sistema scalabile, infatti, una delle principali motivazioni per cui molte aziende adottano il Cloud Commerce, poiché consentono di scalare le risorse in base alla domanda, evitando così sprechi e spese inutili. La scalabilità flessibile del cloud consente anche una gestione e un controllo delle risorse allocate, semplici e intuitivi, adeguandosi ai cambiamenti del mercato, riducendo al contempo i rischi di guasti dell’infrastruttura di hosting, durante i periodi di picco.
Infine, il Cloud Commerce funziona su più server, il che lo rende più affidabile. Anche se c’è un problema con uno dei server, questo non ostacolerà il funzionamento e le operazioni del “business”, in quanto è possibile attingere risorse da altri server. Il backup dei dati e le soluzioni di ripristino sono molto più avanzati all’interno di un ambiente di hosting Cloud, quindi nel caso in cui qualcosa non vada, i dati possono essere facilmente ripristinati. Un altro grande vantaggio dell’hosting in cloud è che può anche essere configurato per essere geo-ridondante: in più città o paesi, quindi se un data center dovesse essere messo offline, le applicazioni aziendali critiche come le applicazioni e-commerce, CRM o ERP continuerebbero a funzionare normalmente.

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FROM BUZZ TO BUSINESS: MADE IN ITALY A CONFRONTO SULL’INNOVAZIONE DIGITALE

Un evento per analizzare le sfide e le opportunità offerte dal digitale alle aziende del fashion, beauty e design. Un’occasione per riflettere sull’evoluzione del consumatore globale e di come la tecnologia ha modificato i suoi comportamenti d’acquisto dei prodotti di lusso.

Il programma della giornata prevede:

9.00 Roberto Liscia | Presidente Netcomm ed Executive Board Member Ecommerce Europe
Il Lifestyle tra crescita e innovazione
9.20 Marc Sondermann | CEO & Editor-in-chief Fashion Magazine e eBusiness Magazine
Osservazioni introduttive
9.35 Alessandra Domizi | Industry Head Retail and Fashion Google Italia
Fashion industry in the age of assistance
9.50 Intervento a cura di Keros Digital
10.05 Intervento a cura di DHL
10.20 Tavola Rotonda
Mpderatore Marc Sondermann | CEO & Editor-in-chief Fashion Magazine e eBusiness Magazine
Introduzione Lars Feldscher | Managing Director Astound Commerce
Governing Innovation: spunti per una strategia della crescita
Roberta Benaglia | CEO and Founding Partner STYLE CAPITAL SGR
Alice Carli |Amministratore Delegato di L’Autre Chose
Pietro Negra | CEO e Presidente di Pinko
Alessandro Varisco | CEO TWINSET
Intervento a cura di GetConnected
11.10 COFFEE BREAK
11.35 Tavola Rotonda
Moderatore Marc Sondermann | CEO & Editor-in-chief Fashion Magazine e eBusiness Magazine
Personalized experience: come il digitale travalica i confini del device
Claudio Antonioli | CEO Antonioli Srl
Ivano Fossati | Head of EMEA Business Development & Center of Excellence, SAP Customer Experience
Roberto Serafini | Direttore Generale l’Oréal Luxe e AD Giorgio Armani parfums e Helena Rubinstein
12.30 Tavola Rotonda
Moderatore Roberto Liscia | Presidente Netcomm e Executive Board Member Ecommerce Europe
Marco Pozzi | Senior Advisor Contactlab Digital Competitive Map Contemporary Fashion 2018
Omnichannel Lifestyle: quando il brand impatta sulla P&L 
Fabio Bonfà | Country Manager Italia vente-privee e Privalia
Andrea Di Nicolò | WW Communication & Marketing Director CMO & CDO Iceberg
Olga Iarussi | CEO South Europe Triumph International
Paola Trecarichi | VP Italy Hipay
13.15 Light Lunch

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AFFILIATE MARKETING & GRUPPI EDITORIALI TRADIZIONALI: UNA NUOVA PARTNERSHIP?

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I grandi gruppi editoriali tradizionali stanno da tempo affrontando tante e diverse sfide. Nel Regno Unito però c’è chi le sta superando grazie alla riscoperta dell’affiliate marketing e del suo potenziale.

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa dal 2012 vive un continuo calo, di contro l’affiliazione è un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (The Awin Report 2017/2018). Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione per aumentare le entrate, compensando l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display.

La chiave per riuscirci è solo una: il contenuto! I team editoriali possono dedicarsi alla creazione di contenuti testuali o visuali che, grazie all’affiliazione, permettono di aumentare le entrate grazie alle commissioni sulle vendite generate. Il tutto offrendo contemporaneamente un “servizio” ai propri lettori: il processo d’acquisto viene infatti facilitato, senza penalizzare la lettura, grazie a text link, post e gallerie di immagini non invasive e anzi perfettamente integrate. L’obbiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa.

Il network internazionale di affiliate marketing Awin, che di recente ha partecipato al Netcomm Forum 2018 in qualità di espositore e Socio del Consorzio Netcomm, ha all’attivo 400 clienti in Italia (tra le new entry da inizio anno Lastminute, Iren, Imperial e Deborah) e si prepara a lanciare tante e nuove attività che coinvolgeranno nomi importanti del panorama editoriale italiano, che andranno ad aggiungersi ai publisher che già lavorano con Awin quali Consigli.it, Il Post e ViviGratis.

All’estero troviamo altri importanti nomi che già lavorano con il network d’affiliazione come il Times, Telegraph, DailyMail e Independent. Grazie all’expertise già acquisita sul mercato UK infatti, da sempre precursore delle tendenze del digitale europeo, Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.
I gruppi editoriali tradizionali che hanno iniziato questo tipo di attività di affiliation hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenta notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%.

Interessante infine notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori.
Ultimo ma non ultimo, i grandi editori iniziano a vedere nell’affiliazione una nuova opportunità pubblicitaria, totalmente conforme al GDPR, utile ad arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.
Per saperne di più: italy-info@awin.com

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INTERNAZIONALIZZAZIONE E DIGITAL MARKETING: COSÌ INTERGIC SI RINNOVA PER IL SUO 8° NETCOMM FORUM

Da sempre avvezza alla novità, Intergic da piccola realtà meranese sta crescendo e innovando il proprio modo di fare business. Dalla scorsa primavera ha inaugurato i nuovi uffici milanesi per la propria business unit all’interno di Talent Garden Calabiana, centro nevralgico del business digitale italiano.
Dopo dieci anni di attività nella selezione di tecnologie europee all’avanguardia e relativa introduzione delle stesse sul mercato italiano e dopo otto anni di partecipazione al Netcomm Forum, non è certo facile risultare innovativi, ma Intergic continua a (r)innovarsi e anche quest’anno porta con sé aria di cambiamento.
Obiettivo di Intergic è avvicinare le imprese italiane agli standard europei di tecnologia e servizio, supportandole ad affrontare le nuove sfide del mercato e a ottimizzare il proprio business:

Cinque stand, cinque prodotti, un unico interlocutore
C20, C22, C24, C26 e C28, sembrano i codici per le mosse di una partita a scacchi, ma altro non sono che i numeri degli stand in cui Intergic presenterà sia prodotti consolidati e ormai a portfolio da anni, come FACT-Finder, prudsys, Klarna (ex SOFORT) e heidelpay, sia la new entry Kameleoon, tool parigino di A/B testing e personalizzazione della user experience.

Un tool di personalizzazione dal cuore italiano
Alla fine del 2017, Intergic ha sviluppato internamente CRO-BRAIN, il recommendation engine che parla italiano. Grazie alla collaborazione con uno dei suoi partner storici, prudsys, Intergic è stata in grado di implementare un recommendation engine alla base del quale ci sono gli stessi algoritmi matematici della versione Enterprise di prudsys, ma che allo stesso tempo presenta caratteristiche su misura per lo scenario imprenditoriale italiano con eCommerce ancora in fase di sviluppo ma in forte crescita.

Una nuova divisione Intergic Francia
La terza novità è la recentissima espansione di Intergic oltralpe. La neonata divisione Intergic Francia avrà a capo il country manager Christophe Favresse, manager con lunga esperienza di business development di soluzioni Saas. L’apertura a nuovi mercati come quello francese, storicamente impenetrabile, permetterà ad Intergic di accompagnare verso la digitalizzazione non solo merchant italiani, ma anche internazionali e di diffondere le tecnologie selezionate in diversi paesi.

Non solo software
Ultimo ma non ultimo, entra nel portfolio una nuova tecnologia, questa volta norvegese, anche se principalmente sviluppata in Silicon Valley.
Intergic si confronta per la prima volta con un prodotto non esclusivamente software, Thinfilm infatti produce sottilissimi tag NFC che possono essere applicati su qualsiasi prodotto fisico, per renderlo immediatamente capace di attivare contenuti digitali semplicemente sfiorandolo con un qualsiasi smartphone. Thinfilm non offre solo i tag ma anche la piattaforma per gestirne i contenuti, con una serie di funzioni di campaign management e analytics che trasformano l’intera soluzione in una vera piattaforma marketing multicanale.

Per conoscere meglio le aziende e tutte le tecnologie del portfolio Intergic, basterà recarsi al Netcomm Forum il 30 e 31 maggio e visitare i loro stand.

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WEBPERFORMANCE PRESENTA AL NETCOMM FORUM 2018 LA GUIDA DRIVE TO STORE

La Guida “Drive to Store – come portare nuovi clienti dall’online al tuo negozio” è scaricabile gratuitamente sul sito di Webperformance.

L’ultima pubblicazione di Webperformance accresce una già ampia serie di contenuti editoriali divulgati dall’azienda. Si tratta di un appuntamento fisso, che ogni anno vede l’elaborazione di un nuovo ebook o white paper che tratta il tema di maggior interesse del momento.

I temi trattati hanno riguardato il Performance Marketing, il Real Time Bidding, la Lead Generation, il Lead Nurturing, le Accelerated Mobile Pages, l’App Store Optimization e ora, appunto, il Drive to Store. Alla sezione dedicata del sito è possibile scaricare gratuitamente l’intera raccolta.
Sempre più spesso si sente parlare di Drive-to-Store. Ma esattamente di cosa si tratta e che importanza sta assumendo nel processo di trasformazione digitale delle aziende?

ll termine drive-to-store è spesso utilizzato per distinguere le campagne digitali che hanno l’obiettivo di incoraggiare gli utenti online a recarsi in un punto vendita fisico. Possono essere persone che si trovano in una determinata area geografica o che appartengono ad uno specifico target in linea con le esigenze dell’azienda.

Le motivazioni per adottare questa tipologia di campagne sono diverse: aumentare le visite in determinati negozi, promuovere una nuova collezione, invitare all’inaugurazione di un nuovo punto vendita o attirare possibili clienti in occasioni particolari come saldi, promozioni speciali o eventi in store. Fare affidamento su campagne Drive-to-Store per guidare i consumatori all’interno di un punto vendita è una delle opzioni che assume quindi sempre più importanza nello scenario del mercato attuale.

A chi è rivolta la guida?
Tutti, dal grande distributore al piccolo negozio, possono attuare strategie digitali efficaci per aumentare la propria clientela nei punti vendita fisici.
Al giorno d’oggi i retailer si trovano a dover operare in ambienti molto competitivi e in un mercato che richiede un livello tecnologico costantemente aggiornato. Come analizzare il cliente e le sue propensioni all’acquisto? Come integrare online ed offline tracciando correttamente il loro impatto? La Guida al Drive to Store aiuta a capire le migliori strategie omnichannel per esaudire le esigenze di consumatori e retailers.

Perchè può essere efficace attivare una campagna drive-to-store?
Le iniziative di questo tipo permettono di arginare il tanto temuto “retail apocalypse”, quel fenomeno di disaffezione al canale fisico che sta costando migliaia di chiusure negli USA e rappresentano inoltre una difesa efficace contro la possibile emorragia di clienti verso gli acquisti sul web, poiché utilizzano gli stessi principi di digital marketing che vengono adoperati per attrarre i clienti nei negozi online.

Gli autori sono Alessandro Scartezzini, CEO di Webperformance, ed Elisa Nicolini, Project Manager che già segue numerosi clienti che hanno attivato una strategia digitale drive to store.
Partendo dalla definizione di utente e di omnicanalità, il lettore potrà trovare tanti approfondimenti sul punto vendita ed il rapporto con i clienti, capire i punti di forza e di debolezza della tecnologia, trovare una panoramica semplice sui complessi sistemi di attivazione delle campagne e monitoraggio dei risultati.

Webperformance è sponsor del Rapporto sull’e-commerce in Italia 2018 ed in occasione delle presentazioni a Milano e Roma ha già distribuito oltre 1.000 guide.
In occasione di Netcomm Forum, i prossimi 30 e 31 maggio a Milano, Alessandro Scartezzini terrà un workshop in cui presenterà ufficialmente la Guida Drive to Store.

Giovedì 31 maggio, alle ore 14:00 presso la sala Blu 2 saranno approfonditi alcuni casi studio ed illustrate le tematiche principali.

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ORACLE SI PREPARA PER IL NETCOMM FORUM: ARRIVA LA BUSINESS TO EXPERIENCE

Ci sono momenti nell’anno in cui tutti si fa il resoconto del tempo passato e si definiscono i buoni propositi per il tempo a venire. Il Capodanno lo è per ogni persona, il Netcomm lo è per l’eCommerce!

Allora preparandoci all’evento, come Oracle, ci siamo chiesti cosa è successo e abbiamo imparato nel corso di quest’ultimo anno? Siamo riusciti a mantenere i nostri propositi? Il primo, e principale, che avevamo dichiarato pubblicamente lo scorso anno era quello di aiutare le aziende ad affrontare la rivoluzione che stava avvenendo nel mercato, dovuta primariamente all’affermarsi della competizione globale, introducendo un primo livello d’innovazione che liberasse e creasse risorse per permettere alle aziende di proseguire il percorso innovativo.

Con un pochino di soddisfazione, e senza timore di smentita, possiamo affermare che questo lo abbiamo realizzato con tutti i clienti che ci hanno dato fiducia e con cui abbiamo lavorato; il loro successo è visibile a tutti ed è anche stato riconosciuto e premiato! Ci siamo anche accorti di essere stati particolarmente profetici perché solo adesso i nostri competitor hanno iniziato ad affrontare la prima fase del percorso che noi abbiamo concluso oramai due anni fa e si sono ormai già allineati in termini di messaggi portati sul mercato.
Il lavoro svolto poi con osservatori, centri di ricerca e l’Advisory Board dei nostri clienti più importanti a livello mondiale ci ha poi aiutato ad avere dei suggerimenti per i nostri propositi del prossimo anno che vorremmo sintetizzare in due linee essenziali.

Il primo nasce dalla constatazione che parlare oggi di B2B o B2C sia totalmente anacronistico e non funzionale alle sfide che le aziende stanno affrontando. La realtà dei fatti è che l’eXperience, l’esperienza, è un fattore comune e trasversale, indipendente da industry o mercato, perché centrata sulla persona. Stiamo quindi iniziando a parlare di B2X, Business to eXperience, un Brand deve rispondere alla richiesta esperienziale dei suoi clienti e solo così potrà continuare a fare business. Il nostro proposito, forse ambizioso, è quello di essere in grado di aiutare i nostri clienti a portare questo sul mercato; di rendere la necessaria trasformazione aziendale non un evento traumatico e rischioso, ma un percorso, impegnativo senza ombra di dubbio, ma prevedibile e sicuro, con un risultato certo e raggiungibile; abbiamo già iniziato a lavorare, e continueremo, per rendere disponibili tutti gli elementi necessari a contorno dell’eCommerce per renderlo un’esperienza unica per ogni Brand in modo semplice, nativo e, ovviamente, pure Cloud.

Il secondo proposito è un po’ di più lungo respiro ed è quello di incorporare nel percorso evolutivo che stiamo seguendo, una tendenza che a livello globale ha iniziato a comparire verso la fine del 2017 ed è stata chiamata, con una tristissima scelta di termini, “eCommercizzazione dei portali”; si vuole indicare come i nuovi paradigmi di interazione si stiano pesantemente spostando da forme e strutture tradizionali ad albero, più o meno statico, a strutture completamente dinamiche con aggregazioni multiple basate su ontologie a diversi livelli, essenzialmente sono le caratteristiche di un catalogo di eCommerce di ultima generazione. Ma non è solo a livello informativo, nel momento in cui su un elemento sia necessario eseguire un’azione, la forma più naturale oggi è il concetto di carrello/check out, sia che ci sia una transazione effettiva o meno.
La struttura a catalogo diventa poi il contesto nativo in cui fa convergere tutti gli altri elementi di relazione col cliente come il supporto clienti, le informazioni amministrativi e quant’altro necessario.
Insieme verificheremo tra un anno e saremo riusciti, di nuovo, a mantenere i nostri propositi.

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LA SEPARAZIONE DELLE CAMPAGNE PER DISPOSITIVO E L’OTTIMIZZAZIONE DI GOOGLE SHOPPING

Il tema se suddividere le campagne Pay-per-Click (PPC) tra PC, Tablet e Smartphone suscita sempre vivaci discussioni tra i digital marketer. L’idea di organizzare le campagne in funzione del dispositivo utilizzato è nata già nel 2016, quando Google ha permesso di aggiustare i relativi bid fino al -100%. Ci sono diverse e contrastanti opinioni sull’argomento, vediamone il perché.

Alcuni on-line manager sono dell’opinione che sia sufficiente modificare i bid su Adwords e che non ci sia quindi necessità di un ulteriore sforzo per differenziare le campagne, il che comporterebbe analizzare e gestire tre campagne invece di una sola; allo stesso tempo è anche necessario dividere i propri dati: tutti i dati relativi ai click e alle conversion vengono ulteriormente categorizzati, il che rende molto più difficile prendere decisioni sui bid, specialmente con gli account di minori dimensioni.

Ciò nonostante per la maggior parte dei retailer è cruciale trattare i dispositivi in maniera differente, perché il mobile, i tablet e i desktop PC differiscono sensibilmente in quanto a performance, valore medio degli ordini e abitudini di acquisto. Ne è un esempio molto evidente il mobile: non solo il traffico tende a raggiungere il picco durante i weekend, ma il mobile viene usato per la ricerche, prima di convertirle offline o utilizzando un altro strumento. Questo si traduce in un numero molto alto di click che non convertono.

Un altro svantaggio di affidarsi a una campagna unica è il fatto che è (quasi) impossibile gestire modifiche a livello di prodotto. Prima di tutto, è necessario avere un gruppo di annunci per ogni prodotto, in secondo luogo diventa necessario gestire le modifiche per dispositivo per ogni gruppo di annunci senza avere una chiara visione dello storico.

Avere campagne differenti in base al supporto utilizzato, con un elevato livello di granularità, non è meno complesso (a meno che non si ricorra all’aiuto del machine learning), ma quando realizzato correttamente i risultati sono spettacolari. Questa gestione consente infatti di raggiungere la massima accuratezza nel bidding e il massimo dell’efficienza, assecondando il potenziale di conversione.

In conclusione non si tratta di una semplice risposta “sì/no”: ognuno deve valutare i pro e contro relativi al proprio ambito di attività. Un campagna suddivisa per dispositivo deve essere presa in considerazione da ogni manager di campagne PPC orientate alla performance, ma non è la soluzione perfetta per ogni shop online. Non vanno separate quelle campagne nella quali lo sforzo richiesto e la complessità sono superiori a vantaggi economici, vanno invece separate se si ha una giusta strategia e un set di strumenti adatti. Se serve un aiuto per decidere quale sia l’approccio più valido per il proprio business, o se si sta già affrontando lo sforzo di gestire manualmente campagne separate, contattateci. Noi di Smarter Ecommerce offriamo un know-how decennale in AdWords e un machine learning collaudato per ottenere il successo in Google Shopping.

Author: Karin Schallauer, Smarter Ecommerce GmbH

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BENETTON: NUOVO IMPULSO ALL’ECOMMERCE PER I MARCHI UNITED COLORS E SISLEY

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Benetton Group punta sulla strategia omnichannel e spinge sull’e-commerce e lancia il nuovo sito per lo shopping online www.benetton.com. L’e-shop si presenta completamente rinnovato per offrire ai clienti una shopping experience sempre più coinvolgente. Il nuovo sito, tradotto in 7 lingue e raggiungibile da 24 paesi, punta a incrementare le vendite sul canale digitale, con un focus particolare sugli Stati Uniti, dove il Gruppo rilancia il progetto e-commerce con l’obiettivo di consolidare la propria leadership e accrescere le quote di mercato. L’e-shop è stato rinnovato nella grafica e migliorato nelle sue funzionalità, rendendo l’esperienza di navigazione più gradevole e fruibile anche dai dispositivi mobili che oggi rappresentano lo strumento preferito di navigazione da oltre il 50% degli utenti Internet. Un’approfondita analisi sui comportamenti di acquisto e l’ascolto dei bisogni dei consumatori hanno portato alla realizzazione di un sito che si caratterizza per un un’architettura semplice e user-friendly, e un design pulito ed essenziale.

 

Grazie ad un menù completamente riorganizzato e ad un rinnovato motore di ricerca interno, il cliente può trovare in pochi click un’ampia selezione di proposte che rispondono alle sue esigenze. In linea con l’evoluzione dei modelli di acquisito, il nuovo e-shop e il potenziamento dell’e-commerce sono parte integrante della strategia di Benetton Group di puntare sempre più sull’omnicanalità per migliorare l’integrazione tra punti vendita fisici e mondo online, accompagnando il cliente ovunque nel viaggio di acquisto attraverso i canali fisico e digitale.

 

In questa direzione, con il nuovo e-shop l’azienda assume la gestione diretta del canale online, attivando nel contempo fattori abilitanti chiave quali la logistica dedicata e il nuovo customer care unico per i negozi fisici e online. Da fine aprile sarà online anche l’e-shop di Sisley completamente rinnovato. Con un design moderno e percorsi di navigazione veloci e intuitivi il cliente potrà scoprire le collezioni Sisley, vivendo una shopping experience che punta all’emozione e racconta, sezione per sezione, tutto l’universo del brand. Disponibile in 4 lingue sarà raggiungibile dai mercati Italia, Francia, Germania, UK e USA per poi estendere le geografie con un piano di rilascio progressivo.

 

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